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28 Luglio 2019 – 10:51 |

Salvini parla molto, troppo. Per questo rimbomba ancora più forte il suo raro silenzio. Prima sul rubligate; ora sui 150 morti annegati nel Mediterraneo, e gli altri 134 salvati dal naufragio e rispediti indietro in Libia nei campi di concentramento tra i soprusi e i bombardamenti di Haftar.
Non avrebbero speso tutti i loro averi e quelli delle famiglie per salire su barconi fatiscenti e sovraccarichi …

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Appello di Ellwangen: riportare subito Alassa Mfouapon in Germania!

Inserito da on 21 Agosto 2018 – 20:45

Pubblichiamo la traduzione dell’appello per il ritorno in Germania di Alassa Mfouapon, profugo camerunense ingiustamente espulso dalla Germania.
Chi vuole firmare l’appello può farlo all’indirizzo https://chn.ge/2Pm2HuM.

APPELLO DI ELLWANGEN

Dopo il respingimento brutale, politicamente motivato:
Alassa Mfouapon deve essere immediatamente riammesso e ottenere asilo politico in Germania!

Alassa Mfouapon è stato perseguitato per motivi religiosi in Camerun, paese devastato dalla guerra civile, è fuggito nel 2014 con la moglie e il figlio. In Libia è stato separato da loro, e lui stesso ha subito maltrattamenti in un famigerato carcere libico. Dopo un tentativo di fuga assieme ad altri è stato di nuovo catturato. E gli è stata rotta una gamba. Sua moglie è stata vittima di violenza sessuale, ed è fuggita attraverso il Mediterraneo. Il figlioletto di due anni è affogato davanti ai suoi occhi. Da allora ella è gravemente ammalata e traumatizzata.

Lui prima è fuggito in Italia, e nel 2017 è giunto in Germania, ha vissuto con altre centinaia nel centro di prima accoglienza del Land (LEA) a Ellwangen.

Ovunque durante la sua fuga, in Libia, Italia o Germania è divenuto in breve tempo una persona fidata, un portavoce, amico e organizzatore dei rifugiati – un loro leader.

Il 30 aprile 2018 la polizia del LEA vuole deportare un compagno del Togo. In solidarietà molti si sono uniti a lui per protestare pacificamente. La polizia si è così ritirata, e la deportazione è stata per il momento sospesa. Ma questa elementare solidarietà è stata screditata su tutti i media come violenza, quello sarebbe un “territorio senza legge”. Durante la notte del 3 maggio ha luogo nel LEA un dispiegamento marziale di centinaia di poliziotti con i cani – le porte vengono scassate, i profughi feriti e umiliati. Il profugo dal Togo è arrestato e poi deportato. Il primo ministro verde intende questo quando dice “far rispettare la legge e l’ordine” contro “territori senza legge”?

Alassa Mfouapon assieme a molti altri si oppone apertamente, è citato dai media. Il 9 maggio, assieme a degli amici, organizza una conferenza stampa e una manifestazione e dichiara: “Si parla molto di noi, ora tocca a noi parlare: siamo rifugiati, non criminali! Stop alle deportazioni!” Alassa è al centro dell’informazione, diventa il simbolo della protesta contro il razzismo e le leggi più severe sul diritto di asilo, parla in tutto il paese nelle manifestazioni e nei congressi.

Poi arriva il conto! Cinicamente nel giorno dedicato dall’ONU ai profughi, il 20 giugno, nelle prime ore del mattino Alassa viene prelevato come un criminale dal LEA da un massiccio dispiegamento di polizia, ammanettato e immediatamente deportato in Italia – una deportazione brutale, per motivi politici!

Non vi è autorizzazione al rimpatrio da parte del governo italiano – condizione per le deportazioni secondo Dublino III. In base alla legislazione vigente non è permesso. Per l’Agenzia di Stampa tedesca (DPA) si tratta di un respingimento tranquillo. Ma per criminalizzarlo viene accusato di resistenza. Una mera menzogna!

Intanto il governo federale, con il grande piano del ministro degli Interni Seehofer, rafforza le misure sempre più brutali contro i richiedenti asilo. Il governo italiano si sposta giorno dopo giorno più a destra, respinge i profughi salvati nel Mediterraneo, criminalizza i soccorritori in mare e si fa promotore a livello della UE di una legislazione fascistoide sui profughi.

Alassa – uno per tutti, tutti per uno! Ora lui ha bisogno della nostra solidarietà! L’appello è rivolto all’opinione pubblica democratica, ai compagni e compagne nei luoghi di lavoro, ai sindacati!

Con la mia firma io appoggio questo appello con le seguenti istanze e richieste come primo firmatario:

  • Immediata riammissione di Alassa Mfouapon in Germania!
  • Asilo per chi come lui combatte contro il razzismo e per la democrazia e la libertà!
  • Basta con i respingimenti! I profughi non sono uomini di seconda o terza categoria!
  • No alla Fortezza Europa! Solidarietà al posto del piano Seehofer!

Chi vuole firmare l’appello può farlo cliccando qui.

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