Home » Chi Siamo

Chi Siamo

Comunisti per l’Organizzazione di Classe (Combat), è un inizio, non è certo una fine. L’inizio di un percorso che da qualche tempo vari compagni d’Italia, con storie simili e differenti, hanno intrapreso, superando i rispettivi orticelli di provenienza, portando in dote quanto di buono avevano raccolto.

Comunisti per l’Organizzazione di classe è una proposta, aperta a tutti. Ai lavoratori rapinati dalla schiavitù salariata, a chi è confinato nei soffocanti quartieri-ghetto delle nostre città, ai giovani insofferenti destinati a condizioni lavorative e di vita peggiori di quelle dei propri genitori.

E, in generale, a tutti coloro che si riconoscono nei seguenti punti:

l’internazionalismo proletario; ovvero la necessità storica, sempre più pressante, di collegare ogni lotta dei proletari di ed in ogni paese, per l’abbattimento del capitalismo mondiale e per l’ instaurazione del socialismo, a partire dalla lotta a fondo contro il nemico di casa nostra: l’imperialismo italiano e quello europeo;

-un classismo conseguente; ovvero l’attività quotidiana, dentro le lotte reali portate avanti dalla classe operaia e dai movimenti proletari (precari, disoccupati, lotta per la casa, contro le grandi opere e le devastazioni ambientali, opposizione al militarismo bellico, ecc.) al fine di far emergere il contrasto insanabile tra lavoro salariato e capitale e la necessità dell’Organizzazione politica indipendente del proletariato, frutto di una convergenza fra teoria e prassi in cui i comunisti sono parte attiva, catalizzatrice e direttiva;

-una incompatibilità politica con lo Stato borghese, i suoi partiti, il suo personale politico, le sue istituzioni ed i suoi organi repressivi: lo stato e i suoi apparati, contrariamente a chi, anche in tanta sinistra sedicente comunista, sogna un loro ruolo “super partes”, oggi come ieri si dimostra nient’altro che il principale organo di dominio e di oppressione della classe dominante nei confronti delle masse sfruttate;

-l’attività permanente di denuncia della natura antiproletaria dei governi e dei parlamenti  “democratici”, ivi comprese le loro articolazioni locali, ad ogni livello e di qualsiasi colore politico esse siano;

-l’irriducibile contrapposizione tra il nostro progetto politico e il riformismo, sia esso nelle vesti socialdemocratiche, radicaldemocratiche, movimentiste o terzomondiste: ipotesi diverse tra loro nelle forme e nei mezzi, ma unite nel seminare l’illusione che il sistema capitalistico sia il malato da curare invece che la malattia da estirpare;

-l’abbattimento del potere politico borghese come primo passo verso il socialismo, passando per il potere politico proletario. Esso, non potrà che costituirsi come sintesi tra il potere degli organismi di massa (Consigli operai) e quello delle avanguardie politiche proletarie;

-la ferma convinzione che la ripresa del movimento comunista rivoluzionario, se da un lato non può fare a meno di fondarsi sull’immenso patrimonio teorico e di lotta lasciatoci in eredità dal marxismo, dall’altro non potrà riprendere forza se non sarà capace di liberarsi dalle mistificazioni e dagli orrori prodottisi nel secolo scorso in nome del cosiddetto “socialismo reale” e dalle ideologie che esso ha generato: gli esiti disastrosi di questo modello hanno dimostrato l’inconciliabilità oggettiva tra il Comunismo, inteso come emancipazione dallo sfruttamento salariato, e le varie “vie nazionali al socialismo”;

-L’intervento in organismi proletari di massa, finalizzato allo sviluppo delle lotte di massa su posizioni conseguenti di classe; privilegiando la costituzione, ove emerga dalla dinamica reale delle lotte, di Organismi di Lotta Autoconvocati, visti come “ponte” tra l’attività propriamente rivendicativa e quella più direttamente politica;

Comunisti per l’Organizzazione di Classe (Combat), allora, pur nella necessità di sviluppare una rete di militanti rivoluzionari, che si diano un’ Organizzazione, qui ed ora, oltrepassando le proprie passate esperienze, non vuole diventare uno dei tanti gruppi e gruppetti dalla verità rivelata. L’Organizzazione, infatti, non rimane statica e fine a se stessa, ma è uno strumento per interagire con il multiforme reale dello scontro fra classi, ed ha una sua evoluzione, in rapporto dialettico con la classe e la sua combattività e coscienza.

Riteniamo, quindi, il nostro percorso un singolo tassello che vuole concorrere, insieme ad altri, a formare il Partito di classe, e, di conseguenza, siamo aperti in ogni momento, su queste basi e partendo dai paletti proposti, ad un confronto fattivo ed organizzato con altre realtà che condividono con noi la necessità storica di superare l’estrema frantumazione delle forze comuniste e rivoluzionarie, nonchè a nuove aggregazioni, non avendo totem identitari da difendere.

Il tempo delle sette è finito. E’ ora dell’unità dei Comunisti che agiscono per essere espressione e, di conseguenza, per conquistare la direzione del movimento reale!

Per la Rivoluzione proletaria! Per il Comunismo!