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18 Novembre 2019 – 12:19 |

C’è parecchia indifferenza nella sinistra europea e italiana in particolare per le lotte in corso in Medio Oriente, Questo è particolarmente vero per il Libano (le uniche manifestazioni di solidarietà sono venute da libanesi negli Usa). Una indifferenza doppiamente colpevole perché in parte “copre” le responsabilità dell’imperialismo europeo e italiano in particolare, ma anche perché impedisce di capire una battaglia che è componente imprescindibile della …

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Contro l’accordo sulla rappresentanza sindacale

Inserito da on 13 Settembre 2015 – 08:50

Come abbiamo già scritto, l’accordo sulla rappresentanza sindacale è uno strumento per mettere ogni azione sindacale sotto la tutela di sindacati “rispettabili”, riconosciuti dallo stato, che mettano un freno alle lotte e annullino la libertà d’azione di sindacati “scomodi”.

Aderire a tale accordo come ha fatto l’USB significa accettare di sottostare ai vincoli della “compatibilità” col profitto, di indire scioperi solo nei binari stretti della legge sperando di poter spartire coi sindacati confederali i seggi delle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro. Aderire significa piegarsi alla logica della pace sociale, favorendo nuovi attacchi alla classe lavoratrice. Significa perdere la stessa ragione di esistenza come organizzazione sindacale. Significa partire dal presupposto che la forza di un sindacato sia frutto del riconoscimento che gli viene dato dalla controparte, anziché essere la sua forza a costringere la controparte a riconoscerlo, presupposto che è alla base della famigerata politica della  “concertazione”.

Per questo facciamo nostri gli appelli di diverse organizzazioni sindacali e non a non firmare tale accordo.

APPELLO ALLA LOTTA CONTRO L’ACCORDO VERGOGNA SULLA RAPPRESENTANZA

Il 10 gennaio 2014 i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Ugl hanno firmato, insieme con i rappresentanti di Confindustria, un accordo (“Testo unico sulla rappresentanza”) che azzera la democrazia sindacale nelle aziende private, estendendo – e peggiorando – il modello Fiat-Pomigliano a tutte le aziende private. Confindustria (poi anche Confcooperative, Lega Coop e Agci), Cgil, Cisl e Uil, Ugl con questo testo hanno deciso di cancellare la democrazia sindacale nei luoghi di lavoro.

Cosa prevede questo accordo?
Soltanto i sindacati che “accettino espressamente, formalmente e integralmente i contenuti del presente accordo” e i conseguenti regolamenti elettorali possono:
a) concorrere senza veti e limitazioni alle rsu/rsa;
b) partecipare (se considerati “rappresentativi” di almeno il 5% dei lavoratori di un settore) alla contrattazione collettiva e aziendale;
c) essere riconosciuti dalle aziende come sindacati rappresentativi ed aver diritto alle trattenute in busta paga.

In cambio di questo, i sindacati firmatari del Testo Unico sulla Rappresentanza devono rinunciare al diritto di indire liberamente lo sciopero e si impegnano a moderare l’ostilità contro le aziende, rinunciando di fatto alla lotta. I sindacati firmatari, infatti, non potranno più organizzare iniziative di sciopero o di contrasto contro un contratto/accordo (aziendale o nazionale) sottoscritto dal 50% + 1 delle rsu/rsa o dai sindacati maggioritari di categoria, salvo incorrere nella soppressione dei diritti sindacali e in sanzioni economiche che possono ricadere anche sui lavoratori. Addirittura, i sindacati firmatari non potranno organizzare proteste o scioperi durante le fasi di trattativa!

E’ un ulteriore attacco al diritto di sciopero nel lavoro privato, che si aggiunge alle già pesanti limitazioni nel pubblico impiego, nei trasporti, nella sanità e nei cosiddetti “servizi essenziali”, settori dove non è possibile organizzare scioperi prolungati e che oggi subiscono un ulteriore attacco da parte del governo.

Firmare questo accordo significa contribuire alla distruzione del sindacato come strumento di lotta a difesa dei lavoratori e delle lavoratrici!

Un grave attacco ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici
Il Testo Unico attacca soprattutto i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, a cui sarà negata la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti sindacali nei posti di lavoro e che, soprattutto, rischiano di dover subire in silenzio accordi al ribasso, sia sul piano salariale che dei diritti.

Si tratta di un accordo liberticida che obbliga tutti i sindacati firmatari alla concertazione, cancella la democrazia della rappresentanza e il diritto di dissenso dei lavoratori, priva lavoratori e lavoratrici dei principali strumenti a loro disposizione per respingere gli attacchi dei padroni e del governo: gli scioperi e l’azione sindacale conflittuale.

Troppi sindacati lo hanno firmato!
Purtroppo, dopo una forte iniziale mobilitazione unitaria contro il Testo Unico – che ha coinvolto numerosi sindacati, dalla Fiom ai sindacati di base – e nonostante il successo della campagna contro la firma dell’accordo vergogna, promossa dal Coordinamento No Austerity e sostenuta da varie sigle sindacali e comitati di lotta, persino alcuni sindacati conflittuali hanno deciso di firmare il testo unico.

La Fiom si sta presentando nella maggioranza delle elezioni rsu e rsa sottoscrivendo i contenuti dell’accordo, dopo che la direzione nazionale Fiom ha abbandonato la battaglia contro la firma all’interno della Cgil. Persino le direzioni nazionali di Cobas Lavoro Privato, Snater, Orsa e recentemente di Usb hanno deciso di cedere al ricatto padronale, firmando questo accordo vergognoso.

Noi pensiamo che quanti più sindacati firmano questo accordo vergognoso tanto più si indebolisce la lotta contro il Jobs Act, contro i licenziamenti, contro il razzismo e contro tutte le misure governative di austerity e privatizzazione. I dirigenti sindacali che firmano l’accordo rinunciano di fatto a lottare per respingerlo e aprono la strada a una nuova legge contro il diritto di sciopero, di rappresentanza e di libera espressione: una legge già annunciata dal governo, che, come dimostrano le sempre più frequenti dichiarazioni di ministri e parlamentari, tenterà di cancellare ogni minimale diritto di dissenso.

Rilanciamo la campagna contro l’accordo della vergogna e per la difesa del diritto di sciopero!
Contro lo sfruttamento di padroni e governo i lavoratori devono organizzarsi autonomamente attraverso rappresentanti che siano espressione delle lotte e non con finti delegati, servi dei diktat aziendali, con le mani legate e privi di concreti strumenti di opposizione sindacale.

E’ necessario e urgente rilanciare la battaglia contro l’accordo della vergogna sulla rappresentanza, parallelamente alla campagna contro la repressione delle lotte e del dissenso. Difendere il sindacalismo conflittuale e il diritto di sciopero è un primo fondamentale passo per una mobilitazione unitaria e coordinata contro le politiche di austerity imposte dal governo (tra cui il Jobs Act) e contro la privatizzazione di Sanità, Trasporti, Scuola (la cosiddetta “Buona scuola”), che speculano sul costo del lavoro e dismettono i servizi pubblici essenziali.

Mobilitiamoci a difesa dei diritti democratici e delle lotte antifasciste e solidali, contro il razzismo e contro il maschilismo!

Il nostro appello: firmalo anche tu!

I sottoscrittori di questo appello:
1) Chiedono a tutti i lavoratori e alle organizzazioni sindacali di lotta di mobilitarsi per la democrazia della rappresentanza e per il diritto di sciopero, combattendo l’accordo vergogna sulla rappresentanza e tutte le misure antisciopero.
2) Chiedono ai gruppi dirigenti nazionali di Fiom, Cobas Lavoro Privato, Usb, Snater, Orsa, di ritirare la firma al Testo unico sulla rappresentanza in qualsiasi istanza (nazionale, di categoria, aziendale) e agli attivisti sindacali delle organizzazioni sindacali firmatarie di non riconoscere nelle singole realtà aziendali la legittimità di elezioni rsu/rsa conformi all’accordo vergogna.
3) Sostengono e diffondono unitariamente tutte le iniziative, anche interne alle organizzazioni sindacali, contro l’accordo della vergogna, dando la disponibilità a costruire momenti di informazione per i lavoratori nei luoghi di lavoro e nei territori.
4) Rilanciano la battaglia contro il Jobs Act e contro tutte le politiche di austerity, razziste e autoritarie del governo Renzi!

Prime adesioni collettive all’appello:

No Austerity – Coordinamento delle Lotte
Confederazione sindacale USI
Si.Cobas nazionale
Cub Toscana
Cub Piemonte
Operai Cub Pirelli (Bollate)
Alp-Cub (Associazione Lavoratori Pinerolesi aderente alla Cub)
Flmuniti-Cub Ferrari
Cub Sur Modena
Coordinamento provinciale Flmu-Cub Frosinone
Cub Sanità Salerno dell’AOU Ruggi d’Aragona
Flmuniti Cub Parma
Allca-Cub Bolzano
Cub Caltanissetta
Cub Sanità Cremona
Rsu Cub Istituti Ospedalieri di Cremona
Attivisti Cub Vicenza
Slai Cobas Tpl Toscana
Slai Cobas – Coordinamento provinciale di Chieti
Slai Cobas – Coordinamento provinciale Termoli-Campobasso
Rsa Fiom Ferrari
Rsu Fiom OM Carrelli Bari
Il sindacato è un’altra cosa Opposizione Cgil (Cremona)
Rsa Fisac-Cgil Equitalia Nord – Cremona
Rsu Fiom La protec di S.Giovanni in croce
Operai Fiat Irisbus Resistenza Operaia
Si.Cobas Esselunga di Pioltello
Lavoratori delle cooperative in lotta
Usb P.I. Vimodrone
Coordinamento Pugliese Lavoratori in Lotta
Precari della scuola in lotta
Coordinamento Migranti di Verona
Operaie Jabil-Nokia di Cassina de’ Pecchi
Rete di sostegno attivo Jabil-Nokia-Siemens
Associazione Mariano Ferreyra
Donne in Lotta di No Austerity
Associazione Terra Nuestra (Donne Immigrate)
RSU personale di bordo Firenze, Trenitalia
CUB Rail
COMITATO NO – Lavoratori Bridgestone in Lotta Bari
Coordinamento nazionale di Fao Cobas (Federazione autisti operai)
Comitato di segreteria nazionale Slaiprolcobas
Coordinamento lavoratori in lotta cantieri di servizio e miniservizio Comune di Caltanissetta

IL SI.COBAS NON FIRMA L’ACCORDO SULLA RAPPRESENTANZA SINDACALE

Il testo unico sulla rappresentanza, giunto a compimento nel gennaio 2014, con il pieno appoggio delle segreterie confederali di CGIL-CISL-UIL, rappresenta un ulteriore passaggio politico del fronte capitalista che mira ad arginare gli spazi di espressione della classe lavoratrice sul terreno sindacale e politico all’interno dei luoghi di lavoro

L’accordo sancisce infatti un monopolio pressoché assoluto dei sindacati maggiormente rappresentativi sia rispetto al “diritto di contrattazione”, sia rispetto alla “conformazione di rappresentanze sindacali” interne ai luoghi di lavoro e soprattutto impedisce a chi lo accetta di portare avanti iniziative se non si ha la maggioranza dei lavoratori pena l’essere messi fuori gioco con conseguenze anche dal punto di vista disciplinare e pecunario.

A fronte di una crisi economica che si approfondisce sempre di più , la Confindustria, con l’inerposta persona dei sindacati confederali,riesce così a imporre, da un punto di vista legale e borghese, un maggior controllo del movimento operaio e della sua capacità di contrapporsi ai piani di austerità richiesti dai capitalisti su scala internazionale, per salvaguardare cosi’ le residue possibilità di rilanciare l’accumulazione capitalista assicurarandosi il “silenzio” dei proletari attraverso un controllo stretto delle loro forme indipendenti di espressione sindacale e politica.

La costruzione del SI.Cobas e la questione dei delegati operai:
Il Si.Cobas nasce come rottura nei confronti dell’atteggiamento e posizioni opportuniste che erano maturate nello SLAI Cobas e sulla spinta dei settori più sfruttati della classe operaia ( settore della logistica) per cercare un’alternativa allo sfruttamento incondizionato a cui sono stati sottoposti, in particolare attraverso un regime di neo-caporalato rappresentato dalle (finte) cooperative.

L’azione sindacale condotta negli ultimi 5 anni non ha avuto bisogno del riconoscimento formale del nemico di classe per esrimersi ed essere riconosciuta ma, piuttosto, ha imposto con la lotta condizioni migliori economiche e normative a partire dal rispetto del CCNL di categoria, (al di là della sua sostanziale inadeguatezza economica rispetto al fabbisogno medio operaio) fino ad imporre ai maggior committenti della logistica un accordo che ha stravolto le posizioni espresse da CGIL, CISL e UIL negli accordi del settore. Definendo, in tal modo, degli elementi che sono un baluardo di difesa economica collettiva, e di organizzazione di massa.
Un’azione diretta e indipendente della classe lavoratrice, che non è passata in alcun modo, attraverso il ricatto del riconoscimento formale dei padroni e che, in alternativa, ha imposto il ruolo dei delegati a livello aziendale come necessari e insostituibili punti di riferimento in quanto elementi più decisi e riconosciuti dagli operai per attuare contrattazione aziendale e nazionale.

In altre parole, la nostra esperienza diretta non ha mai fatto perno sulla costituzione delle cosiddette RSU (di per sé affermatesi attraverso un meccanismo elettorale mutuato dalle logiche degli accordi confederali espressione delle politiche borghesi) per puntare, in alternativa, a designare delegati rappresentativi della lotta concreta, possibilmente andando oltre il livello aziendale, facendo riferimento ad una dimensione più complessiva e generale della lotta di classe

Nonostante questo nostro DNA, non abbiamo mai rifiutato di misurarci sul terreno della rappresentanza (qualora questa permetteva, tra mille ostacoli, ad esprimere un’attivita’ piu’ larga tra i lavoratori) così come si è venuto a determinare, anche da un punto di vista normativo e giuridico. Ma l’accordo sul TU ha eliminato qualsiasi spazio di agibilità sindacale, chi accetta la blindatura imposta da padroni, governo e sindacati confederali ha meno spazio di chi non aderisce per indire scioperi e rappresentare altro che la cogestione con gli interessi borghesi. Lo dimostrano gli ultimi scioperi indetti all’ATM di Milano dalla CUB e da noi stessi. Con il TU non si tratta solo di avere un progressivo adattamento delle logiche sindacali (confederali) ai piani di assoggettamento messi in atto dalla controparte , ma di una rinuncia ad aprire nei fatti un’azione dei lavoratori contro le politiche aziendali e nazionali dei padroni e dei loro governi.

Conclusioni
L’agibilità sindacale utile agli operai, in una prospettiva di trasformazione dei rapporti di forza tra le classi, non passa quindi dal riconoscimento che viene fatto dalla controparte ma è frutto di una propria iniziativa indipendente. L’agibilità sindacale non è determinata dai permessi che vengono riconosciuti ai militanti sindacali, a maggior ragione se questi sono strettamente collegati al ricatto di “non disturbare il manovratore”. Pertanto l’adesione al testo sulla rappresentanza, non farebbe altro che eliminare spazi reali di agibilità a chi intende opporsi radicalmente alle politiche padronali e alle istituzioni borghesi, finendo per accettare, al contrario, di essere blindato e, ancor di più, di farsi veicolo di una cultura politica di sottomissione alle forze borghesi.

Laddove si esprimerà una forza operaia, rappresentata da settori operai(eventualmente aderenti anche ai Confederali) istintivamente contrari ad una rappresentanza formale senza potere di agire autonomamente, ci batteremo come SI Cobas per imporre l’elezione di Rsu senza accettare la mutilazione del loro agire autonomo (in una prospettiva che superi una rappresentanza di comodo per i padroni per sancire, al contrario, che il consiglio operaio é un’ espressione autentica della volontà di lotta in una prospettiva anticapitalistica).

CHI AL CONTRARIO, HA SOTTOSCRITTO IL TESTO UNICO SULLA RAPPRESENTANZA DI FATTO PERSEGUE UNA POLITICA OPPORTUNISTA CHE MIRA AD UNA RAPPRESENTANZA FORMALE CHE HA COME UNICO SCOPO QUELLO DI PRESERVARE IL PROPRIO ORTICELLO E VIVACCHIARE CON QUALCHE BRICIOLA CADUTA DAL PIATTO DI CGIL-CISL-UIL-UGL.

IL FATTO CHE TALE ADESIONE VENGA PRESENTATA COME UNA SCELTA OBBLIGATA NON FA ALTRO CHE DIMOSTRARE COME DIETRO LA RETORICA ROBOANTE E BARRICADERA DI ALCUNE SIGLE “DI BASE” SI CELA UNA POLITICA RIFORMISTA E IN REALTA’ UNA SFIDUCIA TOTALE NELLA CAPACITA’ DEI LAVORATORI DI FAR SALTARE LE REGOLE DEL GIOCO DEI PADRONI CON LA LOTTA E L’AUTORGANIZZAZIONE.
PER NOI IL COMPITO PRINCIPALE DI UN SINDACATO DI BASE È E RESTA QUELLO DI LAVORARE AFFINCHÉ I LAVORATORI ALLARGHINO LA LORO INIZIATIVA A SOSTEGNO DI UNA POLITICA DI CLASSE, NON CERTO QUELLO DI GUADAGNARE QUALCHE PERMESSO SINDACALE, COMANDO O ADDIRITTURA ESSERE RICONOSCIUTO NEL CNEL.

CUB ROMA 14 luglio al VILLAGGIO GLOBALE dibattito su “DEMOCRAZIA E LIBERTA’ NEI LUOGHI DI LAVORO”

L’accordo sulla rappresentanza siglato il 10.1.2014 e le ulteriori limitazioni al diritto di sciopero puntano a cancellare la democrazia nei luoghi di lavoro. E’ necessario costruire e rilanciare l’opposizione nei luoghi di lavoro!

APPELLO A TUTTE LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI, A TUTTE LE FORZE SOCIALI E SINDACALI CHE NON SI RASSEGNANO ALLO SCIPPO DEL DIRITTO DI SCIOPERO E DI UNA AZIONE SINDACALE ASSERVITA AL GRADIMENTO/VOLONTÀ DELLE AZIENDE

Negli ultimi anni le politiche economiche europee e le scelte dei governi che si sono succeduti hanno colpito sistematicamente il mondo del lavoro, rendendo sempre più precari i lavoratori, devastando i salari e i diritti di lavoratrici e lavoratori. Con il Testo Unico sulla rappresentanza del 1.1.2014 ma di recente attuazione e l’attacco al diritto di sciopero, si tenta di chiudere il cerchio per escludere dai luoghi di lavoro ogni forma di dissenso e democrazia. ogni possibilità di libera organizzazione.

In particolare, con il Testo Unico, siglato il 10 gennaio 2014 da CGIL-CISL-UIL e Confindustria, estremo tentativo corporativo di associazioni in crisi che cercano di confermare il proprio ruolo e funzione, l’intervento sindacale nei posti di lavoro è reso oltremodo subalterno al grado di asservimento nei confronti delle politiche economiche dei datori di lavoro; con un assurda imposizione del peggior centralismo burocratico, che desterebbe scandalo in qualsiasi altro settore della società civile, viene inibita ogni possibile pratica di dissenso organizzato.
Secondo i disegni padronali e delle sigle sindacali che hanno avallato tale progetto antidemocratico, le forze organizzate che dissentono dalle politiche economiche e sociali dominanti, debbono adeguarsi e sottoscrivere il Testo Unico, per garantirsi la sopravvivenza, rassegnandosi alla marginalità e all’impotenza. Dal Testo Unico, che impone il divieto di sciopero alle minoranze delle RSU, prende forza anche la volontà di inibire ulteriormente ogni possibilità di esercitare il diritto costituzionale dello sciopero.

Contro l’esercizio del diritto di sciopero si susseguono una moltitudine di proposte : dalla previsione nei contratti nazionali di limitarne l’esercizio ai soli sottoscrittori degli stessi, al referendum preventivo alla stessa proclamazione, fino alla “pesatura” dell’organizzazione sindacale che vuole proclamare l’astensione dal lavoro.

In questo contesto è necessario ed irrinunciabile porsi alcune domande:
è possibile cercare soluzioni alternative o bisogna rassegnarsi e adeguarsi supinamente a svolgere l’attività sindacale che “serve” ai padroni?
Ci può essere futuro democratico per un Paese che concede l’azione sindacale solo se subalterna ai poteri finanziari e padronali ?
La CUB non ha sottoscritto l’adesione al Testo Unico e si batte
contro i divieti all’esercizio libero del diritto di sciopero.
La Cub ritiene indispensabile cercare soluzioni che restituiscano dignità e ruolo alle lavoratrici e ai lavoratori, nel libero e democratico esercizio dell’attività sindacale.

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