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18 Novembre 2019 – 12:19 |

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[Uruguay] L’America Latina non è in vendita

Inserito da on 16 Ottobre 2012 – 10:29

Giovedì scorso in Uruguay più di diecimila persone hanno manifestato per le vie della capitale Montevideo contro la costruzione di un complesso minerario di proprietà della multinazionale indiana Zamin (dietro il suo presidente Pramod Agarwal c’è la transnazionale Texuna il cui operato ha già provocato, soprattutto nelle ex repubbliche sovietiche, danni ambientali irreversibili) che secondo gli studi delle associazioni ambientaliste uruguaiane, avrebbe un impatto ambientale devastante con gravi conseguenze nei settori dell’agricoltura e dell’allevamento.
La miniera dovrebbe sorgere nella località di Aratirí, che in guaranì vuole dire “raggio”. Il progetto, che prevede un investimento di 2 miliardi di dollari e l’impiego di 1500 persone, coinvolgerebbe un’area di 15890 ettari sfruttabile fino a circa 200 metri di profondità.


Pueblo Valentines, Cerro Chato e Paraje Las Palmas sono le località coinvolte dal progetto all’interno dei dipartimenti di Treinta y Tres, Florida, Durazno e Cerro Largo, a 250 chilometri da Montevideo e altrettanti dal mare. Anche le regioni di Lavalleja e Rocha saranno coinvolte perché sul loro territorio passerà il minerodotto. Anche se la Zamin afferma di utilizzare le tecniche più all’avanguardia e di minor impatto sul territorio, i manifestanti hanno sottolineato che la società indiana non estrarrà solo ferro, ma cercherà anche altri minerali, tra cui oro, utilizzando il cianuro per la sua estrazione, esattamente come si sta facendo a Minas de Corrales.
Oltre al rischio di inquinamento delle acque, c’è la possibilità che la società possa modificare il bacino del fiume Santa Lucia, via fluviale molto importante per tutta Montevideo. E’ stato denunciato che il progetto di Aratirí si servirà dell’utilizzo di 43.000 tonnellate di esplosivo ogni anno, lasciando interi crateri sulle colline in un’area di oltre 600 ettari.
L’attività mineraria inoltre non costituirà solo una seria minaccia per l’inquinamento delle acque, ma anche per la distruzione di flora e fauna, oltre a creare enormi giacimenti di sedimenti di scarto.


Quella di giovedì è stata la terza grande manifestazione contro la ‘megamineria’ in pochi mesi.
Tra gli striscioni ve ne era uno con su impresso la frase: “Le terre non si possono vendere, difendiamiole”. Giusto. Difendiamole dal capitalismo.

Comunisti per l’Organizzazione di Classe

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