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28 Luglio 2019 – 10:51 |

Salvini parla molto, troppo. Per questo rimbomba ancora più forte il suo raro silenzio. Prima sul rubligate; ora sui 150 morti annegati nel Mediterraneo, e gli altri 134 salvati dal naufragio e rispediti indietro in Libia nei campi di concentramento tra i soprusi e i bombardamenti di Haftar.
Non avrebbero speso tutti i loro averi e quelli delle famiglie per salire su barconi fatiscenti e sovraccarichi …

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Arrestato Aldo Milani: sbatti il mostro in prima pagina

Inserito da on 27 Gennaio 2017 – 21:03

Arrestato il compagno Aldo Milani, coordinatore nazionale del SI Cobas.
Stato, governo, padroni, mafiosi, non riuscendo altrimenti a frenare le lotte dei lavoratori organizzati dal SI Cobas (in questo caso, nel distretto delle carni), cercano così di decapitare una realtà di sindacalismo di classe che fa loro paura.
Piena solidarietà al compagno arrestato ed al SI Cobas!
Mobilitiamoci per la sua immediata scarcerazione, e per respingere l’infame attacco al diritto di sciopero ed alla libertà di organizzazione!

Facciamo nostro l’invito a manifestare in solidarietà di Aldo domani alle 10 davanti al carcere di Modena (via Sant’Anna).

Qui sotto, riproduciamo il comunicato del SI Cobas:

Quando i proletari chiedono un salario dignitoso “estorcono”

Da stamattina presto, 27 gennaio, mentre i nostri legali non avevano ancora avuto la possibilità di parlare con Aldo e di vedere le carte, sui media italiani è passata la notizia che DUE esponenti nazionali del SICOBAS erano stati arrestati perché avrebbero secondo la Polizia estorto dei soldi attraverso l’esercizio degli scioperi, alla nota azienda Levoni di lavorazione delle carni, azienda che per peso politico e giro d’affari è un vero e proprio gigante del settore.

Dopo quest’opera di lurido sciacallaggio mediatico, in tarda mattinata le tessere del mosaico inquisitorio hanno iniziato a comporsi in maniera limpida.

Dai video pubblicati dalla stessa Questura di Modena in conferenza-stampa è infatti emerso che:

1) Il personaggio in questione, tal Piccinini, presentato dai media come esponente del SI Cobas, è in realtà non solo del tutto estraneo alla nostra organizzazione, ma per di più è un consulente o intermediario forse propostosi o forse chiamato da Levoni per mediare sulla dura vertenza del comparto-carni; in ogni caso un esponente del mondo padronale e non sindacale.

2) Aldo Milani risulta chiaramente estraneo al “passaggio di buste” tra Levoni e Piccinini. In sintesi, è sempre più evidente la dinamica di una vera e propria trappola pianificata accuratamente da Levoni che utilizza Piccinini, (che questo ultimo ne fosse consapevole o meno è irrilevante) per costruire una “bomba mediatica” a danno del SI Cobas!!!

Ieri pomeriggio Milani è stato prelevato dalla polizia e arrestato mentre svolgeva il mestiere che porta avanti da anni: trattare col padrone la difesa e il miglioramento delle condizioni di lavoro e salariali, e facendolo non in cenette o meeting consociativi, bensì ad un tavolo di trattativa imposto dai lavoratori con dure lotte, scioperi e picchetti. Nello specifico, l’incontro cool gruppo Levoni aveva come unico scopo quello di decidere le sorti di 52 lavoratori licenziati nel settore della macellazione e lavorazione carni di Modena all’indomani di una serie di scioperi caratterizzati da uno scontro durissimo tra gli operai e i padroni e da una pesante repressione da parte delle forze di polizia.

La finalità della montatura della polizia è evidente: distogliere l’attenzione dalle denunce (con rilevanza civile ma anche penale) mosse dal Si Cobas contro il gruppo Levoni per appalto non genuino, interposizione illegittima di manodopera, sfruttamento del lavoro, frode fiscale ecc.; distogliere l’attenzione dagli scioperi durissimi che il Si Cobas sta portando avanti da mesi nel settore delle carni; distogliere l’attenzione dalle condizioni vergognose in versa questo settore che sfrutta migliaia di lavoratori e porta profitti enormi alle aziende.

Quella effettuata da Levoni e dai padroni tutti del settore è l’unica e vera estorsione, fatta a danno dei lavoratori, attraverso il ricatto quotidiano del licenziamento e del mancato rinnovo del permesso di soggiorno, e a danno della collettività tutta, una estorsione praticata quotidianamente nel silenzio e nella complicità omertosa delle istituzioni.

Fino ad oggi non ci hanno fermato e non ci fermeranno le minacce mafiose, le aggressioni, le denunce ed i fogli di via che abbiamo ricevuto e riceviamo quotidianamente, a cominciare da Aldo Milani, contro cui sono state fatte decine di denunce e un foglio di via per la lotta dell’Ikea di Piacenza e che fino a ieri la Polizia e la Magistratura accusavano di essere un pericoloso estremista.

ALLO STESSO MODO NON CI FERMERANNO NEANCHE QUESTE SPORCHE MONTATURE POLIZIESCHE E LA MACCHINA DEL FANGO CHE PADRONI POLIZIA STANNO RIVERSANDO SU DI NOI.

NELLA NOTTE APPENA TRASCORSA SONO PARTITI IN TUTTA ITALIA DECINE E DECINE DI SCIOPERI IN SOLIDARIETA’ CON ALDO MILANI: SIAMO CONSAPEVOLI CHE L’ATTACCO PORTATO AVANTI CONTRO MILANI E’ STRUMENTALE PER ATTACCARE TUTTO IL SINDACATO E TUTTE LE LOTTE DI QUESTI ANNI.
LA MOSSA POLIZIESCA E’ MOLTO INTELLIGENTE: SPARARE NELLE GAMBE DEL NOSTRO COMPAGNO O ARRESTARLO PER GLI SCIOPERI NE AVREBBE FATTO UN MARTIRE. MOLTO PIU’ UTILE – QUESTO HANNO PENSATO PADRONI E POLIZIA – CERCARE DI SCREDITARLO UTILIZZANDO CONTRO DI LUI ACCUSE INFAMANTI.

MA PADRONI E POLIZIA NON HANNO FATTO I CONTI CON LA DETERMINAZIONE DI MIGLIAIA DI OPERAI CHE HANNO CAPITO SULLA PROPRIA PELLA DA CHE PARTE SCHIERARSI.

Fino a qualche anno fa i padroni potevano illudersi che decapitando la struttura del SI Cobas potevano fermare la rabbia e la volontà di riscatto di migliaia di lavoratori: oggi possono perdere definitivamente questa illusione perché quegli operai hanno acquisito la consapevolezza che la causa della loro condizione di oppressione non sta nel singolo padrone dispotico e corrotto, bensì nel sistema capitalistico nel suo complesso, e rappresentano la direzione reale del SI COBAS, coordinata e ramificata sui singoli territori.

Che non abbiamo nulla da temere e nulla da nascondere lo dimostra il fatto che proprio in queste ore è in corso un nuovo sciopero fuori ai magazzini Levoni: per noi nulla è cambiato e a dispetto di questa infame trappola abbiamo ancora 52 licenziati che gridano vendetta.

DOMANI ALLE 10 INVITIAMO TUTTI A PRESIDIARE IL CARCERE DI MODENA DOVE SI TERRÀ L’UDIENZA PER LA CONVALIDA DELL’ARRESTO DI ALDO.

Seguiranno altre comunicazioni non appena avremo aggiornamenti.

SEMPRE AVANTI! NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE!

Nel nostro sito troverete:
– Il video con le riprese dell’accusa
– Il video della conferenza stampa dell’avvocato del SICOBAS, Marina Prosperi (Modena, ore 13,00 del 28 gennaio)
– Il video della conferenza stampa del SICOBAS (Gino Orsini, Coordinamento Nazionale; Modena, ore 13,00 del 28 gennaio)

SI COBAS Nazionale

 

Pubblichiamo anche il comunicato del Centro d’Iniziativa Comunista Internazionalista:

Giù le mani dal compagno Aldo Milani!
La macchina del fango non fermerà la lotta dei lavoratori del SI.Cobas!
Trasformiamo questa provocazione in un boomerang su chi l’ha lanciata!

Ieri 26 gennaio, durante una trattativa sindacale, è stato arrestato Aldo Milani, il coordinatore nazionale del sindacato SI.Cobas. L’accusa è quella di aver intascato del denaro per calmierare gli scioperi del settore delle carni. Un’accusa infamante se non ridicola verso un militante che da quarant’anni, in una fase di stasi delle lotte e di arretramento continuo dei sindacati confederali, si batte per organizzare e sostenere le azioni di sciopero e di lotta dura dei facchini della logistica e di altri settori della produzione e dei servizi.

L’apparato repressivo dei padroni e dello stato non è mai stato tenero con le lotte di questi lavoratori, che da anni si battono per uscire dallo stato di lavoro schiavile su cui si ingrassano grandi ditte e piccole cooperative, e vedere riconosciuti i loro diritti. Ciò è avvenuto a prezzo di intimidazioni, scontri con la polizia, ricatti di ogni genere. Ma l’arresto di Aldo Milani rappresenta un salto di qualità, un tentativo di disperdere e affossare questo patrimonio duramente conquistato anzitutto dalla lotta dei facchini della logistica, ed è al tempo stesso un duro avvertimento a tutti i lavoratori, qualora avessero in mente di seguire il loro esempio di auto-organizzazione e di lotta.

Non prendiamo neppure in considerazione i pretesti sulla base dei quali è avvenuto l’arresto, e denunciamo i veri capi di imputazione che hanno portato ad esso:

1) avere promosso e organizzato la più coerente organizzazione sindacale presente in Italia, attiva nel settore strategico della logistica, dove operano compagnie internazionali e, al loro servizio, il mefitico sistema delle cooperative, riaffermando e praticando il diritto di sciopero e la lotta dura e determinata per i diritti dei lavoratori, nonostante i ripetuti attacchi del padronato e dello stato, e delle sue forze di polizia;

2) aver promosso l’azione sindacale basata sull’auto-organizzazione dei lavoratori dal basso anche in altri settori, come appunto quello delle carni, in anni contrassegnati dalla sfiducia nella capacità di lotta della classe operaia, contro la pratica della delega e della passivizzazione operata dai sindacati confederali;

3) aver organizzato e sostenuto le lotte di quel settore dei lavoratori che più deve essere schiacciato e privo di voce: i lavoratori immigrati, che devono restare la forza lavoro più sfruttata, frammentata e dispersa, più ricattabile e più facilmente sostituibile.

4) aver costituito un esempio, una potenziale forza di aggregazione, per tutti i settori che si battono contro la crisi e i suoi devastanti effetti economici e sociali;

5) aver coniugato la lotta sindacale con la critica più generale al sistema capitalistico e alle politiche di guerra che il governo italiano, assieme a tutti i governi occidentali, sta portando avanti in tutto il mondo, e specialmente contro quei paesi da cui provengono i lavoratori immigrati.

Questi sono i veri “reati” che gli sono imputati, e che noi rivendichiamo chiamando alla più ampia mobilitazione i compagni, gli organismi solidali e tutti i lavoratori.

Infatti l’arresto di Aldo Milani non è solo un attacco alla sua militanza quarantennale sindacale e politica, e non è nemmeno solo un attacco al SI.Cobas, e al sentimento di classe espresso dalle sue lotte. Esso è un attacco a tutti i lavoratori, ai loro diritti e alle loro condizioni di vita e di lavoro. Riguarda tutti coloro che hanno tentato di reagire con le lotte al continuo arretramento imposto dal padronato, riguarda quelli che hanno fraternizzato con gli immigrati, respingendo la deriva razzista usata per dividere e contrapporre gli uni agli altri, riguarda i metalmeccanici che hanno votato no al contratto nazionale, e anche tutti coloro che hanno respinto (sia pure solo con il voto) il tentativo di accentramento del potere e le “riforme” antioperaie proposte dal recente referendum.

Questo atto repressivo, questa provocazione riguarda tutti i lavoratori, indipendentemente dal sindacato di appartenenza, che sono chiamati a difendere e recuperare la dignità sistematicamente violata sui posti di lavoro, e a battersi contro la logica delle compatibilità e della flessibilità senza limiti che hanno trasformato la vita dei lavoratori in un vero inferno. Ad essi il messaggio padronale è chiaro: Non ti muovere! Se non possiamo fermarti col ricatto, l’intimidazione, la minaccia di licenziamento o lo scontro frontale, distruggiamo te e i tuoi organizzatori. La fabbricazione di prove false, la macchina del fango, la gogna mediatica è una pratica che i padroni conoscono bene, che usano da sempre e che funziona.

Questa volta non deve andare, non andrà così. Dipende da tutti noi.

La nostra solidarietà ad Aldo e a ciò che le lotte del SI.Cobas hanno finora rappresentato è totale. L’unica reazione possibile è la più ampia mobilitazione immediata per respingere questo ennesimo schifoso tentativo di intimidazione e di annientamento, una mobilitazione che già in tante città i lavoratori del SI-Cobas hanno iniziato. Dobbiamo scendere in lotta per difendere non solo Aldo Milani, ma noi stessi, la nostra possibilità di non vivere in eterno con la testa bassa e la coda tra le gambe.

Perciò è necessario il massimo sforzo comune per respingere questa aggressione e per sostenere ogni iniziativa che i lavoratori e gli organismi solidali metteranno in campo per liberare Aldo e per rilanciare, anche attraverso questa mobilitazione, la lotta contro il padronato e il governo.

Centro di Iniziativa Comunista internazionalista – Il Cuneo Rosso
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri – Marghera

 

Pubblichiamo il comunicato di solidarietà de Il sindacato è un’altra cosa:

Giù le mani dalle lotte dei facchini!

L’area programmatica IL SINDACATO E’ UN ALTRA COSA – Opposizione CGIL esprime la sua solidarietà al sindacato ed ai lavoratori del Si Cobas, colpiti dell’arresto del proprio segretario nazionale Aldo Milani il 26 gennaio nel corso di una trattativa sindacale, presso un’azienda del gruppo Levoni, nel contesto di un episodio dai contorni fortemente oscuri. La Procura di Modena, già in passato molto attiva nella repressione delle lotte sociali sul territorio, parla addirittura di estorsione (il garantismo in questo paese è sempre a senso unico) e Milani è stato tratto in arresto con modalità più adatte all’antimafia, che a un contesto sindacale. Talmente tante sono state le voci e le illazioni diffuse in queste ore a mezzo stampa e tanta la canea mediatica in stile “sbatti il mostro in prima pagina” da lasciare quanto meno dubbiosi. Ad ogni modo, in attesa che la vicenda specifica si chiarisca, quello che ci interessa in questo momento è tutelare il patrimonio di lotte che si sono sviluppate nel mondo (infame) della logistica italiana e di cui il Si Cobas è stato ed è indiscutibilmente uno dei protagonisti. Quelle lotte, agite da migliaia di lavoratori in tutto il paese, rappresentano un fronte di avanzamento sociale e democratico nel quale ci riconosciamo pienamente.

E’ questo ciclo di lotte, che probabilmente si è voluto colpire. E del resto la storia di questa mobilitazione è sempre stata costellata da provocazioni anti-operaie e antisindacali, attuate di volta in volta con gli strumenti più diversi: l’attacco ai picchetti, i licenziamenti collettivi, l’uso provocatorio di guardie giurate e polizia di Stato al servizio dei padroni, la criminalizzazione a mezzo stampa. E adesso le inchieste della Procura.

Se la Procura della Repubblica è in cerca di delinquenti (associati e organizzati) deve guardare “dall’altro lato” dei tavoli di trattativa, dove siedono quegli imprenditori che da 25 anni calpestano i diritti sociali e civili di migliaia di semi-schiavi, generando una giungla di precarietà, usufruendo di forme infami di dumping sociale, aggirando leggi, prassi e contratti. Questi sono gli “estorsori”, che condizionano e tengono sotto ricatto un intero settore del mercato del lavoro.

sindacatoaltracosa – opposizione cgil

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