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18 Novembre 2019 – 12:19 |

C’è parecchia indifferenza nella sinistra europea e italiana in particolare per le lotte in corso in Medio Oriente, Questo è particolarmente vero per il Libano (le uniche manifestazioni di solidarietà sono venute da libanesi negli Usa). Una indifferenza doppiamente colpevole perché in parte “copre” le responsabilità dell’imperialismo europeo e italiano in particolare, ma anche perché impedisce di capire una battaglia che è componente imprescindibile della …

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Il sangue e la riforma educativa messicana

Inserito da on 15 Luglio 2016 – 12:16

La strage di Nochixtlán del 19 giugno ha portato alla ribalta internazionale lo scontro in atto tra la Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) e il Governo centrale messicano, il cui ramo dell’Istruzione (Secretaría de Educación Pública, SEP, presieduta da Aurelio Nuño), sta tentando d’introdurre la riforma educativa. Nove i civili, tra aderenti e sostenitori della CNTE, sono rimasti uccisi nell’attacco di un reparto della Polizia Federale contro un blocco stradale effettuato dai maestri; almeno due i desaparecidos; una cinquantina i feriti.

LA RIFORMA
La riforma educativa, messa in campo tre anni fa ed ora sostenuta con forza dal governo di Enrique Peña Nieto (PRI), interessa un sistema scolastico gigantesco, il quinto al mondo per numero di studenti, oltre 25 milioni. Il 6% del PIL viene destinato all’istruzione, il 93% della quota serve per le paghe. Tra i punti principali della riforma, c’è quello che introduce la “meritocrazia” nelle assegnazioni dei posti ai docenti, tramite concorso, al fine tutt’altro che occulto di infliggere un colpo mortale al controllo sindacale sulle nomine. Inoltre è previsto un inasprimento delle sanzioni a carico dei docenti che si assentassero “ingiustificatamente” dalle lezioni e la rimozione dall’incarico nel caso di mancato superamento dei test per tre volte. A spingere per la riforma c’è anche l’OCSE, che ha presentato vari dati rapporti (l’ultimo all’inizio del 2015) secondo cui su 34 paesi membri il Messico si colloca all’ultimo posto per rendimento scolastico. Un altro degli argomenti pro-riforma è quello che il controllo clientelare sindacale ha portato il livello scolastico sotto quello del … Kazakistan.
La CNTE respinge la riforma giudicandola un “Cavallo di Troia” per scardinare l’istruzione pubblica.

LA CNTE
La CNTE è un’organizzazione nata più di 35 anni fa in opposizione al sindacato ufficiale degli insegnanti SNTE. La lotta tra centrali sindacali dell’educazione spesso ha raggiunto punte estreme, con accuse reciproche di accaparramento di fondi, scontri armati e vittime. La CNTE conta circa 110mila affiliati, la maggior parte concentrati negli stati del Sud; non a caso la protesta è divampata soprattutto al sud, Oaxaca, Chiapas, Guerrero (dove l’anno scorso sono stati fatti sparire i 43 studenti rapiti dall’esercito e consegnati ai narcos), con l’eccezione del Michoacán (nord), mentre nel resto del paese è stata sottotono. Ma è nello stato di Oaxaca che la protesta ha visto gli episodi più estremi. Ad Oaxaca ha sede la sezione storicamente più combattiva della CNTE, la XXII, ed anche la più forte, che controlla a 360° l’attività didattica dell’Instituto Estatal de Educación Pública: paghe, nomine docenti, ecc. Due dei leader della CNTE oaxaqueña Francisco Villalobos, y del líder en Oaxaca, Rubén Núñez, sono stati arrestati nel pieno degli scontri ed accusati di reati comuni, tra cui il riciclaggio. Quello dei blocchi stradali è da sempre uno dei metodi più usati dai maestri della XXII. E’ normale, nei periodi di sciopero (si calcola che negli ultimi sette anni i maestri abbiano effettuato un anno di scioperi), vedere autobus sequestrati e messi di traverso a bloccare le arterie principali, e barricate costruite a protezione dei blocchi. In questi giorni, soprattutto in Chiapas, sono stati bloccati anche gli accessi alle raffinerie (Pemex), con gravi problemi ai rifornimenti di combustibile in varie zone del paese. L’esercito e la polizia presidiano i blocchi fronteggiandosi ai manifestanti. A Nochixtlán la situazione è finita fuori controllo, con gli uomini della Polizia federale/Gendarmería che hanno aperto il fuoco.

LO STATO DI OAXACA
Lo stato di Oaxaca è uno dei più poveri del Messico, il suo PIL è circa 1/5 più basso rispetto a quello nazionale. La risorsa principale è il turismo, il cui settore con la lotta dei maestri e la strage di Nochixtlán sta subendo enormi perdite. Il 25 luglio è in programma la Guelaguetza, rappresentazione di un ballo precolombiano, che solitamente attira decine di migliaia di persone. Nella zona dell’Istmo vi sono progetti di impianti eolici ed energetici che stanno creando forti conflitti con le popolazioni locali. Lo stesso avviene nelle Valli Centrali e nella Mixteca per quanto riguarda le miniere.
Nelle zone rurali viene insegnata la doppia lingua, oltre allo spagnolo lo zapoteco (molti adulti e anziani parlano solo quest’ultimo idioma). La riforma assesterebbe un duro colpo a questa particolarità d’insegnamento, radicata nelle comunità locali, che si ribellano alla riforma temendo di essere ulteriormente emarginate. La strage di Nochixtlán ha ravvivato la protesta. Migliaia e migliaia di studenti si sono uniti ai professori. Alcune fonti filogovernative segnalano allarmate che sono spuntati inviti a ravvivare la dormiente guerriglia rurale, che in queste zone è rappresentata, oltre che dall’EZLN, anche dall’EPR. Proprio l’EZLN si è rifatto vivo nell’occasione con le parole del sub-comandante Galeano dedicate al capo della SEP Nuño: “le tue parole spariranno. La tua casa sparirà. Il tuo nome sparirà. Ogni ricordo di te sparirà”. Nello stato di Oaxaca negli ultimi tre anni si contano 164 assassinii di leader sociali e defensori dei diritti umani. Va inoltre ricordato che, tra le organizzazioni più attive nello stato c’è il Frente Popular Revolucionario (FPR), dichiaratamente stalinista.

LA TRATTATIVA
La protesta dei maestri ha visto l’appoggio del Movimiento de Regeneración Nacional (Morena), il cui leader Andrés Manuel López Obrador aspira alla presidenza della repubblica nelle prossime elezioni.
Anche la chiesa (Conferenza Episcopale Messicana e i Gesuiti) hanno parlato di eccesso di violenza chiedendo il dialogo tra le parti ed offrendosi come mediatori. Nel tentativo di riunire le parti dopo le violenze, il governo ha convocato una riunione con la CNTE, pur affermando che la nuova riforma non è negoziabile ed è inevitabile.

La repressione dei lavoratori messicani può ostacolarne le lotte, ma non fermarle.
A loro manca la solidarietà dei lavoratori degli altri paesi, innanzitutto di quelle metropoli che hanno stretti rapporti con la borghesia messicana e che partecipano allo sfruttamento dei proletari locali, a cominciare dagli Stati Uniti, alla Cina e ai vari imperialismi della UE, terzo partner commerciale del Messico.
Solidarietà che potrebbe fare la differenza per chi lotta in condizioni sfavorevoli.
E’ compito dei comunisti promuovere questa solidarietà e farla maturare in una coscienza politica comunista.

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