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2 Novembre 2019 – 14:47 |

In Cile continuano le manifestazioni per un radicale cambiamento del sistema, politico, economico e sociale. Il “miracolo economico” liberista, imposto dalla dittatura di Pinochet con una feroce repressione sostenuta dagli USA, è stato un miracolo per i capitalisti (tra cui l’attuale presidente Sebastián Piñera, che ha accumulato 2,8 miliardi di dollari, pari al salario annuo di quasi 600 mila operai), ottenuto a scapito della massa …

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I. L’Islam religione degli imperi medievali

Inserito da on 17 Dicembre 2017 – 20:59

Marxismo e Islam: spunti per un dibattito

In un paese che sta diventando multietnico e in cui gli immigrati sono un reparto del proletariato, un marxista si confronta costantemente con le ideologie che mirano a dividere il fronte dei lavoratori. Una di queste in questo momento è il razzismo nella variante dell’islamofobia: ogni islamico è un potenziale terrorista o nella migliore delle ipotesi qualcuno che mette a rischio “i nostri valori culturali”. Per questo è importante conoscere per sommi capi l’Islam, la sua storia. Con la consapevolezza che se frazioni della borghesia italiana utilizzano ogni mezzo per suscitare nei lavoratori italiani diffidenza e paura verso i lavoratori islamici, è pur vero che molte borghesie arabe e non utilizzano l’Islam, variamente modulato, per giustificare l’oppressione di classe nel loro paese e per influire sugli immigrati nel nostro per i propri fini. Pur consci del fatto che solo nella lotta comune a difesa dei comuni interessi si rafforza la solidarietà di classe, approfondire anche questi aspetti diventa uno strumento minimo per l’intervento politico.

Di qui l’idea di stimolare la riflessione con una serie di articoli. Iniziamo con un breve excursus storico. Non ci interessa qui l’Islam come fatto religioso privato, ma la sua correlazione con le classi e lo sviluppo sociale delle aree in cui si diffuse.

PietraNera

I. L’Islam religione degli imperi medievali

L’Islam compare come terza delle grandi religioni monoteiste nel VI secolo dopo Cristo a opera di un profeta, Maometto, che da semplice cammelliere sale la scala sociale sposando la vedova Khadigia, che appartiene alla ricca classe mercantile della Mecca, in Arabia, dove una oligarchia di proprietari terrieri e commercianti monopolizza il governo. Nei suoi viaggi Maometto conosce sia cristiani che ebrei e comprende come una religione monoteista sia adatta come strumento unificante di una Arabia divisa in clan e tribù e minacciata da due grandi imperi, quello bizantino e quello sassanide. Vede inoltre la miseria dei beduini nomadi ma anche dei lavoratori agricoli delle oasi e dei servi in città. All’inizio la sua predicazione trova consenso fra i poveri della città (uno dei 5 pilastri dell’Islam è l’elemosina rituale per rendere leciti i propri guadagni), ma suscita la diffidenza dei più ricchi, che perseguitano Maometto e i suoi seguaci fino alla sua fuga (egira) a Medina, città prevalentemente agricola, che offre a Maometto il comando purché sconfigga il ceto mercantile della Mecca. Da questo momento Maometto si lega agli agrari di Medina, organizza la loro difesa militare. E poiché la comunità ebraica presente lì da secoli non vuole combattere, Maometto la stermina. Da questo momento l’Islam da “completamento dell’ebraismo e del cristianesimo” si trasforma in una religione autonoma, tesa all’unità nazionale di tutti gli arabi. Poiché è appoggiato militarmente dai beduini nomadi del deserto (che fino a quel momento sono sopravvissuti col piccolo commercio o facendo i mercenari al servizio dei Bizantini e dei Sassanidi persiani), Maometto costringe l’oligarchia mercantile della Mecca a un compromesso. Dopo di lui i califfi (= successori) riunificando la penisola araba rendono più sicuri i commerci, l’islam come il cristianesimo antico, condanna l’usura ma non il profitto. Tuttavia le elemosine e le decime raccolte non bastano a risolvere la povertà (causata dall’inaridimento delle oasi) delle tribù beduine, che infatti si rivoltano. Per consentire loro di arricchirsi, il califfo Omar lancia la guerra santa contro gli infedeli. Dalle semplici incursioni per il saccheggio i beduini passano a vere e proprie guerre di conquista, giustificata con la necessità di diffondere la nuova fede.

La loro penetrazione è agevolata dalla feroce struttura sociale degli imperi schiavisti che circondano l’Arabia: la crociata islamica suscita le speranze degli schiavi, che fuggono per unirsi al loro esercito, ma anche dei piccoli proprietari dissanguati dal fisco e dai soldati malpagati. Persia, Medio Oriente, Egitto e Cirenaica cadono in un ventennio (634-657 d.C) nelle mani dei conquistatori mussulmani, che praticano la tolleranza religiosa, impongono semplicemente una tassa agli “infedeli”. Le speranze di riscatto dei lavoratori dei territori conquistati sono subito deluse, perché i conquistatori non sovvertono la struttura sociale schiavista, mantengono proprietà e privilegi dei grandi proprietari terrieri, ma si impadroniscono delle terre demaniali, dove i lavoratori sono trasformati in coloni molto simili ai servi della gleba del feudalesimo occidentale (i fellah). Essi forniscono le risorse (pari ai quattro quinti del raccolto) per le moschee e le città che i nuovi dominatori collegano al circuito commerciale della penisola araba. L’arretratezza produttiva permane e anche le cicliche carestie e pestilenze che sterminano i lavoratori agricoli. In questo sistema economico il lavoratore non è schiavo, ma produce un plusprodotto che viene requisito dalle classi dominanti (che sono insieme proprietari e detentori delle cariche religiose) in base alla giustificazione dell’ideologia religiosa (la decima è un obbligo morale e religioso). Quindi come in Occidente la Chiesa giustifica lo sfruttamento feudale, di cui lucra una parte di rendita, con la teoria dei tre ordini (chi prega, il clero, chi combatte, il signore feudale, e chi lavora, tutti gli altri), così l’Islam prima del Mille giustifica l’evidente espropriazione del fellah.

La classe dominante islamica di origine araba, tuttavia, conosce una scissione importante nel 656 fra chi rappresenta gli interessi dei beduini (Alì, genero di Maometto, legato a Medina) e i grandi gruppi mercantili della Mecca che esprimono un loro califfo. I Sunniti (guidati dal califfato ereditario degli Omeiadi) in certo senso congelano l’Islam al momento della predicazione di Maometto; il califfo diventa prevalentemente un capo politico, che deve garantire l’unità dei mussulmani e applicare alla società il Corano (opportunamente integrato dalla Sunna, cioè da una raccolta di episodi della vita di Maometto e di suoi insegnamenti). Gli Sciiti (= seguaci, sottinteso di Alì) dopo i massacri cui i califfi sunniti li sottopongono, elaborano la tesi che il Califfo è solo un uomo, mentre la guida spirituale dei credenti spetta a un imam ispirato direttamente da Allah. La rivelazione quindi prosegue dopo il Corano a cura di 12 imam (nota 1). L’aspetto più interessante dello sciismo è che l’imam, la guida spirituale, deve essere indipendente dal potere politico e può e deve criticarlo per ragioni morali. Intorno allo sciismo si raccolgono i ceti e le aree geografiche, sacrificati dalle scelte di governo, mentre le classi e le aree dominanti si riconoscono nel sunnismo. La culla religiosa dello sciismo resta per alcuni secoli l’Iraq, mentre nelle altre aree gli sciiti sono minoranza.

I vincitori sunniti pongono la loro capitale a Damasco (alla Mecca resta solo la funzione di centro dei pellegrinaggi) e spingono per una ripresa nel 661 delle conquiste territoriali (conquistano l’intera Africa del nord, dove però persiste la resistenza dei Berberi, l’attuale Turkmenistan e l’attuale Afghanistan del nord). Queste conquiste hanno anche lo scopo di procurare manodopera schiava: la legge coranica infatti, esclude lo schiavismo del credente, ma giustifica quello degli infedeli, catturati in campagne e razzie sistematiche. Schiavi neri sono impiegati nelle miniere, nelle saline e nelle piantagioni o nei servizi domestici e nei ruoli subalterni dell’amministrazione. Le schiave sono utilizzate nei lavori domestici, nella tessitura o come concubine.

Esiste un generico suggerimento di trattare con umanità lo schiavo che accomuna l’Islam al cristianesimo del periodo; ma questo non impedirà ai mussulmani come ai cristiani di praticare per secoli la tratta degli schiavi.

Se da un punto di vista sociale l’slam non rappresenta un progresso, lo è invece nella sua funzione di ponte culturale per le conoscenze scientifiche. Gli arabi trasmettono all’Europa traendoli dall’India il calcolo decimale e il concetto di zero. Ma anche l’algebra e la trigonometria. Conservano e sviluppano le conoscenze mediche della civiltà ellenistica, mutuata dai Bizantini, e della Cina. Ma anche le conoscenze astronomiche dell’area mesopotamica (con la bussola, e l’astrolabio). Sviluppano la cartografia e pongono le basi per la moderna geografia. Trasferiscono dall’Oriente all’occidente lo zucchero, il cotone, il riso, aranci e limoni, tecniche più avanzate nella metallurgia e nell’edilizia. In Spagna rinnovano l’arte idraulica delle civiltà fluviali.

Intorno al Mille il mondo mussulmano entra in crisi per gli stessi motivi per cui è entrato in crisi l’impero romano: il costo crescente delle spese improduttive dei ceti feudali concentrati nelle città e il peso della rendita commerciale a fronte di una agricoltura arretrata che non riesce a migliorare la sua produttività. Aumentano le rivolte dei lavoratori subordinati sia nelle campagne che nelle città, spesso guidati da predicatori sciiti. Repressi in Siria e Mesopotamia, i ribelli guidati da ayatollah che mantengono vivo lo spirito di crociata, conquistano invece Tunisi (906) dove inizia una nuova dinastia di califfi (i Fatimidi, da Fatima moglie di Alì e figlia di Maometto).

I Fatimidi conquistano l’Egitto dove fondano Il Cairo. Realizzata la conquista il califfo fatimide reprime le istanze sociali, imprigiona i predicatori, ripristina l’ordine sociale. Segue la conquista della Palestina e di Gerusalemme (971). I Fatimidi intrecciano rapporti commerciali con Amalfi perché i loro nemici sono i sunniti non i cristiani. Amalfi rifornisce il nuovo califfato di legname, ferro, armi e navi. Gli amalfitani hanno un proprio quartiere degli affari sia al Cairo che a Gerusalemme, dove organizzano i primi pellegrinaggi dei cristiani ai luoghi santi..

La crisi del califfato abbaside (la dinastia che ha sostituito gli Omeiadi e ha posto la sua capitale a Bagdad in Iraq), consente ai Bizantini la riconquista di Antiochia (oggi Antakya città turca) uno dei più importanti porti del Mediterraneo, dove si insediano come alleati commercianti e banchieri Veneziani che trasportano in Europa le merci cinesi, indiane, persiane; imperatore di Costantinopoli e il califfo del Cairo stringono un’alleanza politica, per cui tifa Venezia, anche dopo che Costantinopoli su ordine del suo imperatore si scinde dalla Chiesa di Roma (1054).

L’idillio dei businessmen delle due parti è interrotto dai Turchi Selgiucidi, prima assoldati come mercenari da Bagdad e poi insediatisi come aristocrazia militare. All’aristocrazia araba (agrari e grandi mercanti) resta il potere amministrativo, giudiziario e religioso, ma il potere politico passa alla nuova istituzione del sultanato, in mano ai Turchi. Una svolta che aumenta le spese per il mantenimento dell’esercito e quindi la pressione fiscale sulle campagne sempre più impoverite; una contraddizione da cui il sultano esce con una nuova ondata espansionistica. I Turchi dilagano in Armenia, Siria, riprendono Antiochia e Gerusalemme, attaccano l’Egitto presentandosi come alfieri dei Sunniti contro i corrotti sciiti in combutta con l’Occidente cristiano.

Come ben si vede la pratica di travestire i conflitti che hanno cause volgarmente economiche e politiche con bandiere e motivazioni religiose è molto antica. Il malcontento sociale interno alla società sunnita viene dirottato nelle guerre sante, cui la casta guerriera turca aggiunge disciplina e tecnica militare nuove.

I cristiani faranno la stessa cosa con le crociate, non solo coprendo con il velo religioso (liberare il santo sepolcro), la fame di saccheggio e di arricchimento di una guerra di conquista, ma scaricando in Medio Oriente la violenza e l’anarchismo dei cavalieri, nobili declassati, senza terra e indebitati, un problema che viene così esportato per due secoli oltre mare. Un predicatore come Pier l’Eremita trascina per mezza Europa centinaia di migliaia di contadini briganti e avventurieri con il suo mistico messaggio: non raggiungeranno Gerusalemme ma en passant si abbandoneranno a sanguinosi pogrom ai danni degli ebrei e saccheggeranno le cristianissime città tedesche comandate dai vescovi conti.

Al di là delle effimere conquiste politiche, le Crociate riaprono le vie commerciali del Mediterraneo e permettono il consolidamento degli insediamenti delle Repubbliche marinare italiane in Oriente. Sarà il famoso Saladino a legittimarne la presenza. Di origine curda, sunnita devoto, al servizio dei turchi, Saladino diventa sultano d’Egitto apre il porto di Alessandria ai Veneziani, la cui flotta, la più numerosa dell’epoca, garantisce alle merci del retroterra mussulmano un costante e pacifico sbocco in Europa.

Questa alleanza non gli impedisce di cacciare da Tiro e Gerusalemme i crociati francesi e inglesi (1187) che si appoggiano alle flotte di Pisa e Genova.

A metà del 1200 l’onda di espansione mongola tocca l’Eufrate, Iraq e Persia sono conquistati, mentre i turchi Mamelucchi di Siria ed Egitto resistono, ma soccombono fra il 1400 e il 1405 all’attacco di Tamerlano, che aveva già conquistato l’Afghanistan, la Persia, la Mesopotamia. Passata l’ondata mongola, Siria ed Egitto ripresero a prosperare sotto i sovrani Mamelucchi, mentre gli Ottomani si insediavano in Anatolia, da cui irradiarono la loro influenza sui resti dell’impero bizantino e sull’Europa Orientale. Praticando un islam sunnita moderato e tollerante e un fiscalismo meno esoso, si resero ben accetti alle popolazioni cristiane conquistate. Quello ottomano è un impero sovranazionale ben amministrato,con una popolazione di varie religioni che convivono pacificamente.

Nel frattempo l’Iran resta sotto il dominio mongolo fino al 1500 quando una dinastia iraniana, i Safawidi inizia una campagna di riscossa nazionale. Nel secolo precedente i contadini superfruttati si sono più volte ribellati trovando i propri capi negli ulema sciiti espressi a loro volta dagli ambienti dei bazar,schiacciati dal commercio sovranazionale dei mongoli. I Safawidi si alleano con questi ulema, si appoggiano ai contadini per cacciare i mongoli. Lo sciismo versione mistica e rigorista è l’elemento unificante e mobilitante; dopo la vittoria diventa religione di stato imposta dall’alto, gli ulema sono premiati con l’istituzione della decima. L’impero safawide rappresenta comunque un miglioramento nella condizione di vita dei contadini e dei pastori, consente l’arricchimento dei commercianti locali, ma entra subito in conflitto con gli Uzbechi e gli Afghaniche minacciano i suoi confini. Si tratta di popoli islamizzati, ma che danno all’Islam connotazioni nazionali. Il nemico più pericoloso della Persia comunque è rappresentato dall’Impero Ottomano rigorosamente sunnita. Lo sciismo diventa perciò a maggior ragione l’elemento identitario della Persia. Da una parte e dall’altra lo scontro assume i toni della guerra santa, con relativi massacri dei nemici “eretici”.. Gli ottomani riuscirono a conquistare l’Iraq l’Armenia, la Georgia e l’Azerbaigian, ma la Persia restò indipendente, forte anche di una propria tradizione linguistica e culturale.

Negli stessi anni in Europa del resto imperversano le guerre di religione fra cristiani cattolici e l’arcipelago delle Chiese cristiane protestanti, scontri in cui le argomentazioni religiose nobilitano istanze dinastiche nazionali o fiscali.

Tralasciamo qui di ricordare l’impero islamico del Gran Mogol in India che introduce il sistema dello zamindar studiato da Marx, o l’impero mussulmano del Mali o la diffusione dell’Islam in Estremo Oriente.

Fino alle soglie dell’età delle grandi colonizzazioni, per gli Europei Islam significa Ottomani o al massimo Persia, l’Arabia è ignorata e nota principalmente per la presenza delle piste carovaniere e per i pellegrinaggi. Sono i sultani ottomani però i custodi dell’ortodossia religiosa, un elemento, inutile sottolinearlo che ne garantisce l’autorità.

La gerarchia religiosa non è che una branca della burocrazia statale, che funziona da ascensore sociale, perché pesca giovani da tutti gli ambienti sociali purché intelligenti, un po’ come i seminari creati dalla Controriforma cattolica permettono a qualche figlio di contadino di studiare il latino e diventare prete.

L’impero ottomano è un assolutismo a base feudale, in cui la terra è tutta di proprietà del sultano e concessa in possesso ereditario; la burocrazia statale è formata da uomini che non devono avere altro reddito che il loro stipendio, per cementarne la fedeltà al sovrano. Anche l’esercito e le fabbriche di armi sono direttamente sotto il controllo della corte, in particolare i reparti dei giannizzeri, che indipendentemente dall’origine (molti provenivano da famiglie cristiane) imparavano la lingua turca e l’islam ed erano addestrati con severità ma colmati di enormi privilegi.

Il sultano si riserva anche il controllo e i proventi del grande commercio internazionale.

L’impero era multietnico e multireligioso, nessuno era costretto a convertirsi , salvo volesse diventare funzionario statale.

Tutto questo poggiava però ancora e sempre sullo sfruttamento dell’agricoltura e sulla rendita commerciale e, finita l’epoca delle conquiste (quando l’assalto ottomano si infrange sotto le mura di Vienna – 1683), matureranno le stesse contraddizioni fra un eccesso di spese parassitarie e una mancato sviluppo capitalistico che solo avrebbe potuto aumentarne la produttività. Se un parallelo si vuol fare si può fare con la Francia di Luigi XIV, la cui prosperità è ancorata anch’essa alle continue guerre, dove però regna l’intolleranza religiosa più oscurantista tanto da far apparire i sultani turchi degli illuminati. Mentre ben poco in comune avevano gli islamici signori di Istambul con gli islamici guerrieri briganti dei regni afghani o uzbechi.

L’Islam come il Cristianesimo viene plasmato dal contesto storico e sociale in cui viene praticato; si presta a dare voce alla protesta sociale ( i contadini persiani come i contadini tedeschi del ‘500 si scelgono dei capi religiosi) ma più spesso sono utilizzati per puntellare i troni e a giustificare l’imposizione dei tributi.

Né l’Islam né il Cristianesimo liberano gli schiavi, smontano la società patriarcale, garantiscono di per sé più rispetto della dignità umana e meno sfruttamento.

Oggi è frequente associare l’Islam ai chador e ai burqa. Ma va ricordato che il Corano del VII secolo pur conservando il ruolo subordinato della donna, ne garantisce i diritti e lo status nella famiglia e manca totalmente dei toni misogini presenti nei testi dei Padri della Chiesa. La poligamia nel Corano come nella Bibbia viene intesa come mezzo per garantire protezione alle donne rimaste vedove o senza marito a causa delle numerose guerre. Associare al Corano gli harem o i burqa è una forzatura. Prima e dopo Maometto ai poveri una moglie bastava e avanzava; i ricchi e i potenti sposavano più donne per avere più figli, per stringere alleanze con gli altri clan o altri popoli, oppure per esibire i loro trofei di guerra. Maometto fra le altre sposa o cerca di sposare le vedove di uomini che ha sconfitto o fatto uccidere.

Ma è interessante che la fonte principale della Sunna sia la moglie bambina Aisha, sposata a 9 o 12 anni, e che la prima moglie Khadigia sia stata la sua prima e importante sostenitrice: era una donna ricca che curava i propri affari e viaggiava sul suo cammello. Sarebbe inorridita di fronte alla segregazione praticata in Arabia Saudita oggi.

La condizione della donna e i costumi relativi mutano da paese a paese e di epoca in epoca, non sempre in meglio.

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