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Una lettera da Marghera, sulla lotta degli operai Fincantieri

Inserito da on 21 Luglio 2013 – 17:55

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Cari compagni,

un necessario aggiornamento sull’evoluzione della situazione alla Fincantieri di Marghera che si va facendo davvero difficile e sta per arrivare ad una stretta.

Anzitutto: ieri, venerdì 19 luglio, è sceso in campo il “Corriere della sera” arruolato, elmetto da combattimento in testa, da Fincantieri. Ha dato ampio risalto alle posizioni dell’azienda con due pagine locali di un servilismo totale verso Fincantieri e un articolo un po’ più “elegante” del vice-direttore Di Vico sull’edizione nazionale. Ha reclamizzato, in particolare, l’iniziativa della direzione di far sottoscrivere a 132 dirigenti, capisquadra, tecnici e impiegati una lettera in cui si attaccano gli operai e la Rsu per avere rifiutato il diktat aziendale. L’attacco è portato con l’espediente patetico di far parlare una tal Lucia, impiegata “disperata” che se la prende con la Rsu e i sindacati “ideologici e anacronistici”; ma, espediente a parte, è di quelli forti: perché se il direttore dello stabilimento di Marghera ha parlato nei giorni scorsi di una Rsu “ostaggio dei comunisti”, al pari – secondo lui – dei sindacati metalmeccanici locali (magari!), il “Corriere”, andando oltre, descrive “uno stabilimento ripiombato all’improvviso nelle tensioni degli anni settanta quando l’essere in disaccordo con la classe operaia e il comportarsi da crumiri poteva essere punito anche con azioni violente”. La verità dei fatti è un’altra: per due giorni la direzione ha tentato inutilmente di provocare gli operai decisi a bloccare i camion che avrebbero dovuto portare fuori dal cantiere delle lamiere da tagliare (una forma di sabotaggio della lotta e, insieme, di minaccia). Il primo giorno ha fatto entrare la Digos nel cantiere perché intervenisse al momento buono, ma le provocazioni di alcuni volonterosi ingegneri sono cadute nel vuoto. Il giorno dopo, a fare le intimidazioni sono stati alcuni capi-cantiere, ma con risultati zero. I camion non sono usciti dal cantiere. Operai decisi e calmi, sicuri delle proprie ragioni e della propria forza.

In secondo luogo mercoledì sono scese in campo contro la lotta operaia le segreterie nazionali di Fim e Uilm con un comunicato in cui hanno la faccia tosta di vantare come positivi i precedenti accordi-capestro firmati cantiere per cantiere sulla “flessibilità” in quanto avrebbero “ridotto il numero delle eccedenze”, cioè i licenziati, e “garantito la continuità produttiva”. I lavoratori licenziati sono diminuiti di un centinaio, ammesso che Fincantieri rispetti gli accordi: e gli altri 904? Quanto alla cd. “continuità produttiva”, cioè al fatto che ciascun cantiere abbia ora un po’ di attività, non è dovuta certo a questi accordi a perdere, che servono solo a peggiorare, di molto, la condizione lavorativa e a ridurre, di molto, gli occupati dal momento che in base agli accordi viene espulso dai cantieri il 15% dei lavoratori. La cd. “continuità produttiva” è dovuta all’esperienza acquisita da Fincantieri, grazie al lavoro e alle competenze delle sue maestranze e delle migliaia di operai specializzati super-sfruttati delle ditte di appalto, molti dei quali immigrati da tutto il mondo. E’ questo lavoro, sono queste competenze che fanno della Fincantieri un’impresa con un nome nel mondo, la quinta nella cantieristica a livello internazionale. Inoltre per alcuni cantieri, a cominciare da quello di Palermo, la “continuità produttiva” è solo una chiacchiera: lì, a luglio, le ore di lavoro sono pari a zero…

Fim e Uilm nazionali attaccano la lotta in corso perché avrebbe fatto pagare “un prezzo troppo alto” ai lavoratori del cantiere senza portarli vicini a nessuna meta. Che facce di bronzo! Parlano proprio loro, professionisti insuperabili nel penalizzare i lavoratori in nome della competitività e degli interessi aziendali e nazionali! In realtà accade l’opposto di quanto sostengono Fim e Uilm: gli operai di Marghera sono scesi in lotta esattamente perché si rifiutano di pagare il “prezzo troppo alto” (100-150 euro al mese in meno di salario, lavoro obbligatorio il sabato, turno di notte, flessibilità totale, in aggiunta ai licenziamenti e alla cassa integrazione) che Fincantieri e le strutture sindacali amiche di Fincantieri vorrebbero imporre loro di pagare!

In terzo luogo, la Fiom. Tre giorni fa al Comitato centrale Landini, seguito a ruota da Grondona, dirigente Fiom di Genova, ha attaccato quello che sta avvenendo a Marghera come frutto di una manovra politica della rete 28 aprile in vista del congresso della Cgil, che quindi non avrebbe nulla a che vedere con gli interessi dei lavoratori del cantiere. Rete 28 aprile? Facciamo chiarezza. La Rete si è limitata ad aderire ad un volantino proposto dal Comitato di sostegno ai lavoratori della Fincantieri, a partecipare alla diffusione dello stesso con qualche suo compagno e ad esprimere in alcuni organismi sindacali la solidarietà alla lotta. Stop. E’ questa la realtà dei fatti. Ma l’iniziativa della lotta è tutta e per intero degli operai del cantiere e della Rsu. L’attacco del duo Landini-Grondona non poteva essere, quindi, più pretestuoso. Il suo scopo è evidente: difendere l’accordo nazionale del 10 luglio sottoscritto anche dalla Fiom; un brutto accordo che non lascia spazio al rifiuto del 6×6, del turno di notte, degli orari pluri-settimanali a go-go, della mensa a fine turno, e conferma i licenziamenti (sia pure con la formula, aggiunta a mano!: “la collocazione in mobilità avverrà con il criterio della non opposizione”) e la massiccia cassa integrazione per i prossimi anni (2.992 lavoratori su 7.420). La Fiom di Genova, poi, ha l’enorme responsabilità di avere fatto tutto ciò che poteva per disarticolare il coordinamento nazionale tra i cantieri.

Il C.c. della Fiom ha decretato che su Marghera deciderà il referendum nazionale sull’accordo. Ma, data la condizione di ricattabilità e di disorganizzazione in cui sono i lavoratori di molti cantieri; data l’inesistenza, al momento, di un vero coordinamento operaio tra di essi; dato che un po’ di nuova attività produttiva è arrivata; data la più generale stasi delle lotte; è quasi scontato che il referendum si concluda con un sì a larga maggioranza ad una intesa che lascia le mani libere al padrone-Fincantieri sotto ogni aspetto: organizzazione del lavoro, orari, mensa, licenziamenti, cassa integrazione, azzeramento del ruolo delle Rsu. La lotta di Marghera ha il merito, invece, di avere rimesso in discussione tutti questi aspetti, e di avere lanciato un messaggio di resistenza e di lotta, di difesa degli interessi di classe non solo agli altri cantieri del gruppo, ma a tutti i lavoratori. Per il C.c. della “alternativa” Fiom è un messaggio pericoloso, da isolare. Se questa è l'”alternativa”…

E gli operai di Marghera? Al momento tengono bene. Nonostante più di 20 ore di sciopero e il blocco degli straordinari da molte settimane (che di questi tempi pesano parecchio sulle buste paga). Nonostante il ricatto della direzione di portare altrove le nuove navi della Viking destinate al cantiere di Marghera, un ricatto amplificato al massimo dal “Corriere”, ma che alla prova dei fatti risulta spuntato (i cantieri rumeni di Braila e Tulcea, di cui si è parlato, non sono in grado di fare grandi navi). Tengono forte in particolare le aree centrali della produzione: le officine, il montaggio, i gruisti, gli imbracatori. I picchetti del sabato e della domenica contro gli straordinari tengono, e così pure i picchetti che bloccano i camion con cui l’azienda vorrebbe portare fuori dal cantiere, alla Idromacchine e ad altre imprese della zona, delle lamiere da lavorare. Giovedì, in mensa, in alcune piccole assemblee spontanee sono state messe a nudo le falsità contenute nella lettera dei 132 imbeccati dalla direzione e riconfermata la volontà di continuare la lotta.

Tra le cose positive – frutto della nostra iniziativa – ci sono state la diffusione nell’area dei centri commerciali di Mestre, ad Auchan, Ins, Obi, Interspar, di un volantino che sollecita la solidarietà ai lavoratori dei cantieri e degli appalti in lotta, un volantino che è stato, in genere, ben accolto (v. allegato), qualche trasmissione sulle radio locali e una discreta circolazione delle notizie relative alla lotta in alcuni siti e circuiti di movimento.

Quanto agli altri cantieri, il solo risultato che l’iniziativa degli operai più combattivi ha ottenuto è la presa di posizione della Rsu-Fiom di Monfalcone in appoggio agli operai di Marghera, in cui si ribadisce il rifiuto del 6×6 e di tutto il resto. Non si è riusciti però, finora, a coordinare un’azione comune – benché sia noto a questi lavoratori che, se passasse a Marghera, la riorganizzazione del lavoro e degli orari pretesa da Fincantieri sarebbe immediatamente applicata, poi, a breve giro, a Monfalcone.

Ciò detto, restano due questioni.
1. Perché questo salto di intensità nell’attacco di Fincantieri?
2. Come contrastarlo in modo efficace?

La sola spiegazione possibile è che gli scioperi e il blocco degli straordinari hanno realmente messo in grosse difficoltà l’azienda sia perché deve consegnare al più presto alla Costa una nave in stato di avanzata costruzione, sia perché deve avviare una nuova nave per la Viking. L’azienda contava sul fatto che l’accordo nazionale del 10 luglio avrebbe prodotto l’immediata smobilitazione della lotta nel cantiere che, però, non è avvenuta. Contava anche sull’immediata divisione tra i sindacati locali, che solo ora inizia ad avvenire: ieri la Fim ha preso le distanze dalla lotta, prendendo a pretesto la lettera dei 132 colletti bianchi. Fincantieri teme anche un danno d’immagine verso gli ultimi suoi committenti finlandesi della Viking, che avrebbero già promesso nuove commesse. Ed infine, forse, ha dato un po’ di fastidio all’azienda il fatto che la barriera di silenzio totale intorno alla lotta delle prime due settimane sia stata in qualche modo, sia pure su piccola scala, superata.

Per quanto ci riguarda, siamo convinti che c’è una sola via per respingere l’attacco del padrone-Fincantieri: raccogliere le energie per una prova di forza degli operai del cantiere, continuare a rivolgersi ai lavoratori degli altri cantieri e all’intera classe lavoratrice perché gli obiettivi di questa lotta – l’opposizione al taglio dei salari, al peggioramento delle condizioni e degli orari di lavoro, ai licenziamenti e alla cassa integrazione, la difesa dell’organizzazione operaia in fabbrica – non hanno nulla di aziendalistico né di settoriale, sono obiettivi generali che interessano tutta la classe lavoratrice.
Stiamo agendo in questa direzione. Abbiamo insistito perché si indicesse uno sciopero di almeno 4 ore in questa settimana, con uscita dal cantiere e spiegazione “alla città” delle ragioni della lotta. Tutto era pronto perché lo sciopero si realizzasse giovedì 18, ma poi è stato bloccato dalle reticenze e crescenti resistenze delle strutture sindacali provinciali e dal timore che l’iniziativa degli impiegati potesse far fallire lo sciopero. Rilanceremo a inizio settimana questa proposta sapendo che il tempo stringe in quanto già venerdì prossimo potrebbero partire, in anticipo sul previsto, le prime lettere di c.i. Intanto anche la struttura provinciale della Fiom, presunto “ostaggio dei comunisti”, che finora aveva in qualche modo “coperto” la lotta, sta elaborando una proposta di scambio tra “flessibilità” e “carico di lavoro assegnato a Marghera”…
Non ci nascondiamo le difficoltà della situazione, ma per parte nostra teniamo fermo il rifiuto delle proposte aziendali e di questo scambio, puntando a una nuova, forte iniziativa operaia che costringa l’azienda, che da questa lotta è stata a sua volta messa in difficoltà, a fare un passo indietro.

Vi ringraziamo dell’attenzione e dello spazio che avete voluto e vorrete dare a questa lotta.
Una forte stretta di mano

20 luglio 2013

Comitato di sostegno ai lavoratori della Fincantieri (comitatosostegno@gmail.com)
Centro di iniziativa comunista internazionalista (com.internazionalista@gmail.com)

Piazzale Radaelli 3 – Marghera

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