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2 Novembre 2019 – 14:47 |

In Cile continuano le manifestazioni per un radicale cambiamento del sistema, politico, economico e sociale. Il “miracolo economico” liberista, imposto dalla dittatura di Pinochet con una feroce repressione sostenuta dagli USA, è stato un miracolo per i capitalisti (tra cui l’attuale presidente Sebastián Piñera, che ha accumulato 2,8 miliardi di dollari, pari al salario annuo di quasi 600 mila operai), ottenuto a scapito della massa …

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SULLE REGIONALI TEDESCHE PESA SÌ LA QUESTIONE PROFUGHI, MA SOPRATTUTTO PESANO PRECARIETÀ E INSICUREZZA SOCIALE

Inserito da on 22 Marzo 2016 – 09:15

Le elezioni regionali tedesche del 13 marzo scorso hanno riguardato oltre 1/5 della popolazione complessiva (12,6 milioni di aventi diritto al voto, hanno interessato tre Land, due nella Germania Ovest – Baden-Württemberg, Renania-Palatinato (Rheinland-Pfalz), e uno dell’ex Germania Est – Sassonia-Anhalt (Sachen-Anhalt). Si tratta di un parziale sondaggio, utile alla borghesia tedesca per “correggere il tiro”, per elaborare cioè una linea politica di mediazione tra le sue frazioni che le consenta di perseguire i propri obiettivi di classe dominante sulla classe dei lavoratori salariati in casa propria, di grande potenza in Europa e a livello mondiale, senza eccessivi ondeggiamenti e incognite.

Il dato più rilevante di queste consultazioni è l’ascesa elettorale di AfD, Alternativa per la Germania, un partito della destra nazionalista, populista e razzista, che in soli tre anni dalla sua fondazione sarà ora rappresentato nei Landtag (parlamenti) di 8 dei 16 Land in cui è divisa la Germania.

Nel Baden-Württemberg ha raccolto il 15,1% dei consensi, in Renania-Palatinato il 12,6%, e in Sassonia-Anhalt AfD è divenuto il secondo maggior partito, con il 24,2% dei voti, il maggior risultato conseguito da un partito populista dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Un fattore sostanziale dal quale AfD ha saputo trarre vantaggio è stato il consistente aumento della partecipazione al voto.[1] Dalle ex astensioni ha raccolto oltre il 40% del suo consenso in Sassonia (100mila su un totale di 1,9 aventi diritto), 1/3 in Renania e il 28% nel Baden.[2]

Nessun altro partito ha saputo mobilitare tanti ex astensionisti quanti i populisti di AfD, circa 388 000, con una campagna elettorale centrata sostanzialmente sulla questione profughi e la promessa di limitarne maggiormente l’accesso. Da un sondaggio Infratest-Dimap solo il 27% dei sui elettori ha scelto AfD perché convinto mentre il 64% l’ha fatto per protesta contro gli altri partiti, soprattuto dalla CDU, dalla quale ha raccolto complessivamente 278mila voti.

Nonostante l’aumento della partecipazione, le astensioni si confermano però  il maggior “partito” in tutti e tre i Land: 29,6% nel Baden-Württemberg e in Renania-Vesfalia; 38,9% in Sassonia-Anhalt. Il consenso sociale ai maggiori partiti varia in modo sensibile a seconda che si calcoli in base ai voti espressi oppure al numero degli aventi diritto, pari a 12,6 milioni, cioè escludendo o includendo le astensioni, e senza voti nulli.

Un referendum sulla politica dei rifugiati?

Il tema profughi ha prodotto una forte polarizzazione dei voti con spostamenti elettorali sempre meno legati alle ideologie che identificano i vari partiti, a conferma della tendenza in atto dalla caduta dl Muro di Berlino. Così nel Baden-Württemberg i Verdi – sostenitori della linea “filo-profughi” della Merkel –  nonostante siano giunti primi hanno perso 70 000 voti a favore del partito anti-profughi; in Sassonia Anhalt ne hanno persi 3000 e in Renania Vestafalia 5000.

Anche i socialdemocratici SPD hanno ceduto complessivamente 147 000 a AfD, per la maggior parte nel Baden-Württemberg;[3] i liberali della FDP 32 000 voti; nell’Est la Linke ne ha ceduti 28 000.

La stampa italiana e internazionale ha in genere interpretato i risultati di queste consultazioni elettorali come l’espressione del rifiuto della politica sui rifugiati seguita dalla Cancelliera Merkel.

In realtà la CDU ha sostanzialmente tenuto, perdendo solo il 3%, proprio in Sassonia-Anhalt dove AfD ha ottenuto il maggior consenso, mentre ha perso fortemente (-12%) nella sua ex roccaforte, il Baden-Württemberg, dove i candidati hanno cercato di prendere le distanze dalla linea Merkel sui profughi. Sempre in questo Land i Verdi sono giunti primi, nonostante il sostegno espresso dal loro leader alla Cancelliera.

La Merkel corregge il tiro ma di poco

La crisi dei rifugiati evidentemente non è stato l’unico fattore determinante nella scelta elettorale.

E quindi la Merkel ne ha tenuto conto, ma con misura. In funzione delle elezioni ha avviato le procedure di rimpatrio verso Marocco, Algeria e Tunisia, ridotto la possibilità del ricongiungimento per i rifugiati con protezione sussidiaria, soprattutto ha avviato nuove trattative con la Turchia per ridurre il fenomeno migratorio. A pochi giorni dalle elezioni tedesche per il Landtag (parlamento) che hanno visto l’ascesa elettorale di AfD, i 28 paesi della UE hanno siglato, alcuni di essi obtorto collo, l’accordo con la Turchia sui profughi, basato su uno schema voluto dalla Cancelliera tedesca, uno schema abbastanza slegato dai risultati elettorali e invece coerente con la politica tenuta precedentemente, una politica al servizio delle esigenze del capitale tedesco.

La linea politica che il governo tedesco persegue, si distingue da quella della destra xenofoba sostanzialmente per il fatto che mentre quest’ultima chiede il rafforzamento delle barriere nazionali contro gli immigrati, la Merkel, con un’ala maggioritaria del suo partito CDU, l’alleato di governo SPD e i Verdi vogliono invece una soluzione “europea” (la condivisione dei costi e la ripartizione degli immigrati), e la creazione delle barriere ai confini della “civile” Europa.  Una posizione solo più ipocrita ed equivoca e nei fatti per nulla più rispettosa dei diritti umani, dato che si limita a delegare il lavoro sporco al governo turco fortemente repressivo contro minoranze e opposizioni politiche, mentre assicura la possibilità di attingere a forza lavoro immigrata giovane, presumibilmente a basso costo, ai paesi europei che volessero ricorrervi, Germania in primis.

Cresce il malessere nella patria del “successo economico”

Dicevamo che altri fattori, oltre alle polemiche sui rifugiati,  hanno influenzato i risultati elettorali.

Il più importante è da ricercare nelle contraddizioni sociali presenti anche in Germania. Un paese considerato dall’opinione pubblica degli altri paesi UE come modello di successo economico, con una disoccupazione incomparabilmente inferiore a quella presente nei paesi del Sud Europa,[4] ed uno Stato  in grado di erogare ammortizzatori sociali che garantiscono il mantenimento del sistema nel suo complesso.

Dall’analisi dell’andamento di redditi e patrimoni condotta dal presidente dell’Istituto Tedesco per la Ricerca Economica (DIW),[5] Fratzscher, risulta una tendenza all’aumento della diseguaglianza, al punto che la Germania sarebbe «oggi il paese con maggiori diseguaglianze del mondo industrializzato»; «da tempo la Germania non è più il paese che offre benessere a tutti. Si è passati dal ‘benessere per tutti’ al ‘benessere per pochi’»:

  • L’1% più ricco dei tedeschi possiede il 30% del patrimonio sociale netto;
  • la metà più povera della popolazione non dispone di alcun patrimonio netto;
  • la metà di tutti i lavoratori salariati sta perdendo potere d’acquisto da 15 anni;
  • il 15% della popolazione vive in povertà.
  • l’aspettativa di vita per un ragazzo degli strati sociali inferiori è minore di dieci anni rispetto a quella di un coetaneo appartenente allo strato superiore.

Ovviamente, nella sua veste di capoeconomista del governo tedesco, Fratzscher si preoccupa dell’incremento delle diseguaglianze sociali dal punto di vista della tenuta del sistema capitalistico tedesco, e per questo chiede riforme che diminuiscano queste contraddizioni. Le quali fanno male direttamente anche alla crescita economica tedesca che, dice l’OCSE, oggi potrebbe vantare un PIL superiore del 6% all’attuale se le diseguaglianze sociali fossero rimaste al livello degli anni 1990!!

A parte l’affidabilità di questi calcoli economici, le ricadute politiche di diseguaglianze e insicurezza sociale si sono evidenziate nelle recenti elezioni regionali.

In particolare per il Land orientale della Sassonia-Anhalt, dove successo di AfD può essere interpretato come espressione del timore da parte di giovani, lavoratori e disoccupati di perdere le conquiste ottenute negli ultimi anni a causa della concorrenza degli immigrati sul mercato del lavoro e per i sussidi statali. Questo Land dal punto di vista dello sviluppo economico si colloca al 12° posto sui 16 Land tedeschi; in esso il tasso di disoccupazione è al 10,8% contro una media dei Land orientali del 9,6% e di quelli occidentali del 6%.

AfD ha qui raccolto il 35% dei voti operai e il 36 dei voti dei disoccupati; ma anche nel Baden Württemberg operai e disoccupati, con il 30 e il 32% rispettivamente, e in Renania-Palatinato con il 23 e il 25%, rappresentano il maggior bacino di consensi.

Secondo l’agenzia di sondaggi Mentefaktum gran parte del voto per AfD deriva dal timore del precariato, timore di declino sociale, pensioni inadeguate, competizione con i rifugiati per accedere ad es. ad un’abitazione. Da un sondaggio dell’istituto di ricerca Forsa, gli elettori di AfD non stanno male oggettivamente, ma si sentono soggettivamente svantaggiati, e temono di finire declassati.

Il lavoro a tempo parziale nei Land orientali è stato uno strumento di contrasto alla disoccupazione prodotta dopo la riunificazione dalle ristrutturazioni e concentrazioni nell’industria. In essi, dal 1991, su un totale di 1,8 milioni di lavoratori a tempo parziale se ne sono concentrati 1,6 milioni. In particolare in Sassonia Anhalt l’espansione dei lavoratori a tempo parziale è stata molto maggiore della media tedesca. Si può immaginare che costoro temano che la loro condizione pur precaria venga messa a rischio da nuovi salariati immigrati. L’Agenzia Federale tedesca per il Lavoro nel febbraio 2016 analizza gli effetti sul mercato del lavoro degli immigrati richiedenti asilo:

L’occupazione dei richiedenti asilo a dicembre 2015 era aumentata del 10% (+47mila), la disoccupazione del 31% (45mila); e gli aventi diritto ai sussidi sociali per i disoccupati alla ricerca di lavoro (SGB II) del 28% (103mila).

Invece gli occupati complessivi in Germania hanno avuto un aumento dell’1,6%; del 3,5% i disoccupati e un calo dello 0,3% gli aventi diritto ai sussidi SGB II. Questo significa che la spesa per i sussidi sostenuta dallo Stato tedesco aumenta a breve a causa degli immigrati, e che essendo il loro tasso di disoccupazione molto maggiore di quello medio tedesco, essi si pongono in concorrenza al ribasso sul mercato del lavoro.  Come abbiamo in più occasioni evidenziato gli immigrati danno sul medio termine un apporto vantaggioso all’economia del paese in sui lavorano. Ma la propaganda elettorale enfatizza gli effetti a breve, mentre tace quelli di più lunga durata…

Se si considerano le fasce di età, AfD ha raccolto maggiori adesioni nelle fasce giovanili della popolazione in tutti e tre i Land, mentre le fasce di età più alte sostengono maggiormente i grandi partiti tradizionali CDU e SPD  (cfr riquadro). Questo diverso atteggiamento elettorale rispecchia non una maggiore xenofobia dei giovani, quanto una loro maggiore precarietà e insicurezza sociale.

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Riquadro

 In Sassonia-Anhalt, AfD con il 27/28% ha ottenuto il maggior consenso tra i 25-59; in Baden-Württemberg tra i 25-44enni con il 18/17%; CDU tra i 45-ultra 70enni; e SPD tra i 60-ultra 70enni;

in Renania-Palatinato il 16/14% tra i 25-44enni e i 45-59enni. CDU e SPD raccolgono il maggior consenso nelle due maggiori fasce di età.

in Baden-Württemberg il maggior consenso a AfD è con il 18% tra i 25-34enni e il 17% tra i 45-59enni; la CDU tra gli oltre 70enni, SPD tra i 60-e ultra 70enni

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Tutte le frazioni borghesi utilizzano la xenofobia

Quali in sintesi le considerazioni politiche che in quanto comunisti possiamo trarre dai risultati delle recenti elezioni tedesche?

  1. Anche il potente imperialismo tedesco si sviluppa con le contraddizioni di classe che caratterizzano la società capitalistica, e porta perciò in sé il potenziale per il suo abbattimento: gli strati proletari che vedono peggiorare le proprie condizioni di vita mentre la borghesia che li sfrutta si rafforza e si arricchisce.
  2. Il disagio dei salariati tedeschi cerca espressione politica, e in parte la trova come accade in altri paesi, Italia compresa, nella scelta elettorale di organizzazioni populiste e razziste.
  3. In Germania l’attuale aumento della partecipazione al voto parlamentare segnala l’illusione che la democrazia borghese sia in grado di risolvere le diseguaglianze sociali crescenti.
  4. Nessuna frazione borghese può offrire soluzioni durature ai lavoratori, ma una parte cavalca la situazione utilizzando l’ideologia della “mamma” sollecita, ma anche severa, (la Merkel – Mutter), un’altra dirige la rabbia sociale dei lavoratori contro gli immigrati e i profughi, utilizzati come capri espiatori, additati come colpevoli, mentre sono alleati di classe. Entrambe le frazioni mirano comunque a dividere a proprio vantaggio i lavoratori.

È compito delle organizzazioni comuniste, in Germania come in Italia, fornire risposte politiche di classe ai lavoratori indigeni ed immigrati che le stanno cercando, sottolineando i loro comuni interessi in quanto proletari in opposizione a quelli della propria borghesia e del suo Stato.

[1] In Sassonia Anhalt ha votato il 61,1% con un aumento del 10%; in Renania-Vesfalia oltre il 70%, + 9%; in Baden-Württemberg il 70,4%, con un aumento di circa il 4%.

[2] Rispetto alle precedenti regionali del 2011, la partecipazione al voto è aumentata del 9% in Renania (al 70%) del 10% in Sassonia (61,1%), del 4% in Baden, dove con il 70,4% si è registrata la maggiore partecipazione dal 1992.

[3] La SPD ha ceduto 157mila voti ai Verdi; 90mila a AfD; 35mila a FDP; 13mila a CDU e 12mila alla Linke.

[4] Il tasso ufficiale di disoccupazione complessivo della Germania nel 2015 era attorno al 6,4%, in Francia del 10,1%; in Italia del 12,6%; in Spagna del 21,8%; in Grecia del 24,8% (dati Statista.com)

[5] Marcel Fratzscher: „Die Deutschland-Illusion“ (L’Illusione Germania) e „Die Verteilungskampf“ (La lotta per la ripartizione)

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