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Teresa, la camiciaia della Bovisa, prima vittima (dimenticata) della violenza fascista

Inserito da on 28 Settembre 2012 – 17:00

  

Di lei, per oltre novant’anni, non ha parlato più nessuno. Dimenticata sino ai giorni nostri quando, grazie al prezioso lavoro di ricerca dei compagni anarchici, in particolare Marco Rossi e Tommaso Marabini, il suo sacrificio è stato riscoperto, riportandone la figura al posto che le spetta nella memoria di classe, martire ed esempio per le avanguardie rivoluzionarie.
Teresa, una data: 15 aprile 1919.
Teresa, una della nostra classe: operaia della roccaforte proletaria della Bovisa, quartiere in cui come gruppo e giornale abbiamo messo le radici nel 2003.
Teresa, una militante: affronta in piazza lo squadrismo fascista.
Teresa, fiore rosso reciso: prima vittima di sempre del fascismo.
Teresa, operaia cucitrice: è già schedata dalla polizia quando, in quel 15 aprile, va nella piazza occupata da fascisti e futuristi.
Milano, 15 aprile 1919. Socialisti e Camera del Lavoro proclamano uno sciopero generale con comizio all’Arena in protesta contro la repressione poliziesca avvenuta due giorni prima. Alle ore 16 circa, come scrive Salvemini, “dopo che il comizio socialista si era sciolto, una parte della folla che ostentava bandiere rosse e nere e ritratti di Lenin e dell’anarchico Malatesta, si mise in marcia verso il centro della città. È chiaro che gli spartachisti e gli anarchici si erano messi d’accordo per organizzare una dimostrazione senza il concorso dei socialisti di destra e dei massimalisti”. Tra via Mercanti e via Dante l’agguato. Trecento, forse quattrocento (nove su dieci sono arditi – ufficiali studenti del Politecnico ed aderenti alle associazioni tricolori, guidati dal federale Vecchi – uno su dieci è futurista, li guida Marinetti) provenienti dalla redazione de «Il Popolo d’Italia» di via Paolo da Cannobio armati di mazze ferrate, pugnali, pistole, bombe a mano, confluiscono verso il centro cercando ed ottenendo lo scontro coi manifestanti, mentre carabinieri e militari lasciano fare.
Galli Teresa di Alessandro, nata nel 1899, professione operaia cucitrice in bianco alla ditta Gioia di via Lepontina, residente a Milano in via Riparto Bovisa 83. Quel giorno è nel corteo di spartachisti e anarchici. I fascisti sparano. Un proiettile le attraversa la nuca, Teresa cade, è la prima vittima della bestiale violenza fascista. Colpendo un’operaia, una donna, la reazione in camicia nera mostra da subito quelli che saranno i suoi connotati: antiproletari, controrivoluzionari, sessisti. Le bestie fasciste, non contente, si dirigono alla sede de «L’Avanti» in via San Damiano devastando, incendiando ed uccidendo. Alla fine della giornata si conteranno quattro vittime.
Quel giorno segna l’inizio di un quarto di secolo di morte e distruzione; e poi ancora per i decenni che seguiranno, ad opera dei loro degni eredi neofascisti.
Teresa. Funerale civile, sepolta al Musocco accompagnata dalle bandiere dei socialisti della Bovisa.
Un labirinto sotterraneo.
Una luce nel buio, non può essere che là.
Teresa che ci guarda. Due occhi sognanti. Bellezza travolgente, al tempo stesso semplice. Sguardo dolce. Sangue nostro che scorre, viva, ritrovata, al nostro fianco nelle lotte di ogni giorno, fondamenta del mondo che faremo, che bel mondo sarà con delle fondamenta così… Nel salutarla ci sfugge una lacrima.

A.P.

[da ‘PagineMarxiste’ n°31 settembre ’12]

 

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