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Turchia - tank

Né divise né Corano, indipendenza del proletariato!

16 luglio 2016 – 20:19 |

Un nuovo pronunciamento militare ha cercato inutilmente di rovesciare il governo di Recep Tayyp Erdogan. Nel giro di poche ore, i reparti golpisti che avevano occupato diversi punti chiave a Istanbul, Ankara e Smirne si sono poi ritirati, pressati dall’azione delle forze di polizia, dei militari leali al governo, della gente scesa nelle strade per contrastare il colpo di stato; verso le 2 del mattino …

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Lo scontro fra feroci bande della borghesia turca

23 luglio 2016 – 20:32 |

Più di 260 morti e 1440 feriti bastano a dare la misura della ferocia dello scontro in atto in Turchia.

Ed è lo stesso Erdogan a definire i protagonisti della resa dei conti: lui e il suo governo, l’esercito, il movimento di Gulen. Cioè tre frazioni della borghesia turca che in vario modo si sono alleate o contrapposte negli ultimi quattordici anni di storia turca.

Non c’è nessun fronte “democratico” o “progressista” in questa lotta senza esclusione di colpi per definire chi sarà il padrone della Turchia. E se qualche nostalgico vetero stalinista si attarda a ribadire che l’esercito turco è “laico” e suggerisce quindi che è più progressista dell’islamico Erdogan, noi ribadiamo con forza: “Né con Erdogan, né coi militari” e tanto meno con Gulen, l’amico degli Usa.

Difficile stabilire con certezza la natura del tentato golpe, più semplice individuare la natura del contro-golpe del presidente: mentre elimina con estrema durezza i suoi avversari (dai militari ai seguaci di Gulen) Erdogan certamente ne approfitterà per decapitare non solo l’opposizione curda, ma anche l’opposizione dei lavoratori e degli sfruttati e le loro organizzazioni.

Le forze in campo
Erdogan è diventato premier della Turchia nel 2002 alla guida del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), versione più moderata del Refah di Necmettin Erbakan, primo ministro fra il 1996-97 e “dimissionato” dai militari. Nell’agosto 2014 Erdogan viene eletto nelle prime elezioni presidenziali dirette con il 52% dei consensi.

Erdogan ha rappresentato fin dall’inizio la piccola e grande borghesia dell’Anatolia, in parziale contrapposizione alla borghesia commercial-finanziaria di Istanbul e del blocco industrial-militare in parte controllato dall’esercito. Si è fatto vanto di avere in questi anni aumentato il tenore di vita dei turchi e sviluppato l’economia del paese. Più propenso a stringere legami con l’Unione Europea, rispetto al programma più asiatista di Erbakan, soprattutto nei primi anni di governo, Erdogan ha comunque adottato una propaganda improntata ai valori dell’Islam e della tradizione, sposandola a principi economici liberisti. Erdogan favorisce gli imprenditori della sua base elettorale con incentivi all’edilizia, ma anche all’elettronica e alla meccanica, che diventano voci importanti dell’export a fianco dei tradizionali prodotti tessili. La Turchia diventa il principale partner commerciale di Iran, Siria, Afghanistan, sviluppa una rete dio gasdotti e oleodotti che le garantiscono una forte rendita di posizione… Significativo anche lo sviluppo dell’industria bellica. Il taglio liberista porta a frequenti tensioni con i vertici militari.

L’esercito, 500 mila effettivi di cui 80 mila di carriera, in Turchia ha infatti, come in Egitto e in altre economie emergenti, un ruolo importante anche come imprenditore e amico di imprenditori, la famosa élite kemalista di Istanbul. Per anni ha gestito in prima persona le fabbriche di armi, il turismo, i trasporti urbani e gli aeroporti, giornali e televisioni. L’esercito è responsabile di tre golpe (1960, 1971 e 1980). In tutti questi golpe l’intervento militare ha stroncato proteste sociali e imposto la più netta repressione a sindacati e lavoratori. Nell’80 furono sospesi, grazie alle leggi di emergenza, tutti i diritti politici, migliaia di militanti di sinistra, sindacalisti, lavoratori, furono incarcerati (in tutto 650 mila), molti torturati (300 morti accertati sotto tortura) e giustiziati. Centinaia sparirono senza che si sapesse più nulla di loro. Nel 1997 è sempre l’esercito a costringere alle dimissioni il premier Erbakan. Nel periodo in cui Erdogan è stato al potere l’esercito come istituzione è stato lentamente indebolito; i tribunali di Erdogan hanno comminato pesanti condanne a centinaia di militari accusati a più riprese di complotti o tentati golpe ai danni del presidente. Il più famoso nel 2008, lo scandalo Ergenekon: giornalisti politici e militari sono accusati di complottare contro il governo, seguito nel 2010 dall’inchiesta giudiziaria Balyoz (2010).

Fetullah Gulen, di cui Erdogan ha chiesto l’estradizione agli Usa, ha poco a che spartire con i militari. Teologo carismatico, formatosi nell’area del lago Van in Anatolia, sostenitore della compatibilità fra islam e sviluppo della scienza e della tecnologia occidentali, ha fondato centri educativi privati in cui si coltivano le scienze e le lingue straniere (più di 300 in Turchia e numerose in altri 160 paesi per un totale di 2 milioni di studenti). Grazie a lasciti e finanziamenti si trova oggi a capo di un impero economico valutato intorno ai 20 miliardi di dollari, i cui fiori all’occhiello sono decine di testate giornalistiche e tv, ma anche holding nei settori energia, automobili, industria estrattiva, industria militare, edilizia, infrastrutture, banche. Autoesiliatosi nel 1999 in Pennsylvania, Gullen ha fondato il movimento Hizmet e nel 2002 garantisce a Erdogan il sostegno elettorale della sua rete organizzativa formata in Anatolia da magistrati, poliziotti, funzionari di stato, tutti formatisi nelle
sue scuole grazie a borse di studio, ma anche l’appoggio dei piccoli artigiani e commercianti anatolici e dei poveri cui la sua confraternita garantisce scuole e assistenza sanitaria. Questo permette a Erdogan di raddoppiare quasi i consensi. Gulen in cambio ha avuto la strada spianata in Parlamento per i suoi, ma anche affari lucrosi, vantaggi fiscali ecc.

Il sodalizio si incrina nel 2011, molti seguaci di Gulen sono stati rimossi dagli incarichi pubblici o ostacolati nella loro carriera politica e gli appalti più importanti, i contratti più remunerativi sono toccati a imprenditori vicini all’AKP. E infine Erdogan ha impedito a Gulen la scalata del gruppo editoriale Dogan. La risposta di Gulen è stata nel 2012 una indagine contro Hahan Fidan, capo del MIT (i servizi segreti turchi) accusato di massacri indiscriminati a danno di civili curdi. Nel dicembre 2013 una indagine per corruzione condotta da un giudice aderente a Hizmet, ha coinvolto politici vicinissimi a Erdogan e suo figlio Bilal. Erdogan ha risposto facendo arrestare il direttore di Cumhuriyet, Can Dundar, che aveva denunciato le collusioni del governo con l’Isis e il commissariamento e la chiusura del quotidiano Zaman, voce del Gulen pensiero. All’origine della rottura il fatto che da un lato Gulen avversa il progetto presidenziale di Erdogan che gli pare contrario alla pluralità degli interessi borghesi che si devono rappresentare, dall’altro è contrario alla politica pro Isis e di infiltrazione in Siria adottata da Erdogan e che ha rovinato settori economici turchi legati all’interscambio con la Siria. Gulen e i suoi hanno anche osteggiato l’apertura al Qatar e ai Fratelli Mussulmani. E soprattutto hanno deprecato i cattivi rapporti con l’amministrazione Usa.

Nei confronti dei lavoratori invece Gulen è favorevole come Erdogan alle maniere forti.

Il golpe
Il governo turco ha accusato del golpe un gruppo di militari (che sarebbero stati guidati da Muharrem Köse, un ex ufficiale, rimosso nel marzo 2016 dallo Stato Maggiore forse ucciso nella notte del 17); ma ha denunciato la regia di Gulen, con la complicità del governo USA. Gulen e parte della stampa internazionale (es. New York Times) accusano a loro volta Erdogan di aver orchestrato il golpe per aver l’occasione di passare a una repressione più dura. La stessa melmosa confusione regnò all’indomani del sanguinoso attentato di Ankara (dicembre 2015), di cui fu accusata l’Isis, ma che secondo molti era stato organizzato dallo stesso premier per vincere le elezioni.

Se applichiamo il detto antico “cui prodest” è evidente che sul breve periodo a giovarsene è Erdogan, ma potrebbe essere una conclusione troppo semplice.

Il contro colpo di stato
Nella sua durissima controffensiva Erdogan ha ordinato l’arresto di circa 2.839 mila militari, dai soldati semplici ai generali, ma anche il licenziamento di 2.745 fra procuratori e giudici, e l’arresto dei 140 giudici della Corte d’Appello e della Corte Suprema oltre che del vicepresidente della Corte Costituzionale Alparslan Altan.

Fra i militari sono stati silurati 29 colonnelli e 5 generali, fra cui il capo della Seconda Armata di stanza sui confini con la Siria, l’Iraq e l’Iran.

L’elevato numero di arresti ed epurazioni fa pensare che la lista di personaggi scomodi da eliminare fosse pronta da tempo e che il golpe offra il pretesto per attuare la purga.

Una prima analisi dimostrerebbe che i golpisti siano appartenuti principalmente alla Jandarma, cioè la Gendarmeria o polizia militare, un corpo separato che risponde al Ministero degli Interni. Le colpe dei militari sono “evidenti”. Ma perché i giudici?

I giudici sono accusati di essere la longa manus di Fethullah Gülen, sono rei di aver messo sotto accusa per corruzione i familiari di Erdogan (in particolare il figlio), di aver mandato assolti i 236 “complottisti” del presinto golpe del 2003 e di aver annullato le condanne del 2008 (Ergenekon) per insufficienza di prove.

E’ stato osservato che questo colpo di stato è stato particolarmente maldestro, approssimativo, un capolavoro di disorganizzazione, come se fosse stato orchestrato da incapaci, non consapevoli della complessità di uno stato moderno, oppure da militari cui è stato fatto credere che avrebbero goduto di ampi appoggi, che poi non ci sono stati. Inoltre questo colpo arriva in un certo senso annunciato. Un articolo del Wall Street Journal del 15 maggio (Turkish Military’s Influence Rises Again), faceva cenno alle voci di un colpo di stato circolate a marzo 2016 sui media turchi che individuavano in Obama il mandante di una azione per rovesciare Erdogan.

Nell’articolo l’esercito turco è presentato come l’unico correttivo, dopo le dimissioni forzate avvenute il 5 maggio 2016 di Ahmet Davutoglu da primo ministro, all’avventurismo di Erdogan. Un presidente che ha flirtato a lungo con l’Isis nella speranza di conquistarsi in Siria un’area cuscinetto sul confine sud. Fallita questa ipotesi, Erdogan avrebbe accarezzato l’idea di una spedizione militare in Siria senza un accordo con la Nato, trattenuto però dai militari, contrari a incrinare la storica alleanza della Turchia con gli Usa. Sempre i militari avrebbero suggerito la ripresa della repressione nei confronti del PKK. Il Wall Street Journal esprimeva l’opinione che il miglior alleato turco per gli Usa fosse l’esercito e il suo capo di Stato Maggiore, generale Hulusi Akar, lo stesso che, catturato dai golpisti di oggi, è stato destituito da Erdogan e sostituito con Umit Dundar.

Evidentemente Erdogan legge il Wall Street Journal, dal momento che ha deciso già nella notte del golpe di “consegnare” i 1500 militari americani presenti nella base di Incirlik, che secondo il ministro degli esteri Cavusoglu, “ i soldati di Incirlik sarebbero implicati del tentato golpe”.

L’episodio fa presagire tensioni interne alla Nato, di cui la Turchia è il secondo “pilastro” almeno come numero di militari, e tensioni con gli Usa. Se confermato indicherebbe che uno dei nodi forti dell’attuale contrasto risiede nelle scelte di politica estera di Erdogan in Medio Oriente e nel futuro dei rapporti con gli Usa e la Russia. Russia e Usa, come ai tempi della guerra fredda, sono stati l’ostacolo alle ambizioni “ottomane” di Erdogan in Siria e sono entrambi rei di aver appoggiato i curdi in funzione anti Isis..

Fonti militari Usa hanno diramato l’informazione che, nelle prime ore del golpe, Erdogan avrebbe tentato di rifugiarsi in Germania, ma il governo tedesco, conferma Der Spiegel, avrebbe rifiutato la richiesta di atterraggio del jet presidenziale.

La Turchia aveva firmato con Berlino l’accordo vergognoso sui migranti: sei miliardi di € in cambio dell’impegno di impedire ai profughi siriani di raggiungere i Balcani.

Ma da parte delle cancellerie occidentali, scrive il NYT, c’è stato un appoggio tardivo e a denti stretti “al presidente legittimo”.

La piazza
Se Erdogan ha inneggiato ai suoi sostenitori scesi nelle strade a sostenerlo, anche qui il quadro è più complesso. Come ha scritto il Guardian “la reazione dei cittadini turchi che sono scesi nelle strade ha più a che fare con il loro passato che non con la popolarità del Presidente” e “attivisti e i politicamente critici hanno velocemente dichiarato che essere uniti per resistere a un colpo militare non significa appoggio al partito di governo”. Quindi una “resistenza eterogenea”, afferma Reporters Senza Frontiere, che segue le vicende dei giornalisti arrestati per aver semplicemente espresso solidarietà ai curdi.

Erdogan ha ancora i suoi sostenitori fra chi lo considera artefice del loro benessere e di mantenere l’ordine, ma molti altri semplicemente non vogliono il ritorno dei militari.

Nizza e Baghdad

15 luglio 2016 – 17:26 |
Authorities investigate a truck after it plowed through Bastille Day revelers in the French resort city of Nice, France, Thursday, July 14, 2016. France was ravaged by its third attack in two years when a large white truck mowed through revelers gathered for Bastille Day fireworks in Nice, killing at dozens of people as it bore down on the crowd for more than a mile along the Riviera city's famed seaside promenade. (Sasha Goldsmith via AP)

Ancora decine di morti per terrorismo in terra di Francia, falciati tra la folla da un terrorismo che fa leva sull’odio razziale e nazionale e il fanatismo religioso, usati per deviare un malessere sociale in funzione degli interessi di una frazione revanchista della borghesia sunnita…
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Il sangue e la riforma educativa messicana

15 luglio 2016 – 12:16 |
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La strage di Nochixtlán del 19 giugno ha portato alla ribalta internazionale lo scontro in atto tra la Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) e il Governo centrale messicano, il cui ramo dell’Istruzione (Secretaría de Educación Pública, SEP, presieduta da Aurelio Nuño), sta tentando d’introdurre la riforma educativa. Nove i civili, tra aderenti e sostenitori della CNTE, sono rimasti uccisi nell’attacco di un …

Rapporto Chilcot: atto d’accusa contro gli imperialismi. E in Iraq il massacro continua.

8 luglio 2016 – 20:31 |
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Non avevamo bisogno di leggere il Rapporto Chilcot per sapere che Blair e i suoi consiglieri si inventarono le “armi di distruzione di massa” per scatenare la guerra all’Iraq del 2003, e non ne aveva avuto bisogno il milione e più di persone che il 25 febbraio 2003 manifestarono per le strade di Londra contro la guerra, inascoltate dal governo inglese. La verità storica emerge …

Dalla Puglia alla Calabria: la nostra lotta non si ferma!

3 luglio 2016 – 20:46 |
No tendopoli

I lavoratori immigrati possono essere una risorsa per il movimento operaio, la loro lotta e il loro coraggio un esempio anche per i lavoratori italiani. Lo dimostrano le lotte in corso nelle campagne del Sud Italia. Pubblichiamo la lettera di denuncia delle condizioni di vita e di lavoro contro le quali stanno combattendo.

Ieri 30 giugno le strade di Bari e di San Ferdinando si sono …

Stallo in Spagna

29 giugno 2016 – 10:46 |
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Le nuove elezioni del 26 giugno confermano la situazione politica di stallo creatasi con le prime elezioni politiche del 20 dicembre 2015; nessun partito ha la maggioranza assoluta di 176 seggi alla Camera, non si intravede un’ipotesi di formazione agevole del governo. Clamorosamente smentiti gli exit poll, resta la stessa graduatoria all’interno dei quattro partiti maggioritari, cioè il Partido Popular di Mariano Rajoy, il PSOE …

Il governo italiano fra astensione e nazionalismo a 5 stelle

25 giugno 2016 – 10:26 |
Urna 2

Nei ballottaggi delle ultime elezioni comunali, il PD – e in particolare il suo segretario – escono pesantemente sconfitti. Risalta la vittoria del Movimento 5 Stelle che conquista Torino e stravince a Roma, ma a questo si aggiungono le sconfitte dei candidati PD nei ballottaggi di altre città, come Carbonia (presa dai 5 Stelle), Savona, Brindisi, Benevento, Grosseto e Novara (dove ha vinto la destra).
Questi …

Giovane bracciante immigrato ucciso da un carabiniere nella terra dove comanda la mafia

11 giugno 2016 – 18:03 |
I lavoratori stagionali però non avevano alcuna intenzione di lasciare il paese per un semplicissimo motivo:la stagione volgeva ormai al termine e in molti, rimasti ormai senza soldi, attendevano il saldo del compenso per il lavoro svolto.

9 gennaio 2011

www.andreascarfo.com

Ora che è arrivato il morto i pennivendoli di regime si ricordano di Rosarno a 6 anni dalla rivolta che ha mostrato a tutto il mondo le condizioni di indicibile sofferenza e degrado in cui si trovavano i braccianti immigrati utilizzati nelle campagne della piana di Gioia Tauro.
Questa triste vicenda dimostra tante cose: prima di tutto che tutte promesse solenni del governo e delle istituzioni …

Appello per una giornata di mobilitazione a fianco dei lavoratori francesi

27 maggio 2016 – 18:35 |
manifestazione-francia

Pubblichiamo di seguito l’appello del sindacato Si.Cobas ad una mobilitazione in appoggio alle lotte che i nostri compagni di classe stanno da tre mesi conducendo in Francia contro il Jobs Act alla francese, e in generale contro gli attacchi padronali e del governo del “socialista” Hollande.
Auspichiamo che anche in Italia i lavoratori, prendendo esempio da queste coraggiose battaglie, decidano di intraprendere un cammino analogo, con …

SUL SUCCESSO DELLO SCIOPERO FERROVIARIO DEL 24-25 MAGGIO 2016

27 maggio 2016 – 18:22 |
24_25_maggio_sciopero-Ferrovie

Se volessimo adottare un linguaggio al limite del surreale per commentare lo sciopero nazionale dei ferrovieri del 24-25 maggio indetto dai sindacati di base (CUB, CAT, SGB, USB), potremmo dire che ad innescarlo sono state le … sigle confederali e concertative.
I loro comunicati, emessi dopo una serie di riunioni con l’azienda FS sul tema del rinnovo contrattuale, si limitavano a riportare senza indicazione alcuna le …

NON CEDIAMO SU NIENTE! È IL MOMENTO DI SCENDERE TUTTE E TUTTI IN LOTTA!

26 maggio 2016 – 08:54 |

Licenziamenti, disoccupazione, salari congelati, miseria, arbitrio padronale … Non ne possiamo pù! E padroni e governo vogliono peggiorare ancora  questa situazione?? Non lasciamoli fare! Ritiro della Legge “lavoro”

Riportiamo la traduzione dell’appello di Initiative Communiste Ouvrière del 25 maggio
La lotta contro la Legge sul lavoro, questa legge che mira a distruggere le garanzie collettive del mondo del lavoro, si è rinvigorita la scorsa settimana e in …

CONTRO IL JOBS ACT FRANCESE – CHI RINUNCIA A COMBATTERE HA GIÀ PERSO!

25 maggio 2016 – 20:30 |

Ormai da tre mesi protestano in tutta la Francia studenti, lavoratori salariati, disoccupati e pensionati contro il Jobs Act alla francese, il progetto di legge El Khomri.
Un crescendo di iniziative che hanno man mano allargato il fronte di lotta, nello sforzo di far convergere lotte sindacali di settore con le proteste contro la politica anti-operaia del governo. Il calendario delle lotte rimane molto nutrito e …

IL MIGRATION COMPACT FRA INCENSO E IPOCRISIA

11 maggio 2016 – 20:46 |

Al termine dell’incontro a Roma fra Renzi e Merkel sull’immigrazione, la Merkel si è recata in Vaticano per consegnare a papa Bergoglio il premio Carlo Magno. Una scelta curiosa, in vista del tema in campo, dal momento che come tutti sanno Carlo Magno cristianizzò a forza i Sassoni massacrandone i due terzi.
Merkel e Renzi nell’incontro di Roma si sono presentati come gli Europei buoni, contrari …

FRANCIA – CONTINUA LA LOTTA CONTRO LA LEGGE EL KOHMRI, IL JOBS ACT FRANCESE

5 maggio 2016 – 17:20 |

Contro la riforma del diritto del lavoro voluta dal governo “socialista” di Hollande, il progetto di legge Khomri, protestano da due mesi in tutta la Francia studenti, lavoratori salariati, disoccupati e pensionati, in un susseguirsi di manifestazioni le principali delle quali sono state il 9, 17, 31 marzo, il 5, il 9, il 14 e il 28 aprile.  E infine anche i cortei del 1° …

Contro le aggressioni e le intimidazioni a compagni e militanti SI Cobas

30 aprile 2016 – 07:32 |

Nel giro di qualche giorno sono stati aggrediti in Lombardia quattro esponenti del SI Cobas.
Il 22 aprile alla Bartolini di Landriano (PV), nel corso di una assemblea sindacale dove un energumeno delegato della CGIL, noto tirapiedi dell’azienda, ha aggredito e poi percosso un militante ed un delegato interno del SI Cobas, procurando a quest’ultimo un trauma cranico.
Nella notte tra il 24 ed il 25 aprile …

PER UN PRIMO MAGGIO PROLETARIO E INTERNAZIONALISTA

29 aprile 2016 – 16:28 |
MAY-First

Riceviamo e pubblichiamo questo appello del SI Cobas per una giornata di lotta il Primo Maggio a Milano.
Domenica Primo Maggio manifestazione SI Cobas da Piazzale Loreto, viale Padova, poi percorso verso piazza Duca d’Aosta,
Il Primo Maggio da più di un secolo è la giornata di lotta dei lavoratori di tutto il mondo per la riduzione dell’orario di lavoro, la difesa del salario e delle condizioni …

Solidarietà con la classe lavoratrice francese!

27 aprile 2016 – 19:55 |
ManifestanteFrancia

Pubblichiamo questo appello di Solidaires a promuovere, in occasione del prossimo sciopero generale in Francia (28 aprile) contro la nuova Legge del Lavoro, iniziative in solidarietà con gli scioperanti davanti alle ambasciate francesi in altri Paesi.
Cari compagni,
come saprete è in corso in Francia un ampio movimento sociale contro il progetto di Legge sul Lavoro, proposto dal ministro Myriam El Khomri, che rappresenta un attacco senza precedenti …

Per un 25 aprile di lotta di classe

25 aprile 2016 – 11:07 |
Profughi-Bormioli 2

Le celebrazioni ufficiali per il venticinque aprile di quest’anno suonano particolarmente ipocrite.
Mentre decantano la superiorità della democrazia, della libertà di parola, dello stato di diritto, le autorità dello stato italiano hanno appena siglato insieme agli altri governi europei un accordo col regime liberticida della Turchia per affidargli la repressione dei migranti. Festeggiano la fine dell’occupazione militare nazifascista, ma hanno appena deciso l’invio di nuove truppe …

Terrorismo borghese contro i proletari

22 marzo 2016 – 21:16 |
AttentatoBruxelles 2

Dopo Parigi, Bruxelles. Gli attentati dell’ISIS in Europa con le loro decine di morti sono la pallida eco dei massacri perpetrati in Medio Oriente e soprattutto in Siria dalle bande dei tagliagole sciiti, sunniti delle varie appartenenze, dagli eserciti turco, siriano, dagli aerei americani, francesi, inglesi, qatarini, arabi, russi: centinaia di migliaia di morti, e milioni di sfollati in Siria. E le decine di migliaia …

SULLE REGIONALI TEDESCHE PESA SÌ LA QUESTIONE PROFUGHI, MA SOPRATTUTTO PESANO PRECARIETÀ E INSICUREZZA SOCIALE

22 marzo 2016 – 09:15 |
Urne Germania

Le elezioni regionali tedesche del 13 marzo scorso hanno riguardato oltre 1/5 della popolazione complessiva (12,6 milioni di aventi diritto al voto, hanno interessato tre Land, due nella Germania Ovest – Baden-Württemberg, Renania-Palatinato (Rheinland-Pfalz), e uno dell’ex Germania Est – Sassonia-Anhalt (Sachen-Anhalt). Si tratta di un parziale sondaggio, utile alla borghesia tedesca per “correggere il tiro”, per elaborare cioè una linea politica di mediazione tra …

Il 18 marzo sciopero generale: contro il governo, contro la guerra

16 marzo 2016 – 12:43 |
Francia - manifestazione

Lo “sciopero generale” proclamato da CUB, SI Cobas e USI AIT per venerdì 18 marzo pone obiettivi in gran parte condivisibili (l’opposizione alla guerra, al jobs act, la difesa della libertà di sciopero e di organizzazione sindacale contro gli accordi sulle rappresentanze, il rilancio della contrattazione nazionale contro l’aziendalizzazione e individualizzazione dei rapporti di lavoro, l’aumento dei salari e la riduzione dell’orario, la libera circolazione …

FRANCIA – MASSICCIA RISPOSTA SOCIALE CONTRO LA LEGGE EL KOHMRI, IL JOBS ACT FRANCESE

11 marzo 2016 – 19:43 |
Francia - manifesto

NON È CHE UN INIZIO, CONTINUIAMO LA LOTTA

Mercoledì 9 marzo oltre 200mila studenti,[1] lavoratori salariati e disoccupati, pensionati hanno protestato in tutta la Francia con circa 230 cortei contro la riforma del diritto del lavoro, il progetto di legge Khomri, dal nome della ministro del lavoro.
Centomila i manifestanti nella sola Parigi, secondo il sindacato CGT, dove sono stati bloccati oltre 90 licei. Nelle altre città, …

Il Comunismo Operaio in Iran e Medio Oriente

26 febbraio 2016 – 11:01 |
Iran - Sciopero minatori

Sabato 5 marzo 2016, ore 17
Presso la sede del SI Cobas, via Marco Aurelio 31, Milano
Incontro su:
Il Comunismo Operaio in Iran e Medio Oriente

Iran, gennaio 2016 – Sciopero dei minatori di Bafqh

Baghdad: manifestazione contro il governo
Il movimento operaio contro l’oppressione e la guerra.
Una prospettiva rivoluzionaria e internazionalista.
Interverranno:
Azar Majedi, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Operaio d’Iran (Hekmatista), redattrice della rivista in lingua inglese del partito, “Communist”; …

Opporsi alla terza guerra di Libia!

26 febbraio 2016 – 10:51 |
Aerei ITA

L’Italia entra in guerra. Mentre gli imperialismi francese e britannico già hanno messo gli scarponi sul territorio libico, l’Italia ha concesso la base di Sigonella ai droni americani per intervenire in Libia e si prepara a partecipare a un intervento diretto con forze speciali.
Dopo mesi di false trattative di pace per la formazione di un governo unitario, dalle cancellerie europee esce la proposta di dividere …

Appello urgente di solidarietà con gli insegnanti delle scuole pubbliche palestinesi della West Bank

20 febbraio 2016 – 17:39 |
Manifestazione insegnanti

Riceviamo e pubblichiamo questo appello per i lavoratori della scuola palestinese in lotta:
Cari compagni, gli insegnanti palestinesi nelle scuole pubbliche hanno intensificato le loro proteste contro il governo, che non ha rispettato un accordo precedente con il sindacato palestinese degli insegnanti, in base al quale avrebbe dovuto aumentare gli stipendi. Ieri circa 20 mila insegnanti hanno effettuato un sit-in davanti al Consiglio dei Ministri chiedendo …

Strage degli ospedali di Aleppo: la barbarie è di tutte le potenze

18 febbraio 2016 – 19:55 |
Bombardamento

Lunedì 15 febbraio scorso un bombardamento aereo ha colpito una scuola e 5 strutture sanitarie ad Aleppo, distruggendo completamente un ospedale di Medici Senza Frontiere e facendo almeno 50 morti.
Sulla paternità della strage si intrecciano le accuse reciproche: la Turchia accusa la Russia, che da tempo sta effettuando bombardamenti nella zona, il governo di Damasco punta il dito contro gli USA che a loro volta …