Editoriali »

15 Gennaio 2020 – 09:05 |

Traduciamo e pubblichiamo un nuovo articolo dell’Alliance of Middle Eastern and North African Socialists (Alleanza dei socialisti del Medio Oriente e del Nord Africa) sull’ultima ondata di proteste di massa in Iran.
———————-
Le eloquenti dichiarazioni e gli slogan espressi dall’ultima ondata di proteste di massa in Iran sembrano segnalare che la rivolta è entrata in una nuova fase. Gli sforzi del regime per far deragliare le …

Leggi l'articolo completo »
Comunicati
Internazionale
Comunismo
Documenti
Lotte
Home » Comunicati, Documenti, Internazionale, Lotte

Dall’Iran al Nord Africa, sciiti o sunniti, i lavoratori proseguono nelle lotte

Inserito da on 26 Dicembre 2014 – 12:00

Questo è il terzo di tre articoli sulle lotte di classe in nordafrica; il primo è stato pubblicato il 17/12/2014, il secondo il 21/12/2014.

L’esempio dell’Iraq e dell’Egitto ci dimostra che lo scontro di classe prosegue anche in condizioni politiche difficilissime. Questo vale per altri paesi mussulmani.

Iran
Nonostante il serio rischio per la propria sicurezza personale, il 16 novembre 2014 oltre un migliaio di lavoratori edili hanno protestato dinanzi al parlamento contro i progetti del governo di eliminare la previdenza sociale per 400mila salariati del settore e di eliminarla del tutto per i nuovi assunti. Questa misura servirà ad accrescere i profitti dei costruttori. Si sono uniti alla protesta un centinaio di salariati del complesso Petrolchimico di Ilam, licenziati e non riammessi al lavoro nonostante una sentenza a favore dell’Ufficio del Lavoro. Essi chiedono inoltre il pagamento dei salari arretrati.
I sindacati indipendenti iraniani, pur non essendo legalmente riconosciuti, continuano la loro battaglia per i diritti dei lavoratori. Un attivista del sindacato UNMI (metalmeccanici) denuncia: “la catastrofica situazione economica dell’Iran e la politica del governo hanno cancellato la legislazione che tutela i diritti dei lavoratori. … Milioni di lavoratori protestano contro il padronato per il mancato pagamento del salario, licenziamenti e altre violazioni dei diritti”.

Continuiamo con alcune informazioni sui lavoratori del Nord Africa che ha vissuto la “primavera araba”, un sommovimento che ha dimostrato come sia possibile ribellarsi a dittature politiche, economiche e sociali consolidate da decenni.
Delle lotte operaie in Marocco abbiamo già parlato su questo sito (cfr. “Marocco: la classe lavoratrice scende in campo”). Ci limitiamo perciò a riportare la recente battaglia condotta dai lavoratori portuali di Tangeri, il cui porto cargo è un progetto di sviluppo di punta, che ha attratto notevoli investimenti internazionali. A settembre 2014, dopo due anni di dure lotte, i portuali hanno conquistato un contratto collettivo di lavoro con l’operatore di terminal APM, una rete internazionale con 20 300 dipendenti in 67 paesi. Il contratto è stato siglato dal sindacato Union des Syndicats des Transports (UST), affiliato a UMT, e prevede miglioramenti nelle condizioni di lavoro e il pagamento dei permessi per i rappresentanti sindacali. Nel 2012 il segretario generale di UST e quello del sindacato dei marittimi furono incarcerati e rilasciati a seguito di una campagna di solidarietà internazionale lanciata a loro favore.

Algeria presidio

Algeria. Il potere d’acquisto e il tenore di vita della popolazione algerina, compresi gli strati medi, sono peggiorati talmente che non si esclude una esplosione sociale di intensità simile a quella del 1988 (nota 1).

Nonostante le vaste risorse di idrocarburi che rappresentano oltre il 40% del PIL algerino, persiste un alto tasso di povertà e una disoccupazione giovanile che raggiunge il 50% nel Sud del paese, ora in ebollizione. Il ministro della Gioventù, che aveva in precedenza cercato di blandire i giovani algerini con una Agenzia Nazionale di (supposto) Sostegno all’Occupazione dei Giovani, ora chiede loro di “consolidare la stabilità e l’unità nazionali e di impegnarsi per democrazia e la crescita economica”. Il governo algerino sa che i giovani sono sempre stati i principali artefici dei cambiamenti del paese, e con essi usa alternativamente bastone e carota. Sul suo sito il partito algerino UDM informa come si stiano moltiplicando e radicalizzando le contestazioni sociali in tutto il paese. Tutte le categorie di lavoratori rivendicano l’aumento del salario e il miglioramento delle condizioni di vita in veloce deterioramento. La popolazione algerina è in forte crescita, si prevede che a inizio 2015 raggiungerà i 40 milioni. Con essa aumenterà il numero dei giovani che entra nel mercato del lavoro, 5-600mila in più all’anno, senza prospettive di occupazione, né nel settore pubblico né nel privato, privato che d’altra parte vive essenzialmente di contratti con lo Stato.

Nonostante le assicurazioni del ministero algerino delle Finanze sul mantenimento di sovvenzioni e aiuti per gli strati più poveri della popolazione, la caduta del prezzo internazionale del petrolio, al livello più basso da cinque anni, non potrà non influire negativamente sugli equilibri finanziari del paese, già in difficoltà per il calo delle esportazioni di idrocarburi nel primo semestre 2014. Per il solo terzo trimestre 2014 si calcolano mancate entrate per circa 5 miliardi di $.

Così, la finanziaria per il 2015 prevede la riduzione della spesa sociale, poco inferiore ad 1/3 del totale (nota 2), e pari a 86,44 MD di $, aumentata dal regime di Bouteflika per contenere le pressioni della piazza nei giorni della Primavera araba. Rientrano nei trasferimenti sociali maternità, previdenza sanitaria, invalidità, pensioni, previdenza infortuni e malattie, assegni famigliari, disoccupazione, sussidi per l’abitazione, ma anche sussidi statali per i prezzi di generi alimentari base (olio, zucchero, cereali, latte, etc.), acqua e energia. Si può dunque capire quale impatto avrà la riduzione di queste erogazioni sul tenore di vita degli strati popolari più svantaggiati.

Nel corso del 2014 sono segnalati diversi movimenti di scioperi di lavoratori dipendenti, dalle Poste, all’Educazione Nazionale, Giornali, Ferrovie, Sanità, Metro di Algeri, personale viaggiante della compagnia aerea Air Algérie, servizi economici, servizi petroliferi; siderurgia, tessile e abbigliamento, agro-alimentare. Le proteste di giovani lavoratori disoccupati sono divenute settimanali e finiscono spesso in scontri con a polizia.

Puntualmente il governo algerino reagisce alla mobilitazione con la repressione, con la sospensione o il licenziamento degli attivisti di una serie di sindacati autonomi – SNAPAP, Amministrazione; SNAP, Poste; ma anche SNATEG, gas, elettricità, sindacato registrato. Questi sindacati sono rappresentativi e soprattutto combattivi nei settori Funzione Pubblica, Educazione Nazionale e Sanità, ma non vengono riconosciuti dal governo. Unico partner sociale riconosciuto dal governo è l’UGTA. Come ci informa LADDH, la Lega Algerina per la Difesa dei Diritti dell’Uomo. Inoltre è stato presentato un progetto di legge mirante a restringere drasticamente i diritti dei lavoratori.

Particolarmente duro è stato lo sciopero degli insegnanti lanciato da una serie di organizzazioni sindacali ad inizio anno, più volte ripreso e tuttora in corso, con una durata complessiva di diverse settimane, nonostante le ritorsioni minacciate da governo e magistratura. Tra le loro principali richieste la revisione dello statuto del settore, il pensionamento con 25 anni di anzianità, aumenti salariali sotto varia forma perché siano garantiti “salari decenti”, e l’assegnazione di alloggi. (sindacati insegnanti Snapest e Unpef).

Determinato anche lo sciopero dei ferrovieri per il pagamento di 36 mesi di salario arretrati riguardanti 12 000 addetti; a fine marzo lo sciopero ha visto una massiccia adesione dei lavoratori, quasi il 100% nelle regioni di Constantine e Oran, il 60% a Annaba. Il conflitto è stato gestito direttamente dai lavoratori e da vecchi sindacalisti, dato che la federazione sindacale era disciolta per fine mandato. I ferrovieri, macchinisti e il personale viaggiante hanno di nuovo scioperato a novembre, chiedendo la revisione dei vecchi sistemi di sicurezza risalenti agli anni 1980, sollevando anche la questione dei procedimenti giudiziari a carico dei macchinisti per gli incidenti sui binari.

Il 24 novembre sciopero generale della Sanità, (sindacato SNPSP), con una adesione media del 75% in tutto il paese. Le rivendicazioni sono ancora quelle avanzate nel 2010, revisione dello statuto specifico, del regime di indennità, premio di produttività, adeguamento dei titoli di farmacisti e chirurghi ai nuovi diplomi di dottorato, etc. Se non verranno soddisfatte le richieste i rappresentanti sindacali avevano anticipato un altro sciopero di tre giorni l’8, 9 e 10 dicembre. Il 6 dicembre lo sciopero della Sanità è stato dichiarato illegale dal tribunale amministrativo di Algeri.

Un migliaio di salariati di Schlumberger Algeria, gruppo internazionale di servizi per il petrolifero, sono scesi in sciopero a metà maggio. Tra le loro richieste: miglioramento delle condizioni di lavoro, attuazione dell’impegno al reciproco rispetto tra dirigenti e dipendenti, aumento dell’indennità di nocività, creazione di una commissione di partecipazione dei lavoratori, indennità forfetaria di servizio permanente, indennità di cantiere. La direzione ha reagito minacciando di sostituirli con lavoratori indiani. Loro hanno replicato continuando la lotta per un’altra settimana.

In sciopero i salariati di ArcelorMittal Algeria (AMA) (nota 3), del laminatoio e del porto, chiedono la destituzione del direttore, e aumenti salariali. La direzione generale di AMA si è rivolta al tribunale locale, che ha ordinato ai dipendenti in sciopero di tornare al lavoro. Sette lavoratori sono stati sospesi per aver istigato i compagni allo sciopero.

Decine di lavoratrici della Camiceria del Centro di Larbaâ Nath Irathen (Tizi Ouzou), Impresa Pubblica Economia (EPE) hanno scioperato per oltre tre settimane dal 21 luglio, appoggiate dai compagni di lavoro. Chiedono la cessazione di una serie di misure punitive arbitrarie, ritenute sul salario, sospensioni dal lavoro anche fino a due mesi, rescissione del contratto, abusi di autorità, etc.; rivendicano inoltre la remunerazione delle giornate di lavoro nei fine settimana dal 2003 al 2009. Parenti e compaesani delle lavoratrici si sono recati presso la fabbrica a loro sostegno.

Il giornale El Watan titolava (21.02.2014): “Perché la Tripartita (vertice tra Governo, sindacato e padronato) non acquieterà la collera sociale”. Perché dal vertice sono esclusi i principali protagonisti sociali, i lavoratori, come pure i sindacati autonomi, come Snapap (Funzione pubblica), Cnapest e l’Unpef (Educazione).

Infatti come alcuni comitati del sindacato UGTA, governativo, non sono più in grado di contenere lo scontento. Ad esempio i portuali di Algeri hanno scioperato per 5 giorni, scavalcando il sindacato ufficiale. Lo sciopero è l’unica arma a disposizione dei lavoratori, perché con lo Stato non è possibile negoziare, afferma il rappresentante di un sindacato autonomo della scuola. I migliori risultati sono stati quelli conseguiti con la mobilitazione, organizzata al di fuori della “Tripartita”.

L’attenzione dell’opinione pubblica occidentale si concentra sull’aspetto dello scontro in atto, in Medio Oriente e Nord Africa, tra potenze globali o regionali, sulle strategie, le alleanze, le manovre utilizzate da ognuna di esse per prevalere e imporre i propri interessi.

Ma noi, in quanto comunisti internazionalisti non possiamo dimenticare l’antagonismo principale insito nello sviluppo capitalistico, antagonismo che vede da una parte la borghesia detentrice del capitale, e dall’altra la classe dei salariati, detentori della forza lavoro, unica forza sociale capace di valorizzare il capitale, oppure di decretarne la fine storica.

Quella delle classi sfruttate e oppresse è una forza sociale che si esprime in modo spontaneo come reazione di difesa agli attacchi sferrati dalla propria borghesia e da quella internazionale. Ma per costruire una difesa efficace e mettere davvero in difficoltà l’avversario essa deve superare il livello della spontaneità, del localismo, e della mera difesa economica. Deve darsi un’organizzazione politica, cioè un’organizzazione di classe in opposizione a tutte le frazioni della classe avversa e al suo apparato statale e di repressione.

In ogni caso le molteplici manifestazioni della lotta di classe in questi paesi a “giovane” capitalismo e giovane proletariato rappresentano per i proletari dei paesi a vecchio capitalismo un esempio e un incitamento a seguirne le orme.

Nota 1: Nell’ottobre 1988, violente rivolte in tutto il paese fecero crollare il sistema autoritario del mono-partito FNL, introducendo il multipartitismo. Il bilancio degli scontri fu di 500 vittime, di cui 250-300 ad Algeri e di migliaia di arresti. Nella spontanea mobilitazione popolare ebbero un peso gli attivisti islamisti, che non ne furono però i promotori. Attivisti universitari e sindacalisti si riunirono per la creare un polo democratico, e fondarono un comitato nazionale contro la tortura. I due poli, democratico e islamista si scontrano per occupare il vuoto lasciato dall’FNL, sullo sfondo dei rivolgimenti internazionali che l’anno seguente vedrà la caduta del Muro di Berlino.

Nota 2: 86,44 MD di $ su un totale di 287,8 MD di $, una proporzione simile a quella di paesi capitalistici avanzati come la Francia, dove assommano a circa 1/3 del bilancio totale (911,67 MD di $ su 2735 MD di $).

Nota 3: AMA sta lavorando per una commessa del gruppo algerino statale dell’energia Sonatrach. Lo Stato è azionista di maggioranza (51%) di AMA, il 49% è di proprietà di ArcelorMittal.

Tags: , , , , , ,