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18 Novembre 2019 – 12:19 |

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Cipro: occhio al conto!

Inserito da on 29 Marzo 2013 – 17:28

Si é arrivati, sembra, ad un accordo col rotto della cuffia. Per un’intera settimana il premier cipriota Nicos Anastasiades ha fatto la spola tra Nicosia e Bruxelles per vedere di trovare la “quadra” di una situazione incandescente: Erano in gioco il pericolo di bancarotta di un paese membro dell’UE e la sua possibile fuoriuscita dall’Euro. Con la conseguenza palpabile di un “effetto domino” che avrebbe trascinato con sé tutto il sistema monetario: continentale e non.
Tant’é che per la piccola Cipro (lo 0,2% del PIL dell’UE!) si é mobilitata la cosiddetta “Troika” (FMI, BCE, UE) nei suoi massimi esponenti, oltre ad Obama, alla Merkel ed altri capi di stato.
Un caso esplosivo insomma, che non é affatto concluso e che anzi sembra avere smosso altri noduli in via di putrescenza, come quello della Slovenia e della Spagna.
A dire il vero l’enorme debito pubblico dell’isola ( il 140% del PIL nazionale), la sua ipertrofia bancaria (il sistema finanziario cipriota ha attivi pari all’ 800% del PIL nazionale), la forte “esposizione” in questo paradiso fiscale dei capitali russi (ma pure britannici), ne avevano fatto oggetto di trattative con Fmi e BCE che andavano avanti da mesi. Senza dimenticare che oltre ad un problema di ipertrofia, il sistema del capitale finanziario é soggetto a periodici salassi dovuti alla sua intercorrelazione. Le banche cipriote dovevano infatti “disfarsi”, ma non sapevano come, di una grossa quantità di “titoli tossici” di provenienza greca!
Le Centrali finanziarie capitaliste “esigevano” da Cipro che il “buco” delle sue banche, stimato sui 17 miliardi di euro, venisse ripianato con un prestito di 10 miliardi, mettendo però Nicosia i restanti 7 mediante misure di pesanti “ristrutturazioni e razionalizzazioni” bancarie al suo interno.
Come avvenuto in Grecia, in Italia, in Spagna, in Portogallo ecc…non si esigeva cioé solo il “quanto”, ma pure il “come”…Proprio per “garantirsi” dalla necessità di dover nuovamente intervenire con altri prestiti di qui a poco. E tenendo presente che su una popolazione totale di poco più di un milione di abitanti dell’isola, con i settori di attività  “sbilanciati” verso i servizi (il 75,6% del PIL, e 8.000 addetti solo ai servizi finanziari, mentre l’agricoltura é al 4,3% e l’industria e costruzioni sono al 20,1%), diventa gioco forza intervenire pesantemente proprio sul sistema bancario. Nicosia, tra l’altro, in quanto “paradiso fiscale” non solo d’Europa, ma pure dei “ricconi” mediorientali e russi (detentori del 37% dei depositi bancari) faceva “melina”, non impegnandosi a fornire precise garanzie sulla restituzione del prestito.
Ecco allora l’affondo delle “istituzioni internazionali”, le quali hanno preso i classici due piccioni con una fava (anzi tre piccioni) per: 1) ridefinire i loro rapporti interni al contenzioso monetario dollaro/euro; 2) “sistemare” l’”anomala” penetrazione russa nel Mediterraneo e nell’area finanziaria europea, 3) costringere ad una “cura dimagrante” una borghesia cipriota ; la quale se la stava spassando non solo ai danni dei lavoratori indigeni ( il PIL pro-capite, 16.000 dollari, é tra i più alti del Mediterraneo ma il 16% dei proletari vive sotto il livello di povertà- dati OCSE), ma pure campando di “rendita” (eufemismo!!!) sulle “fughe” di capitali “amici”; in luoghi ameni dove le tasse sono basse (intorno al 10%) e la resa alta.
Una situazione insomma, quella cipriota, che qualcuno paragona così all’area monetaria del dollaro:
“…é come se la Florida offrisse asilo e protezione nelle sue banche agli aspiranti evasori fiscali di New York o della California.” (F. Rampini su “la Repubblica” del 25/03/’13). Ed ancora: “Non si dà licenza alle banche di Miami di prosperare sul riciclaggio, al riparo dai controlli della Federal Reserve degli Stati Uniti.”
La “Troika” ha dovuto dunque “sistemare” la vicenda Cipro, definita un “Grande Casinò”.

Ma come? “Piegando” il governo cipriota ad una linea che escludesse il ricorso ad una tassazione su tutti i depositi bancari, per concentrarsi invece sui depositi superiori ai 100.000 euro.
A parte il fatto che esiste nell’UE una clausola di salvaguardia per i correntisti detentori di importi sotto questa cifra, e che la sua violazione avrebbe “scatenato” in Europa un panico incontrollabile (di cui si sono avuti già dei sentori, e che a Cipro ha “costretto” il Parlamento a rifiutare anche il prestito europeo a quelle condizioni), l’elemento di fondo che emerge é che si é preso spunto dalla crisi cipriota per:
A) Impedire che passasse una linea di “controllo” sui movimenti di capitali dentro l’euro (inclusi i limiti di ritiro dei contanti), cosa che avrebbe intaccato uno dei principi fondamentali di ogni unione monetaria. Su questo Obama é intervenuto pesantemente  con la Merkel, appoggiandosi sul FMI. Da una linea “protezionista” ne sarebbe uscito penalizzato lo stesso dollaro;
B) Spingere per la creazione di una Unione bancaria europea, che eroghi direttamente dall’ESM, il Fondo Salva-Stati, i fondi necessari a coprire “buchi” come quello di Cipro, senza passare dal rifinanziamento dei Debiti Pubblici.
Si parla dunque di un “Asse FMI-Merkel” che avrebbe adottato per Cipro, al contrario su questo di quanto accaduto in Grecia, una “soluzione islandese”: l’onere del salvataggio delle due maggiori banche cipriote va accollato agli azionisti e ai titolari dei max depositi, sia con una forte tassa di tipo patrimoniale (come é poi successo), sia trasferendo i loro attivi in una BAD-BANK, di cui diventare azionisti.
Sarebbe l’inaugurazione europea, di fronte ad una crisi convulsiva del capitale, di un approccio che non si limiti ai “tagli” sui conti pubblici, ma che punti sui “reinvestimenti finanziari” accoppiati con energiche ristrutturazioni bancarie. Tradotto: le banche da chiudere si chiudono! Il capitale va rimesso direttamente nel “circolo produttivo” dopo cura dimagrante degli istituti finanziari a tassi più bassi d’interesse e con l’azionariato diffuso, anche in titoli pubblici.
Una linea di “finanziarizzazione della spesa pubblica” che spingerebbe ancora di più sulle privatizzazioni e sul business ad esse collegato, dopo che l’era dei “tagli” ha già demolito ciò che restava del Welfare e degli annessi…Una linea da noi molto ben interpretata da certa “sinistra” che punta sulla “riqualificazione” della spesa pubblica. Perchè su tutto ciò di cui i proletari sono stati espropriati (salario diretto, indiretto, assistenza, previdenza ecc)…”chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato”!

Mosca ha accusato il colpo.  Il prelievo deciso sui conti correnti russi ammonterebbe a 2 miliardi di euro. Vengono investiti nella bufera gruppi del calibro di Gazprom, Likoil, Abramovitch…nonché Ministri e banche russe. Il discorso di partenza dei governanti ciprioti é stato più o meno questo : “Avendo dovuto rinegoziare il debito della Grecia con una perdita secca di 4,5 miliardi  di euro, se se ne vanno anche i russi é la catastrofe…”
Fmi-Merkel non si sono fatti intenerire, entrando in conflitto non solo coi russi (cosa pericolosa anche dal punto di vista politico in una fase di tensione sulle vicine Siria ed Iran), ma pure con l’Europa del Sud, la quale ha cercato invano una “sponda” nella C.E. per frenare i “diktat” della BCE. Anzi, se fosse stato per il FMI sarebbe stata dichiarata fallita non solo la Laiki Bank, ma pure  il primo istituto finanziari cipriota, la Bank of Cyprus. Essa é stata “salvata” dal piano Ecofin solo dopo solenne impegno del governo di Nicosia di dimezzare il settore bancario del paese.
L’unica “mediazione” che la C.E. é stata in grado di assumersi consiste nel tenere vive le trattative con Putin, al quale Cipro continua a chiedere migliori condizioni per la restituzione del prestito di 2,5 miliardi di euro del 2011.
Gli Usa vedono salvaguardati i loro interessi “mediterranei” ed il loro “cuneo” dentro l’euro. La Germania ed il blocco europeo del centro-nord (ma non la Francia, in odore di imminente “declassamento”) gongolano per i ventilati arrivi di capitali dai paesi “a rischio” verso le loro banche.
Come si vede, le cose stanno in maniera un po’ più complessa dei titoli propagandistici tipo: “L’Isola del Tesoro scarica i russi”, con cui la borghesia  cerca di liquidare lo “scampato pericolo”…

Ora, con l’accordo Ecofin, arrivano i 10 miliardi di aiuti, ed i 7 dei ciprioti vengono presi da un severo “hair cut” sui 10.000 depositi bancari superiori ai 100.000 euro, con tassazioni che mediamente arrivano al 40%!
Le tasse sulle imprese aumentano di 2 punti e mezzo. Ma sono a forte rischio gli 8.000 dipendenti del sistema finanziario. Si ipotizza che nel 2013 ci sia un crollo del PIL tra il 5 ed il 10%  e  un inevitabile innalzamento del Debito. Proprio come in Grecia.
Ed altre “bombe” stanno innescandosi in questa crisi capitalistica: Bankia, il quarto gruppo finanziario spagnolo, non potrebbe restituire all’UE i 10 miliardi di aiuti da poco ricevuti.
In Slovenia, nonostante le rassicurazioni del governo, le banche sono ingolfate dai titoli “tossici” che toccherebbero il valore di 7 miliardi di euro, il 20% del PIL nazionale.
Mentre scriviamo migliaia di studenti ciprioti stanno manifestando per le vie di Nicosia chiedendo a gran voce “Via la Troika!”.
E’ un grido di battaglia che deve unire tutti i proletari d’ Europa contro ogni governo nazionale, di qualunque colore, che é complice e partecipe di FMI, BCE, UE.
La soluzione non sta però nel nazionalismo, che riprodurrebbe gli stessi meccanismi di sfruttamento e di guerra (la storia insegna), ma nella rivoluzione comunista internazionale.
Abbiamo da perdere solo le nostre catene. Ed un mondo da conquistare!

Comunisti per l’Organizzazione di Classe

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