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18 Novembre 2019 – 12:19 |

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Contro il Decreto della Sicurezza dei padroni

Inserito da on 28 Novembre 2018 – 20:21

Il Decreto Salvini sulla “Sicurezza” dà il segno del governo gialloverde: un segno reazionario, razzista, repressivo in senso antioperaio.

Emigranti: col “Decreto Sicurezza” Salvini dice di voler proteggere gli italiani dall’invasione degli immigrati: quale invasione? Secondo i dati del Ministero dell’Interno gli immigrati sbarcati nel 2016 sono stati 170.923, nel 2017 116.616, nel 2018, fino al 26 novembre 23.009. La politica di respingimento e blocco dei soccorritori di Salvini ha tuttavia contribuito a fare aumentare la percentuale dei morti in mare: già 2119 nei primi 11 mesi del 2018.

Il “Decreto Sicurezza” dice di voler combattere il fenomeno dei clandestini: in realtà il suo vero scopo è l’aumento dei clandestini. Il decreto cancella la “protezione umanitaria”, quando più della metà dei permessi di soggiorno finora dati ai richiedenti asilo sono stati concessi per “protezione umanitaria”: diminuirà inevitabilmente il numero di permessi concessi, aumenterà il numero delle domande respinte (già più della metà). Perché il Governo vuole aumentare i clandestini? Perché i padroni piccoli e meno piccoli, di cui Salvini-Di Maio difendono gli interessi, hanno preso gusto alla “pacchia” di disporre di lavoratori senza permesso, senza diritti, da prendere per fame e far lavorare in nero per 2-4 euro l’ora (e spesso rapinargli anche quelli). E Salvini glieli fornisce negando il permesso ai pochi che ancora sbarcano in Italia.

Il Decreto “Sicurezza” pone tutti gli immigrati sotto ricatto: basterà un piccolo reato al di là dell’esito del processo e per il quale un italiano non va in galera, per far perdere il permesso di soggiorno e rigettare l’immigrato nella clandestinità o deportarlo nel suo paese, anche se la sua famiglia si è radicata qui, se i suoi figli sono cresciuti qui.

Il pretesto di tutto questo è la criminalità, che viene attribuita agli immigrati. In realtà: 1) la criminalità in Italia diminuisce dal 1992, anno dopo anno – proprio mentre aumenta il numero degli immigrati; 2) il tasso di delinquenza degli immigrati regolari è inferiore a quello degli italiani. Ma negando la possibilità di lavorare regolarmente ai richiedenti asilo, Salvini li spinge al lavoro nero e a vivere di espedienti, facendone cadere una parte nella rete della criminalità organizzata (spaccio ecc.). Il Decreto Sicurezza aumenta la manovalanza per la criminalità organizzata!

Il Decreto Sicurezza abolisce gli SPRAR, unici luoghi dove i richiedenti asilo ricevevano un minimo di accoglienza e inserimento, mentre apre nuovi campi di concentramento successori dei famigerati CIE, i CPR, “centri di permanenza per il rimpatrio” istituiti da Minniti raddoppiando a 6 mesi il periodo massimo di detenzione. Ma lo scopo non è rimandare indietro la massa degli irregolari, ma di internarne una minoranza (in condizioni peggiori di quelle di un carcere) per terrorizzare la massa e renderli più docili sotto sfruttamento. In tutte queste misure Salvini va avanti sulla strada tracciata dai governi di centro-destra e di centro-sinistra, dalla Bossi-Fini alla Turco-Napolitano al “Pacchetto sicurezza” di Berlusconi del 2009.

L’altro corno del “Decreto Sicurezza” è contro i proletari che lottano.

Il Decreto rende di nuovo reato penale, punibile con il carcere, sia il blocco stradale che l’occupazione di case sfitte per necessità, anche quando lasciate in stato di degrado.

Sono assimilati a criminali i lavoratori che protestano nelle strade, come stanno facendo i lavoratori francesi, punibili con fino a 6 anni di carcere, e fino a 12 – più di certi omicidi! – per gli organizzatori. Una misura del genere era stata chiesta esplicitamente a giugno dal presidente della Confetra (l’associazione delle aziende del trasporto merci) Nereo Marcucci, contro scioperi e picchetti con i quali i lavoratori del settore, in gran parte immigrati, si sono liberati dalla schiavitù e hanno conquistato condizioni di lavoro e di salario dignitose. A riprova dello scopo antioperaio della misura, Marcucci ha ringraziato Salvini: “Con le nostre imprese ed i nostri dipendenti contiamo molto sul suo effetto dissuasivo su pochi caporioni”. L’“effetto dissuasivo” non è solo nel carcere per chi partecipa a un picchetto, ma nella revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione dall’Italia dei lavoratori immigrati condannati per picchetti.

Incarcerare ed espellere le avanguardie operaie! È questa la “sicurezza” che il Decreto di Salvini offre: la sicurezza per i padroni di poter sfruttare i lavoratori come preferiscono e che lo Stato li libererà di quelli che lottano contro lo sfruttamento!

Per queste ragioni e per molte altre (es. criminalizzazione di chi chiede l’elemosina; uso del taser esteso alla polizia locale delle città oltre i 100 mila abitanti, il Daspo urbano contro chi protesta) il Decreto Salvini è profondamente reazionario e antioperaio. I Cinquestelle hanno fatto fronte comune con la Lega votando il decreto senza neppure un emendamento: anche loro reazionari, razzisti e antioperai alla pari dei leghisti. Del resto come si sta scoprendo a seguito della denuncia di lavoratori, Di Maio viene dagli stessi ambienti borghesi che hanno accumulato ricchezza con il lavoro nero, gli stessi che il Decreto Sicurezza difende e sostiene.

Contro di esso occorre fare una campagna di informazione e denuncia, mobilitare un fronte di protesta e di lotta di lavoratori e di giovani, per la solidarietà tra lavoratori italiani-immigrati, per la parità di diritti  di questi. La libertà di sciopero va difesa esercitando ed estendendo scioperi e picchetti ovunque siano necessari a portare avanti le esigenze dei lavoratori. Occorre demolire la falsa illusione nutrita da molti lavoratori che i Cinquestelle siano diversi e vicini ai lavoratori; far crescere, attraverso l’esperienza della lotta la consapevolezza che è necessario che i lavoratori si dotino di una propria organizzazione politica, che si schieri senza compromessi dalla parte di chi è sfruttato contro il capitale, su scala italiana e internazionale.

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