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Il decreto-Salvini: un regalo ai padroni, un doppio regalo alla criminalità organizzata, una coltellata alle lotte di oggi e di domani. Merita una risposta di massa: il 27 ottobre a Roma!

6 ottobre 2018 – 16:52 |

Dal Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera, riceviamo e volentieri pubblichiamo
Cosa preveda il decreto-Salvini è già noto, forse, a chi leggerà queste righe. Ma lo richiamiamo in breve per mostrare a quali interessi di regime serve questo che è il primo provvedimento di peso del governo in carica, che si è presentato come un governo “anti-sistema”.
Il decreto prevede:

l’abolizione del permesso per …

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Genova come Vajont – Fatale non è la Natura, ma il Capitale

10 ottobre 2018 – 19:46 |

Nel 55° anniversario della catastrofe del Vajont, mentre è ancora aperta la ferita del Ponte Morandi di Genova, ripubblichiamo un articolo pubblicato nel 50° del Vajont, che mette a nudo le responsabilità dei grandi gruppi capitalistici – le stesse che emergono dalle indagini su Genova

Vajont – Una frana che non s’è mai fermata
(da: PagineMarxiste n° 34, novembre 2013)
Mezzo secolo rappresenta uno spazio temporale troppo breve per dimenticare tragedie come quella del Vajont. Anzi, potremmo dire che dopo decenni in cui la memoria della strage era rimasta in angusti confini, negli ultimi 15 anni almeno l’attenzione verso quella tragedia sia andata progressivamente aumentando.
Oggi sono in molti a sapere, ad esempio, che non si trattò di un cedimento strutturale della diga, come avvenuto tragicamente quattro anni prima a Malpasset-Fréjus, bensì di una frana della montagna che proiettò nello stretto vallone 25 milioni di m3 di acqua e detriti a velocità e potenza spaventose, pari a due bombe atomiche, che spazzarono via Longarone a diverse frazioni della valle del Piave. Ma, soprattutto, molti sanno che, a differenza di quanto si tentò di far credere, fu tutt’altro che una sciagura naturale inevitabile.
Il progetto di costruzione della diga venne portato avanti dalla Società Adriatica di Elettricità (SADE). Lo sbarramento ad arco poggiava su rocce calcaree resistenti e compatte mentre, al contrario, le rocce del monte Toc, sulla sponda sinistra dell’invaso, erano assai deformabili e fessurate. Una pericolosa avvisaglia, che, confermando quanto riscontrato nelle relazioni geologiche e negli studi specifici di quelle montagne avrebbe dovuto mettere in guardia i progettisti, si verificò il 22 marzo 1959, quando 3 milioni di metri cubi di rocce franarono nel vicino bacino artificiale formato dalla diga di Pontesei (dimensioni di 1/3 rispetto a quella del Vajont), sollevando un’ondata di 20 metri che travolse il custode Arcangelo Tiziani, il cui corpo non venne mai ritrovato. Dopo l’evento venne dimezzato il carico della diga, e l’ingegner Carlo Semenza, progettista tanto di Pontesei quanto del Vajont, incaricò il figlio Edoardo e l’austriaco Leopold Müller, entrambi geologi, di studiare il versante sinistro della valle del Vajont, quello appunto del monte Toc. I risultati rivelarono la presenza di una paleofrana preistorica, che poi sarebbero stati confermati dalla comparsa di una fessura a forma di M. La costruzione di uno sbarramento artificiale in un vallone alto e stretto su rocce compatte non poté che favorire la penetrazione dell’acqua nelle rocce laterali, meno solide, minando la stabilità della montagna sul lato sinistro orografico. Era il caso, dunque, di accantonare il progetto, perché un disastro, in un simile contesto, era quantomeno prevedibile; ma, con tanti dubbi e pochi scrupoli, prevalsero gli interessi economici. La SADE completò la terza prova di invaso, nonostante le chiare avvisaglie provenienti dalla montagna.
Ne La leggenda del Piave, scritto all’indomani della catastrofe («Il Programma Comunista», 1-15 novembre 1963), Bordiga ricordava che la pressione dell’acqua sui fianchi dell’invaso aumentava a dismisura in proporzione all’altezza dello sbarramento ad arco (con la parte centrale rientrante) e quello – strettissimo – del Vajont era a quell’epoca il più alto al mondo; che la toponomastica stessa riferita al monte (“Toc”, pezzo, roccia a pezzi) ed al vallone (“Vajont”, va zo, va giù), avrebbe potuto consigliare meglio geologi progettisti ed ingegneri; che il primo imputato era il bugiardo mito del “Progresso” e che nel disumano sistema del Capitale i problemi tecnici si riducono a problemi economici, ovvero ridurre i costi ed alzare i ricavi.
Nel 1997, grazie all’orazione civile dell’attore teatrale Marco Paolini, trasmessa da Rai2 con enorme successo di pubblico in occasione del 34° anniversario della strage, è stata rivalutata la figura di Tina Merlin, già staffetta partigiana e cronista dell’Unità, che intraprese dal ’59 una solitaria ed ostinata battaglia contro la SADE, dando voce ai timori dei montanari di Erto, denunciando i pericoli del progetto, riferiti in particolare al versante opposto a quello di Longarone (quello del monte Salta, in effetti poi raggiunto, così come Erto, da una delle ondate provocate dalla frana): Tina venne attaccata, querelata, denunciata, processata per aver “diffuso notizie false e tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”; finì assolta. Mentre il suo partito, quello che di comunista aveva solo il nome, che pure si era opposto al progetto, rinunciò ad uno scontro frontale limitandosi ad utilizzare gli strumenti istituzionali, lasciando di fatto il campo libero alla stampa borghese che, nonostante la strage, minimizzò parlando di fatalità ed evento naturale, arrivando a lanciare (Montanelli) accuse di sciacallaggio. Dino Buzzati scrisse sul «Corriere» che “un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui”. Giorgio Bocca scrisse che l’uomo non poteva dominare la forza della natura. Secondo il settimanale della DC «La Discussione» “quella notte nella valle del Vajont si [era] compiuto un misterioso disegno d’amore”.
Nel suo libro, Sulla pelle viva, uscito (solo) nel 1983 quando finalmente riuscì a trovare un editore disposto a pubblicarlo, Tina Merlin scrisse: Resterà un monumento a vergogna perenne della scienza e della politica. Un connubio che legava strettissimamente, vent’anni fa, quasi tutti gli accademici illustri al potere economico, in questo caso al monopolio elettrico SADE. Che a sua volta si serviva del potere politico, in questo caso tutto democristiano, per realizzare grandi imprese a scopo di pubblica utilità – si fa per dire – dalle quali ricavava o avrebbe ricavato enormi profitti. In compenso il potere politico era al sicuro sostenuto e foraggiato da coloro ai quali si prostituiva. La regola era – ed è ancora – come in tutti gli affari vantaggiosi, quella dello scambio. Il monumento si chiama Erto.
Degli 11 imputati al processo di primo grado, due vennero condannati in tutti i gradi di giudizio (Alberico Biadene, responsabile in capo della diga e Francesco Sensidoni, ingegnere capo del servizio dighe), due nel frattempo erano deceduti, uno (il capocantiere Pancini) si suicidò il giorno prima del processo di primo grado, tenutosi a L’Aquila. Nel frattempo la maggior parte dei parenti delle vittime aveva accettato i risarcimenti in base ad una sorta di tariffario dei morti: 1,5 milioni per i genitori, 800mila lire per i fratelli conviventi, 600mila lire per quelli non conviventi … sarebbero trascorsi 40 anni prima che la Montedison, subentrata alla SADE-ENEL, risarcisse le comunità colpite.
Come ha scritto, pubblicandolo in rete, il compagno Elder Rambaldi nei giorni dell’anniversario, occorre aprire gli occhi “a partire dalle modalità losche della concessione dei lavori; all’esproprio delle terre dei contadini; alla violenza sugli oppositori; alla complicità tra impresa costruttrice e stato; alla prostituzione di settori accademici; alla noncuranza della storia della valle; agli avvertimenti contemporanei alla costruzione della diga, come frane e crolli nei paesi circostanti e come la prima frana del Vajont nel 1960; all’imboscamento di studi scientifici che segnalavano elevati pericoli; al depistaggio riguardo segnali di scosse di terremoto e slittamenti della montagna; agli studi e ai lavori per provare ad aggirare un problema non più risolvibile (galleria di by-pass); ai lavori della diga pagati dai contribuenti due volte (prima attraverso finanziamenti dello stato e poi con l’indennizzo per la nazionalizzazione) … e ancor dopo la tragedia l’opera di falsificazione da parte di SADE, stato, e dei loro servi; l’elemosina verso i superstiti trattati come numeri; la speculazione di professionisti sui diritti dei superstiti; la speculazione con la “legge Vajont” (n. 357/1964) in cui venivano facilmente elargiti miliardi di lire ad imprese estranee al disastro per dare inizio allo sviluppo in quel Nord-Est ancora in ritardo. Allora, come sempre, l’opera è spacciata come necessaria. Mentre in realtà la necessità è solo per un sistema barbaro”. Ebbene sì, l’odierno cosiddetto “miracolo del Nord-Est” è figlio di quella sciagura; imprenditori senza scrupoli acquistarono sotto costo le licenze destinate ai superstiti aprendo attività anche in altre località.
Quella notte il Piave, portando a valle centinaia di cadaveri, aveva “perso il suo titolo di nobiltà”, come scrisse Bordiga. Aggiungiamo che, assieme ai cadaveri, il Piave portò a valle un “sistema” che perdura ancor oggi. Un sistema che continua a definire le catastrofi come “naturali”, i danni conseguenti come “imprevedibili”, al limite generati da “incuria”. Ma il tratto comune è quello del dolo, non della colpa. In nome del profitto. Un “progresso” fatto di fabbriche di morte, di saccheggi e devastazioni, di opere al risparmio che crollano, e che l’onda trascina via.

 Alessandro Pellegatta

 

Passati i funerali, i morti del ponte Morandi sono il pretesto per uno scontro sulle future commesse

19 settembre 2018 – 11:40 |

Come è noto nel capitalismo le grandi disgrazie aumentano il Pil e i profitti.
Dopo le guerre, i terremoti, le catastrofi naturali c’è l’affarone della ricostruzione, la corsa alle commesse e ai finanziamenti di stato. I morti entrano nelle statistiche, i profitti nelle casse di chi ricostruisce.
Nella caterva di polemiche che ha trasformato il crollo del ponte di Genova in una passerella mediatica per politici nel …

Solidarietà internazionalista alla lotta dei compagni e dei lavoratori argentini!

18 settembre 2018 – 15:47 |

Pagine Marxiste esprime la sua solidarietà internazionalista al compagno Daniel Ruiz ed al compagno Sebastian Romeo, attivisti sindacali e militanti del PSTU argentino. Il primo è detenuto, l’altro è costretto alla latitanza.
Entrambi sono “colpevoli” di essere tra i promotori dell’opposizione operaia al proprio governo borghese. Opposizione tradotta in numerose mobilitazioni e manifestazioni di piazza.
La nostra solidarietà ed il nostro appoggio vanno anche a tutti i …

LA STRAGE DEL SISTEMA

16 agosto 2018 – 20:34 |

Non è affatto banale imputare alle contraddizioni insanabili del sistema la strage di automobilisti innocenti determinata dal crollo della Torre Ovest e di due campate del ponte di Genova, avvenuto alle 11.50 del 14 agosto 2018. E lo sgombero di centinaia di abitanti dei caseggiati nei pressi del ponte.
Responsabilità individuali e della società Atlantia (controllata dalla famiglia Benetton) certamente esistono e andranno accertate e sanzionate. …

NON CI UNIAMO AL CORDOGLIO SU SERGIO MARCHIONNE

26 luglio 2018 – 19:55 |

Da giorni, da quando è rimbalzata la notizia sulle condizioni “irreversibili” di salute di Sergio Marchionne, si è scatenata sui mezzi di informazione una buriana mediatica che è possibile osservare solo a fronte di eventi “epocali”.
Non che Sergio Marchionne fosse uno qualsiasi: essere AD di un gruppo internazionale come Fiat-Chrysler mette per forza di cose il personaggio al centro dei riflettori.
Ma, a parte il fatto …

Decreto dignità: un restyling del Jobs Act e un regalino ai professionisti

8 luglio 2018 – 12:40 |

Fra le ragioni che hanno spinto molti, che prima votavano “a sinistra”, a votare M5S era la promessa di un decreto che abolisse il Jobs Act.
Due erano i punti di sostanza: obbligare a motivare le cause del lavoro a termine per limitare il suo utilizzo ai picchi stagionali e alle sostituzioni, e obbligare al reintegro per licenziamenti senza giusta causa. Niente di tutto questo è …

È un governo trumpista, piccolo, ma pericoloso. Contro cui lottare, senza se e senza ma.

29 giugno 2018 – 19:21 |

Ha ragione Bannon, lo stratega dell’elezione di Trump alla Casa Bianca: la formazione del governo Lega-Cinquestelle non è solo un fatto italiano, è anche, e forse soprattutto, un evento della politica mondiale perché preannuncia un terremoto in Europa. L’euforia per quello che considera un suo successo personale, lo ha portato a dire: “Avete dato un colpo al cuore della bestia dell’Europa” (si riferisce alla Germania) …

I poveri e i governi dei ricchi

29 giugno 2018 – 17:45 |

I dati ISTAT mostrano che nel 2017 è aumentata sia la povertà assoluta sia quella relativa.
I poveri  (+ 317 mila) sono oltre 5 milioni, l’8,4% dei residenti.
Nel Nord sono il 7%,al Sud sono il 10,4%, nel Centro sono invece diminuite (al 6,4%).
Nel 2017 le famiglie in povertà assoluta (cioè quelli che non arrivano a un reddito sufficiente per acquistare ciò che è necessario per una …

Trump il Guastatore

11 maggio 2018 – 08:15 |

Trumps Zerstörungswerk, l’opera distruttiva di Trump, titola la blasonata testata tedesca Frankfurter Allgemeine. Il disfacimento dell’accordo di liberoscambio Transpacifico, l’infanticidio di quello Transatlantico e la ricontrattazione del NAFTA, le tariffe protezionistiche su acciaio e alluminio, la richiesta di riduzione dell’attivo commerciale Cina-USA per 200 miliardi di dollari (sic!), pena 60 miliardi di tariffe doganali, e ora il ritiro dall’accordo sul nucleare iraniano e l’annuncio del …

Macerie di classe

8 maggio 2018 – 09:30 |

La notte del primo maggio, giorno dei lavoratori, un palazzo di 26 piani in pieno centro a San Paolo prende fuoco e collassa su se stesso come un castello di carte.
Ufficialmente si parla di una vittima, Ricardo, 30 anni, rientrato nel palazzo in fiamme per salvare donne e bambini intrappolati. Ricardo viveva da solo nell’edificio Wilton Paes de Almeida, lavorava in centro a S. Paolo …

Uscito Pagine Marxiste aprile 2018

2 maggio 2018 – 11:35 |

Il voto e la lotta
La distribuzione sociale del voto
Potere al popolo: una soluzione inadeguata a un’esigenza reale
La bataille du Rail in Francia
Sollevamento anti-regime in Iran. Dopo le “primavere arabe” l’infuocato inverno iraniano vede protagonista il proletariato
Islam 5. L’Iran moderno e le radici sciite
A 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre. La lunga marcia del proletariato
L’OTTOBRE CHE CONTINUA. (Discutendo delle “provocazioni” del libro di Pierre Dardot e Christian Laval: …

BUON COMPLEANNO MARX!

2 maggio 2018 – 11:17 |

Duecento anni fa, il 5 maggio 1818, nasceva a Treviri Karl Marx. Ancora oggi milioni di persone in tutto il mondo leggono le opere di Marx, ancora oggi una quantità incalcolabile di libri si soffermano sullo studio di questo o quell’altro aspetto del pensiero di Marx e proprio recentemente è uscito anche in Italia un film sui suoi anni giovanili, “Il giovane Karl Marx”. Ancor …

Un nuovo tassello della mattanza imperialista in Siria

14 aprile 2018 – 19:18 |

Ci risiamo.
Nel 2003 Gran Bretagna Francia e Usa scatenarono la guerra in Irak sulla base di supposte “armi di distruzione di massa di Saddam Hussein”, oggi gli stessi servizi segreti e gli stessi paesi bombardano in Siria in nome di un “attacco chimico” di paternità per lo meno dubbia.
Mentre Russia, Iran e Turchia si stanno accordando sull’assetto-spartizione della Siria, mentre tutti, a partire da russi …

Milano, 26 marzo: ESISTO/RESISTO quindi RISIEDO.

25 marzo 2018 – 11:40 |

Lunedì 26 marzo a Milano, presidio davanti a Palazzo Marino
ESISTO/RESISTO quindi RISIEDO.
COMITATI IN LOTTA: UNITI SI VINCE

Ogni giorno, persone vengono minacciate di essere sgomberate, ricattate, per paura versano inutilmente dei soldi all’Aler, tramite dei bollettini postali.
Loro lo chiamano “Indennità di occupazione senza titolo” (€ 891.82 bimestrali), soldi che vengono RUBATI alle persone che sperano di essere regolarizzate. Quei soldi sono il pizzo per l’occupazione.
Pizzo pagato …

Gli ultimi anni di Victor Serge (1940-1947)

19 marzo 2018 – 07:38 |

25 marzo 1941
Dopo più di un quarto di secolo di militanza rivoluzionaria in Belgio, Francia, Catalogna, Russia, Germania, Austria, caratterizzata da carcere, esilio, deportazione, Victor Serge si imbarca sul Cargo Capitaine Paul-Lemerle per raggiungere il Messico, paese che gli ha concesso il visto d’ingresso, ed entra nell’ultima fase della sua travagliata esistenza.
In questa terra messicana, che osserverà affascinato studiandola a fondo, è l’ultimo sopravvissuto, con …

Brasile – LA ‘MODERNIZZAZIONE’ DEL MERCATO DEL LAVORO A SEGUITO DELLA RIFORMA: PIU’ DISOCCUPAZIONE, PIU’ LAVORO INFORMALE E SCHIAVISTICO, PIU’ SALARI DA FAME, MENO SALARIO MINIMO.

18 marzo 2018 – 21:11 |

Una delle menzogne che hanno accompagnato la propaganda a favore della Riforma del Lavoro e di quella Previdenziale è che avrebbero creato lavoro e l’economia si sarebbe da subito risollevata.
Una ricerca IBGE del mese scorso smonta del tutto questa argomentazione, rivelando che nel 2017 in Brasile si registra un aumento della disoccupazione e del lavoro informale. Il tasso di disoccupazione risulta essere del 12,7%, record …

SCIOPERO DEGLI INSEGNANTI DELLA RETE MUNICIPALE DI SAN PAOLO

18 marzo 2018 – 20:58 |

Migliaia di insegnanti della municipalità di San Paolo sono in sciopero dall’8 marzo e manifestano in strada la propria rabbia e opposizione ai progetti del prefetto Doria (PSDB, candidato alle prossime elezioni presidenziali) che mirano a di distruggere l’educazione pubblica e i diritti previdenziali dei lavoratori della scuola, ricalcando la politica neoliberista e reazionaria del presidente Temer.
Nonostante la feroce repressione statale, la mobilitazione si fa …

Rilasciato Reza Shahabi!

17 marzo 2018 – 10:50 |

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato sulla liberazione di Reza Shahabi, sindacalista iraniano da quasi 8 anni imprigionato per la sua attività sindacale.
Il 15 gennaio scorso a Milano si era svolto un presidio per chiedere la sua liberazione e degli altri prigionieri politici oltre che in solidarietà con le lotte di tutti i lavoratori iraniani.
Celebriamo oggi il rilascio di Reza Shahabi e ci prepariamo per domani
Il Sindacato …

SCONFITTO SULLA RIFORMA DELLA PREVIDENZA, TEMER MANDA LE FORZE ARMATE NELLE FAVELAS DI RIO, MENTRE LA CLASSE LAVORATRICE OCCUPA ANCORA FABBRICHE, PIAZZE E STRADE

5 marzo 2018 – 12:59 |

Il 19 febbraio, giorno in cui Temer doveva far approvare la Riforma della Previdenza, è stato obbligato a fare il contrario: ritirare dall’ordine del giorno la votazione della Riforma e non riproporla fino alla fine dell’anno.
Il motivo ufficiale che maschera la débâcle del presidente sarebbe l’intervento federale dell’esercito in atto  a Rio de Janeiro, annunciato la settimana precedente dal governo. Secondo la Costituzione non si …

LAVORO ed EMARGINAZIONE NEL BRASILE DI OGGI

3 marzo 2018 – 08:08 |

Forza lavoro
Valor Econômico 29/9/17; Esquerda Diário 28,31/8; 15,18,25/9;2/10/17; CSPConlutas 18/8; 25/9;17/11/17
I brasiliani sono 260 milioni, 104 milioni sono impiegati e disoccupati, la seconda popolazione economicamente attiva nel mondo per dimensione. Secondo IBGE 90 milioni sono occupati, 14 milioni disoccupati. Ma queste cifre non tengono conto di chi non cerca più lavoro e considerano come occupato chi ha lavorato anche solo un’ora la settimana. Se …

Partiti e schieramenti borghesi al voto del 4 marzo

3 marzo 2018 – 07:27 |

La campagna elettorale ha visto la costituzione di tre poli ai quali viene accreditata la maggioranza dei voti: PD con il centro-sinistra, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia per il centro-destra,  e M5S, più un gran numero di formazioni minori. Questi tre poli, ognuno collegato con personaggi dell’industria, del commercio e della finanza, e sostenuto da settori dei media, si candidano a gestire il prossimo …

LA LOTTA PER LA TERRA IN BRASILE

1 marzo 2018 – 07:39 |

Ricerca di Jeferson Choma*
18/11/2016
[estratto dal sito Conlutas; n. e parentesi quadre d.t.]
Molti di coloro che parlavano di espropriazione dei latifondi e difendevano la necessità di una riforma agraria in Brasile oggi hanno abbandonato questo programma, benché il paese abbia mantenuto fino ad oggi – nonostante la propaganda sulla “modernizzazione agricola” – la stessa struttura fondiaria, responsabile della grande concentrazione di terre in mano a pochi …

FUGGIRE DAL VENEZUELA

28 febbraio 2018 – 10:30 |

Riportiamo il sunto di un art. del 26.02.2018 del sindacato brasiliano Conlutas

Una delle conseguenze della crisi venezuelana è l’emigrazione, la fuga dalla miseria e dalla disperazione di una parte della popolazione. L’esodo è iniziato nel 2014, con la crisi economica dovuta al crollo del prezzo del petrolio, ma negli ultimi anni si è approfondita.
Fino a poco tempo fa era indirizzata verso la Colombia, ma …

BRUTALE REPRESSIONE ALLA MARCIA OPERAIA IN VENEZUELA

23 febbraio 2018 – 17:05 |

A fronte della grave crisi venezuelana, lavoratori di più di 60 imprese del settore privato della zona industriale di Valência e di istituzioni pubbliche si sono uniti per realizzare una grande manifestazione. C’erano operai della Ford, Firestone, Pirelli, Barrio Adentro… per rivendicare un salario dignitoso e contro i licenziamenti.

La marcia è stata attaccata brutalmente da polizia e dalle forze di sicurezza dispiegate in quantità smisurata, …

Manifestiamo a Roma il 24

23 febbraio 2018 – 08:32 |

Nel totale silenzio dei media, tutti tesi ad amplificare ogni battuta della sceneggiata elettorale, sabato 24 febbraio il SI Cobas organizza una manifestazione a Roma “Contro sfruttamento, razzismo e repressione! Per un fronte di lotta anticapitalista!” motivando che “Le conquiste e i diritti si strappano con la lotta; in sua assenza il voto non può che portare illusioni e delusioni”.
Nella piattaforma di lotta, obiettivi economici …

Afrin sotto i cingoli turchi e il cinismo delle potenze

21 febbraio 2018 – 17:57 |

Da un mese è in corso l’offensiva turca sul cantone di Afrin, la ridotta curda che insieme agli altri due cantoni della Rojava (Kobane e Jasira) ha dato rifugio a tanti sfollati in fuga dalla morte, non importa se arabi, non importa di quale confessione.
Due isole non certo felici, non certo di un impossibile socialismo cantonale, ma due isole di convivenza tra etnie e religioni …