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2 Novembre 2019 – 14:47 |

In Cile continuano le manifestazioni per un radicale cambiamento del sistema, politico, economico e sociale. Il “miracolo economico” liberista, imposto dalla dittatura di Pinochet con una feroce repressione sostenuta dagli USA, è stato un miracolo per i capitalisti (tra cui l’attuale presidente Sebastián Piñera, che ha accumulato 2,8 miliardi di dollari, pari al salario annuo di quasi 600 mila operai), ottenuto a scapito della massa …

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Il ritorno degli operai

Inserito da on 18 Ottobre 2014 – 08:31

Cgil-640

Gli operai tornano a riempire le piazze: giovedì a Bologna e ieri a Torino parecchie migliaia di operai hanno detto un chiaro no al tentativo governativo di fare piazza pulita di ciò che rimane delle conquiste dei decenni passati. In particolare lo sciopero generale dell’Emilia Romagna indetto per la giornata del 16 ottobre ha visto adesioni altissime in alcune tra le più importanti fabbriche della regione Parmalat, Barilla, GD, Lamborghini, Titan, Bredamenarinibus e i cortei hanno avuto una partecipazione molto alta testimoniata dai circa 200 bus arrivati nel capoluogo emiliano da tutta la regione. Anche la manifestazione di Torino ha visto una partecipazione molto elevata di operai, in questo caso limitata ai metalmeccanici, essendo la manifestazione indetta dalla FIOM.
Diventa evidente che gli operai non ci stanno a farsi triturare come vorrebbero Renzi e tutti i capitalisti,grandi, medi e piccoli che siano. Resta però aperto l’interrogativo: queste manifestazioni, sponsorizzate dalla CGIL e dalla FIOM potranno fermare il piano governativo? Potrà essere credibile l’alternativa gridata a Bologna dal palco da un boss della CGIL “Se non vi fermate voi,vi fermiamo noi”?
Noi pensiamo che la classe lavoratrice sia in grado di fermare i disegni governativi ma può farlo solo se mette in campo tutta la sua forza senza sconti e incertezze. Fermare un attacco di tale portata è possibile solo nella misura in cui i lavoratori non si limitino a infantili passeggiate magari piene di rabbia ma inefficaci nella sostanza, come quella che si profila per sabato 25 ottobre a Roma. Solo se i milioni di lavoratori salariati si dimostreranno capaci di bloccare l’attività produttiva e non per una sola giornata ma fino al raggiungimento dell’obiettivo Renzi e compari potranno arretrare. Ma per fare questo la classe lavoratrice deve necessariamente sganciarsi dalla “tutela” della CGIL e della FIOM.
Non siamo ciechi né sognatori: vediamo con chiarezza che ancora, nonostante tutte le porcherie di questi ultimi decenni, la CGIL e la FIOM in particolare sono ancora il punto di riferimento organizzativo della maggioranza dei lavoratori che vogliono resistere. Vediamo con chiarezza come non sia neanche lontanamente paragonabile la capacità di mobilitazione che CGIL e FIOM in particolare riescono a mettere in campo, a paragone dei numeri insignificanti messi in campo dalla maggioranza dei sindacati di base.
Tuttavia l’intera storia di questi ultimi decenni mostra che la CGIL ha sempre “fatto finta” di opporsi, ha sempre condotto la mobilitazione operaia in un vicolo cieco: solo per andare ad anni recenti, hanno fatto passare con 3 ore di sciopero la peggiore riforma delle pensioni europea, hanno fatto mostra di assecondare l’incazzatura operaia contro la riforma Fornero, arrivando ad azioni “eclatanti” come il blocco dell’autostrada a Modena, Reggio Emilia e Bologna ma rimandando sempre di settimana in settimana uno sciopero generale di tutte le categorie hanno fatto rifluire il movimento reale che si stava sviluppando nella delusione e nello scoramento. Non ce ne stupiamo è il loro ruolo di agenti della borghesia all’interno del movimento operaio. E’ possibile che stavolta si comportino in modo diverso? Sarebbe come credere alle favole! Già ora lo spezzettamento delle mobilitazioni e degli scioperi per località e per settori con la semplice “minaccia” di arrivare allo sciopero generale dimostra la volontà di non cercare di arrivare fino in fondo, di volere dilazionare la mobilitazione per renderla inoffensiva.
Allora non rimane che una strada: quella del protagonismo diretto della massa dei lavoratori che, senza aspettare ordini di scuderia si mettano a scioperare e ad andare in piazza. Fuori da questo, solo sconfitta e disperazione.

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