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18 Novembre 2019 – 12:19 |

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STRAGISMO DI CLASSE
Questo è ciò che sta dietro alla morte in strada dei braccianti

Inserito da on 8 Agosto 2018 – 12:55

Sedici braccianti immigrati morti in “incidenti stradali” tra sabato 4 e lunedì 6 agosto.

Quattro, quelli di sabato, nell’ascolano. Dodici nel foggiano, lunedì scorso.

Tratto comune: schiavi agricoli supersfruttati, 14 e più ore al giorno a raccogliere pomodori  per la “bellezza” di circa 2 euro all’ora, alloggiati in fatiscenti baracche, ricattati dai “caporali”, che impongono pure il pagamento di 5 euro per  il trasporto con pericolo di morte (dopo aver pagato migliaia di euro per rischiare di annegare nel Mediterraneo).

In Puglia, tragica ironia, questi lavoratori si sono schiantati frontalmente contro un camion che portava in giro anch’esso la stessa mercanzia di morte: pomodori.

Il trasporto di questi lavoratori dalle baraccopoli ai campi e viceversa avviene in perfetta sintonia con quello che è il loro stato: stipati come sardine, su mezzi semiscassati, su strade accidentate, in balìa di “autisti” improvvisati o comunque in stato comatoso per il caldo e lo stress… Il “colpo di sonno” è in agguato, la “manovra avventata” pure, la morte dietro l’angolo.

Nulla di strano se, allargando il discorso, pensiamo ai presupposti su cui circolano sulle nostre strade mine vaganti come ad esempio quella di Bologna, sempre di lunedì 6 agosto, che poteva causare una strage di vaste proporzioni.

Cosa c’è alla base di tutto ciò? Evidentemente la corsa al profitto, il supersfruttamento che esaurendo le energie dell’organismo si trasforma in una marcia funebre.

La cosa è così evidente, che pure il governo, ai suoi massimi livelli, è dovuto accorrere sui luoghi del disastro, esprimendo però posizioni che sono un insulto alle vittime.

Invece che “semplicemente” applicare la legge, e mettere in galera padroni, padroncini, caporali, mafiosi, MOLTO BEN INDIVIDUABILI, il premier Giuseppe Conte dichiara di voler “incentivare gli imprenditori con meccanismi incentivanti (?!) per fargli rinunciare a un pezzo di lucro per favorire condizioni dignitose di lavoro…”

E rammenta, en passant, come proprio in queste ore il “Decreto Dignità” sul lavoro del governo stia per essere approvato alle Camere. Già. Peccato che questo stesso Decreto, tanto per onorare i morti, reintroduca anche in agricoltura i famigerati Voucher: veicolo di supersfruttamento, di “usa e getta” alla massima potenza!

Matteo Salvini, per suo conto, riunisce il “Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica”… Che stia preparando qualche retata per padroni e mafiosi? Nullaffatto signori. Il Nostro, così solerte nel comunicare ai migranti che “la pacchia è finita”, dice praticamente ai padroni che per loro invece la pacchia continua! Piange lacrime di coccodrillo, proclama che bisogna “aiutarsi reciprocamente”, e sottolinea che “se l’agricoltura italiana non fosse costretta a inseguire la concorrenza sleale di altri produttori … probabilmente avremmo fenomeni minori di illegalità”.  Dunque la colpa non è degli sfruttatori e degli aguzzini che fanno profitti sulla pelle di lavoratori schiavizzati, ma degli “Altri”: concorrenti (i pomodori cinesi), la U.E. , leggi troppo “vincolanti” (sic). In ultima analisi: di una immigrazione “fuori controllo”, che non permette l’applicazione di Legge ed Ordine.

Lo ripetiamo: queste posizioni sono INSULTI ai morti, ai nostri fratelli di classe assassinati nei loro paesi d’origine, nelle traversate in mare, nei campi e nei cantieri, per strada, negli agguati, negli omicidi stradali.

Salvini e Conte rifiutano di generalizzare il giudizio accusatorio agli imprenditori agricoli, in gran parte onesti, in quanto “pochi usano mezzi mafiosi per arricchirsi”…

Peccato che, anche qui, una semplice statistica della UIL pugliese ci comunichi come su 27.000 aziende agricole della provincia di Foggia, solo 80 (!!!) siano iscritte alla “rete del  lavoro di qualità” (che fa capo all’INPS, e che richiede perlomeno la certificazione di dati basilari di sicurezza e di legalità verso i dipendenti).

Non meno vergognosa ed insultante è altresì la posizione della cosiddetta “opposizione”  PD, tutta “scossa” da questi tragici avvenimenti, ma autrice, quando era forza governativa, di una precarizzazione selvaggia del lavoro, che ha avuto il suo apice nel Jobs Act.

E che non di meno, con Minniti, ha pestato a sua volta sulla testa dei migranti. Falsi e collusi coi “poteri forti” pure loro, alla grande.

Il problema di fondo qui non sono i tanto invocati “controlli” ed i “fondi” per contrastare il fenomeno del caporalato. Passata l’emozione tutto ritorna come prima: l’abbiamo visto più volte. Non che queste cose non servano; ma staccate dal resto sono poco meno che chiacchiere.

Ed il “resto” sono i lavoratori stessi che subiscono questo sfruttamento CAPITALISTICO.

E’ il loro protagonismo. E’ la loro voglia di reagire che si esprime già da oggi con uno SCIOPERO delle campagne ed una marcia di protesta.

Quando, come è accaduto più volte, gli sfruttati in prima persona si organizzano e RIVENDICANO il rispetto delle leggi e dei contratti, e la regolarizzazione, vengono accolti a colpi di manganello dalla Polizia di Stato. Vengono caricati, denunciati, arrestati, espulsi, messi alla gogna mediatica come “delinquenti”. Ed a volte pure assassinati, come è successo in Calabria lo scorso giugno all’attivista sindacale Soumayla Sacko.

Su questo cosa dice il governo Di Maio-Salvini? Come abbiamo visto prima, dice nulla di diverso dai governi che l’hanno preceduto.

Noi riteniamo queste morti di lavoratori migranti avvenute in strada delle STRAGI DI CLASSE, che coinvolgono tra l’altro TUTTI I LAVORATORI. Non c’è molta differenza tra l’essere schiacciati come mosche sull’asfalto dopo la spremitura nei campi di Puglia, o essere gasati all’ILVA di Taranto causa impianti malfunzionanti, o ancora vedersi rompere la testa da un lastrone in “libera uscita” nella cave di Carrara in cambio di un contratto di lavoro della durata di ben … sei giorni !!!

Siamo oltre i 400 morti sul lavoro dall’inizio del 2018.

Sono morti di classe che chiedono vendetta, che non dimentichiamo, e che saranno messi nel conto dalla lotta organizzata dei proletari.

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