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18 Novembre 2019 – 12:19 |

C’è parecchia indifferenza nella sinistra europea e italiana in particolare per le lotte in corso in Medio Oriente, Questo è particolarmente vero per il Libano (le uniche manifestazioni di solidarietà sono venute da libanesi negli Usa). Una indifferenza doppiamente colpevole perché in parte “copre” le responsabilità dell’imperialismo europeo e italiano in particolare, ma anche perché impedisce di capire una battaglia che è componente imprescindibile della …

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Ecologia e giocattoli nello sfruttamento capitalista cinese

Inserito da on 4 Dicembre 2017 – 11:22

ToyFactory3

La Cina si prepara a vincere la gara per la prima autostrada solare
La Cina è veloce nelle innovazioni infrastrutturali, come dimostra la stupefacente urbanizzazione e l’introduzione della ferrovia ad alta velocità su tutto il territorio nazionale.

La prima autostrada che produce energia solare è in costruzione nella città di Jinan, nella provincia orientale di Shandong, e aprirà al pubblico in dicembre. Il collaudo dei primi 160 metri di strada era stato terminato a settembre. A novembre è iniziato il collaudo di una nuova strada fotovoltaica a Shaoxing, nella provincia di Zhejiang.

I pannelli solari, abbasta robusti da portare furgoni di media dimensione, copriranno la circonvallazione autostradale della città; la strada, oltre che generare energia elettrica, la fornirà ai veicoli elettrici, scioglierà il ghiaccio e in futuro fornirà supporto tecnico ai veicoli senza guidatore.

La Francia ha collaudato il suo primo tratto di strada a pannelli solari nel dicembre 2016; altri esperimenti sono in corso in altri paesi, come negli Usa e in Olanda (nota 1).

Uno sviluppo capitalistico, sostenibile, dal volto umano?
La notizia sopra riportata non fa che confermare che esistono le potenzialità perché la società cinese assieme a tutta la società umana si sviluppi in risposta ai bisogni umani, compreso il rispetto per l’ambiente, la Terra in cui viviamo. La barriera da infrangere perché ciò avvenga è la distruzione dell’ordine capitalistico, un sistema che non si pone assolutamente questo obiettivo, che arranca ciecamente al solo scopo di accrescere i profitti e sconfiggere i concorrenti … Lo ribadiamo con forza riportando come esempio le condizioni imposte ai lavoratori delle fabbriche di giocattoli.

Si avvicina il Natale, si prepara la festa con giocattoli luccicanti …
Ma chi li produce non ha niente da festeggiare
Recenti indagini (nota 2) su quattro fabbriche di giocattoli in Cina, (Shaoguan Early Light, Dongguan Changan Mattel, Dongguan Qualidux (Guangda), Shenzhen Winson (Taiqiang), che riforniscono soprattutto i grandi marchi occidentali Walmart, Disney, Mattel, Hasbro, Target, Big Lots, Costco, Bandai, Infantino, Zoli, Combi, TOMY, Hama, Lanvin , oltre ad altre società. Molti di questi marchi hanno dichiarato che avrebbero fatto rispettare i diritti dei lavoratori, istituendo codici di condotta. La realtà è completamente diversa, diritti e interessi dei lavoratori che producono i giocattoli da essi commercializzati continuano a essere violati.

Per potersi guadagnare da vivere questi lavoratori, che producono giocattoli per i bambini di tutto il mondo, sono costretti ad abbandonare le loro famiglie, i loro figli, per emigrare in città a loro sconosciute. Xiao Fang costruisce Barbie nella fabbrica di Mattel di Chang’an nel Delta del Fiume delle Perle, un’area chiamata “la fabbrica del mondo”, dove giunge il terminal orientale della Via della Seta. Lavora 11-12 ore al giorno sei giorni la settimana; può vedere il marito solo una volta la settimana e ha dovuto lasciare la figlia di tre anni a quasi 2000 chilometri di distanza nella sua città natale nel Sichuan, Cina centrale. Lavora per 1,16 $ l’ora, e come migliaia di suoi compagni di lavoro del settore è costretta a fare straordinari perché, con le otto ore giornaliere, il salario medio mensile è di 250 $, un salario che permette solo la loro mera sopravvivenza.

La legge cinese prescrive la giornata lavorativa di 8 ore, e un massimo di 44 ore la settimana. Le ore straordinarie non possono in ogni caso superare le 36 al mese. Invece, in tutte le quattro fabbriche in cui è stata condotta l’indagine, i lavoratori fanno nella norma 80 ore di straordinario al mese, e alcuni arrivano a farne circa 140.

Agli operai esposti a prodotti chimici nocivi (ad esempio l’acetato di isoamile o l’alcool isopropilico) non viene fornito un adeguato equipaggiamento protettivo. In una delle fabbriche (Early Light) agli operai, che non sono neppure informati dei rischi che corrono e della necessità di misure protettive, vengono date semplici maschere; nella Qualidux invece sono dotati solo di copricapi da lavoro. In una delle fabbriche gli operai hanno riferito che ogni giorno vengono premiati i tre operai più produttivi … con un pacchetto di tovaglioli di carta!

Ai nuovi assunti viene a volte richiesto di sottoscrivere una dichiarazione in cui promettono di accettare qualsiasi punizione la società ritenga opportuno; devono lavorare in silenzio, se vanno in bagno senza permesso viene loro applicata una multa di quasi 7$.

Le condizioni dei dormitori sono in genere infime, otto-nove-dieci lavoratori devono accalcarsi in una stanza di circa 20 metri quadri, dove spesso durante l’estate il caldo è opprimente; ogni dormitorio ha un solo bagno comune, puzzolente, con sporcizia ovunque.

Le uscite di sicurezza sono spesso ostruite, tanto nei locali di produzione che nei dormitori. Nelle fabbriche Early Light e Winson, ci sono pile di prodotti sparsi ovunque, che bloccano i passaggi e le uscite di sicurezza. Gli estintori dei dormitori di Qualidux sono scaduti da oltre un anno.

In tutte le quattro fabbriche i lavoratori non sono ancora riusciti a creare una propria organizzazione indipendente per difendere i propri diritti, ma la strada è indicata dai loro compagni di lavoro di altri settori.

Negli ultimi tre decenni l’economia cinese ha avuto una crescita economica esplosiva grazie al supersfruttamento dei lavoratori. Negli ultimi anni, con il rallentamento economico e la forte ristrutturazione dei gruppi statali che hanno provocato licenziamenti in massa e peggiorato le condizioni dei lavoratori, sono cresciute in modo esponenziale le proteste e le lotte operaie, in breve la lotta di classe, e questo nonostante il divieto di sciopero, imposto per legge, al di fuori dei sindacati riconosciuti dal governo. È da ricordare che a volte le autorità statali sono più permissive se le lotte avvengono in imprese non cinesi.

Figure 1 Scioperi e proteste operaie in Cina, per mese nel 2015 e 2016
OreScioperiCina

Figure 2 Mappa degli scioperi e proteste in Cina, I trimestre 2016
MappaScioperiCina

Figure 3 Vertenze sul lavoro e lotte, in milioni
VertenzeCina

Le lotte da 1300 registrate nel 2014, le sono salite nel 2015 a 2726, 74 al giorno; nel 2016 secondo il China Labour Bulletin hanno all’incirca mantenuto lo stesso livello (2663). Si tratta certamente di dati inferiori al numero reale, dato che non esistono fonti ufficiali e questi dati derivano da informazioni solo parziali e filtrate in ritardo ai media da gruppi di attivisti e associazioni per i diritti umani. Nessuna provincia è rimasta esente da conflitti di lavoro, il che fornisce un’immagine alquanto distante dalla situazione sociale sotto controllo che il governo cinese ama presentare.

Nel marzo 2017 il governo cinese del PCC, il partito che continua ad usurpare il termine “comunista”, preoccupato per le crescenti tensioni sui luoghi di lavoro, ha proposto una riforma per comporre e mediare più facilmente le vertenze di lavoro,3 come parte di una politica congiunta con il Ministero delle Risorse Umane e della Sicurezza Sociale (MOHRSS), la Federazione dei Sindacati di Tutta la Cina (ACFTU), l’Alta Corte del Popolo, altri dipartimenti. Questi organismi hanno imputato l’aumento dei problemi dei lavoratori al rallentamento economico, una dichiarazione che, scaricando la questione su presunte “cause oggettive”, non fa che ammettere l’impotenza della classe capitalistica e del suo Stato a governare il suo stesso sistema.

La composizione e mediazione individuale delle dispute di lavoro, anche se verrà migliorata, è in ogni caso un sistema che mette un singolo lavoratore a confronto lo Stato, il rappresentante della intera classe capitalistica cinese, un rapporto di forze certamente svantaggioso per la classe operaia.

Ma, con le lotte, la classe operaia cinese nel suo insieme ha scelto il campo di azione suo proprio, di preferire lo scontro aperto di classe. La scommessa è se riuscirà a costruirsi organizzazioni autonome di difesa economica, ma soprattutto di lotta politica contro il mastodonte statale oggi capeggiato dal riformista Xi Jinping.


Nota 1: Global Construction Review, 1.12.2017

Nota 2: China Labor Watch, che da 18 anni indaga sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche di giocattoli

Nota 3: “Opinione per rafforzare l’arbitrato delle vertenze di lavoro e migliorare il sistema di risoluzione diversificata” (Opinion on the Strengthening of Labour Dispute Arbitration and Improving the Diversified Resolution System)

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