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18 Novembre 2019 – 12:19 |

C’è parecchia indifferenza nella sinistra europea e italiana in particolare per le lotte in corso in Medio Oriente, Questo è particolarmente vero per il Libano (le uniche manifestazioni di solidarietà sono venute da libanesi negli Usa). Una indifferenza doppiamente colpevole perché in parte “copre” le responsabilità dell’imperialismo europeo e italiano in particolare, ma anche perché impedisce di capire una battaglia che è componente imprescindibile della …

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Verso una rete internazionale di classe?

Inserito da on 28 Marzo 2015 – 08:41

Rete di classe

Una coalizione-movimento-rete anticapitalista, Blockupy, sta prendendo forma ed organizzandosi nel cuore stesso dell’imperialismo europeo.

“Basta con la precarietà! È ora di agire. L’austerità è la nostra crisi. Tagli della spesa pubblica, bassi salari, e insicurezza occupazionale sono le cause del nostro stare male quotidiano. L’incertezza del futuro e la paura di decadimento sociale caratterizzano la nostra vita e il nostro lavoro. Proprio il regime Hartz IV che ha spinto ampie fasce di popolazione sotto la soglia di povertà ed ha affermato un maggior livello di controllo e disciplina viene ora esportato in tutta Europa come presunto modello tedesco di successo.”

Un appello a coalizzarsi contro il proprio imperialismo, mentre i populisti della sinistra nostrana scaricano l’onere principale del malessere sociale sull’imperialismo altrui, indebolendo in tal modo l’opposizione al “nemico in casa nostra”, il primo contro cui ogni comunista è chiamato a combattere.

Diciotto marzo 2015. A Francoforte si è ripetuta anche quest’anno la giornata di protesta “contro l’imposizione di una politica di crisi”. L’ha organizzata un’ampia rete “europea di vari attivisti di movimenti sociali, di altermondialisti, migranti, disoccupati, lavoratori precari e dell’industria, membri di partito e di sindacati e di molti altri provenienti da diversi paesi europei, Italia, Spagna, Grecia, Belgio, Olanda, Danimarca, Francia, Germania e altri,” che vogliono “collegare le loro lotte e forze al di là dei confini nazionali”.

Cos’è Blockupy? Nata in Germania nel 2012, la coalizione di Blockupy comprende[1] una quindicina di gruppi tra i quali Die Linke, Attac,[2] Autonome, Syriza, Revoluzionäre Sozialistische Bund,[3] Ums-Ganze-Bündnis,[4] Interventionistischen Linke,[5] Antifa,[6] la Rete cooperativa per la pace, il sindacato Ver.di. Il principale denominatore comune è l’anticapitalismo. Che il movimento comprenda diverse anime, da quelle radical-borghesi a quelle rivoluzionarie, lo dimostrano i riferimenti storici simbolici da esso assunti per la giornata di protesta di quest’anno: «Il 18 marzo ha dietro di sé una storia, il 1848, le barricate di Berlino,[7] il 1871 la Comune di Parigi, il 1923 e ancora dal 1994 la giornata di solidarietà con i prigionieri politici».

Così si presentano nei documenti pubblicati sul loro sito di cui riprendiamo alcuni passi, e di cui alleghiamo l’Url del video di presentazione: [https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=IqfqzqoVfbQ]

“Assieme vogliamo creare un comune movimento europeo, unito nella diversità, in grado di spezzare il regime dell’austerità, vogliamo costruire la democrazia e la solidarietà dal basso. Blockupy e le iniziative di Francoforte sono solo un passo di questo percorso.

Ci dichiariamo solidali con tutti coloro che condividono i nostri obiettivi, e che a questa politica si oppongono. Ci contrapponiamo in modo deciso a tutte le posizioni reazionarie, nazionaliste e razziste.

Blockupy, la resistenza nel cuore del regime di crisi europeo. Il 18 marzo 2015 la BCE festeggia l’apertura del suo nuovo quartier generale a Francoforte. Non c’è nulla da festeggiare per la politica di tagli e di impoverimento! Migliaia di persone arrabbiate e di attivisti risoluti di tutta Europa bloccheranno perciò le strade attorno all’Eurotower e interromperanno questa manifestazione del potere e del capitale”, per protestare contro la politica di impoverimento in tutta Europa ed esprimere la solidarietà con le popolazioni di Grecia e Sud Europa.  “Ci prenderemo la vostra festa e la trasformeremo in espressione dell’opposizione transnazionale.

“Non ci lasciamo confondere dal tentativo di indebolire la critica e di delegittimare la nostra protesta politica: rafforziamo la pressione in tutta Europa contro la catastrofe capitalistica della politica europea di impoverimento, che fa patire milioni di persone. Loro vogliono il capitalismo senza democrazia. Noi vogliamo la democrazia senza il capitalismo!”

Un’aspirazione quest’ultima fondata sull’astratta illusione che Syriza, la nuova coalizione al governo in Grecia, rappresenti un passo in tale direzione. Che sia possibile cioè un’altra Europa, non sottomessa al capitale, quella della solidarietà, dei popoli, della democrazia e dei beni comuni contro la competitività e l’ordine neoliberale. Il tutto senza menzionare la lotta di classe come strumento di superamento dell’Europa del capitale.

L’illusione cioè che sia possibile abbattere il capitalismo, assieme agli interessi di classe che lo sostanziano, tramite la via parlamentare. La via elaborata appunto dalla borghesia “democratica” per comporre gli interessi delle sue diverse frazioni senza provocare una rivoluzione sociale. Nella sua storia la società umana non ha mai superato per via “pacifica” le contraddizioni tra le sue classi. Forse queste illusioni verranno presto spazzate via dall’evoluzione dei rapporti tra governo Tsipras e Troika, o Istituzioni che dir si voglia. Speriamo davvero che i fatti la vincano su queste visioni ideologiche deleterie, che rischiano di minare gli importanti sforzi del movimento Blockupy per affermarsi come movimento di classe transnazionale – o come noi preferiremmo dire internazionale.

La giornata di protesta e di lotta organizzata a Francoforte il 18 marzo 2015 da Blockupy, con 20 000 partecipanti da varie città tedesche e da diversi paesi europei ha messo in allarme il governo della borghesia tedesca, che ha mobilitato in grande stile le forze dell’ordine e instaurato una specie di coprifuoco nella città. «… la polizia ha dato l’impressione di voler sfruttare la protesta come addestramento per uno stato di emergenza. Per accrescere l’allarmismo, le forze dell’ordine hanno ricorso a tutto, istituendo zone proibite, zone di pericolo, mettendo in funzione gli idranti, facendo sorvolare la città da aerei ed elicotteri, e schierando 8000 poliziotti[8]».

Di questa grande manifestazione di protesta se ne sono occupati partiti, organizzazioni padronali, e i grandi media tedeschi. I commenti spaziano dalla dura e aperta condanna delle manifestazioni che hanno causato danni materiali per milioni di euro, al distinguo tra la legittimità delle rivendicazioni socio-politiche e la forma violenta in cui si sono espresse. Sarebbero oltre 200 i feriti 350 i fermi, 26 gli arresti a seguito degli scontri con la polizia. Tutti, Union CDU/CSU, Verdi e socialdemocratici accusano gli organizzatori di non aver preso le distanze dalle azioni di violenza. Il presidente della Chiesa Evangelica tedesca apprezza gli importanti contenuti della critica sostanziale del capitalismo ma biasima che siano stati oscurati dalle manifestazioni di violenza. Il borgomastro SPD della città lamenta il danno di immagine arrecato a Francoforte. Il presidente dell’Union chiede un accordo sovra-partitico per istituire norme che puniscano più severamente la violenza contro le forze di polizia!

Alla condanna della violenza dei manifestanti espressa dai rappresentanti della borghesia, pur dichiarandosi dispiaciuto per alcuni eccessi, un esponente del movimento risponde sottolineando che la violenza realmente devastante è quella esercitata dai governi di tutti i paesi.[9] Quella di Francoforte del 18 marzo è solo una tappa del programma di proteste di Blockupy. Il prossimo appuntamento sarà a giugno in occasione del vertice G7 in Baviera.

Mentre l’amministrazione cittadina si è distinta per il suo completo rifiuto di assistenza logistica, gli organizzatori del movimento hanno preparato gli spostamenti da oltre 40 città europee con autobus e con un treno speciale da Berlino, Hannover e Gottinga, e provveduto a garantire posti letto ai manifestanti, presso alberghi a buon prezzo o presso privati; hanno fornito una lunga lista di recapiti telefonici e di email per informazioni e assistenza. Hanno comunicato il programma dettagliato delle riunioni e iniziative dal giorno precedente. Hanno organizzato incontri preparativi in varie città, e fornito consigli organizzativi. Hanno perfino informato sulle condizioni meteorologiche: una giornata soleggiata e 18 gradi, perfetta per il blocco dell’Eurotower!

Tuttavia, uno dei documenti a nostro avviso più interessanti e qualificanti della rete Blockupy è quello che porta il titolo “Verso uno sciopero sociale e transnazionale?” che invitava ad un incontro il 19 marzo a Francoforte, evidenziando la volontà di approfondire temi di classe. Ne riportiamo alcuni stralci:

“Sappiamo che nessun risultato elettorale riuscirà da solo a darci la forza necessaria contro il potere del capitale … cercheremo (nel giorno seguente alla manifestazione di Francoforte) di approfondire la discussione sulle questioni pratiche e teoriche riguardanti lo sciopero sociale e transnazionale. Le linee della discussione sono state tracciate nella conferenza internazionale del 2013 di Blockupy, continuata con nuove esperienze pratiche nel festival del novembre 2014, dopo l’esperimento dello sciopero sociale in Italia. Ci riferiremo anche ai dibattiti dello Strike Meeting (’incontro sullo sciopero) di Roma di metà febbraio 2015.[10]

 Come scioperare se si è assunti in contratti a tempo e a rischio di licenziamento in qualsiasi momento? Cosa significa scioperare per un prestatore d’opera precario (freelancer)? Chi può avvalersi di un forte potere di contrattazione e in quali settori di lavoro? E cosa farne di questo potere? Come trasferire il conflitto dal posto di lavoro alla società e come collegare le lotte sociali ed economiche?

Quale il rapporto tra l’autorganizzazione nelle fabbriche e il sostegno dall’esterno, ad esempio per mezzo di blocchi e campagne?

Come scioperare nei gruppi transnazionali, che approfittano dei confini per contrapporre gruppi di lavoratori gli uni agli altri? …

Come sfidare il nuovo governo della mobilità e della regionalizzazione del welfare che sfrutta le gerarchie basate sui confini?

Cosa significa organizzare una forza lavoro dove migranti e nativi vengono messi tra loro in concorrenza dal razzismo istituzionale. Come possiamo fare sì che le nostre differenze diventino la nostra forza?

Servirebbe sviluppare rivendicazioni transnazionali comuni come un salario minimo e un reddito base e un welfare europei?

 Sono questi interrogativi importanti e imprescindibili ai quali qualsiasi organizzazione di classe deve dare una risposta se vuole far parte di ed operare in movimenti di massa.

Al di là della eterogeneità delle adesioni che lo caratterizza appunto come movimento, e non come organizzazione politica omogenea, evidenziamo lo sforzo di costruire una rete di lavoratori europea, un obiettivo molto più avanzato dei risultati partoriti dai vari sindacati nazionali.

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[1] Blockupy ha organizzato la sua prima giornata di azione politica europea nel maggio 2012 a Francoforte, caratterizzata da parole d’ordine contro il capitalismo, soprattutto nelle sue espressioni finanziarie, e contro i suoi agenti raggruppati nella Troika. Negli anni successivi sono state riproposte giornate di lotta contro la politica dell’austerità, le banche, una denuncia estesa anche contro l’industria degli armamenti, il “furto di terreni”, le condizioni di lavoro dei salariati dei PVS, gli immigrati, i facchini della logistica (Amazon in particolare).  Nel 2014 ci sono state manifestazioni in diverse città tedesche ed europee (Roma, Bologna, Bruxelles, Madrid e Parigi).  Secondo gli organizzatori, il numero dei partecipanti alle varie edizioni della protesta contro la BCE, simbolo della Finanza e del capitalismo europeo, si sarebbe sempre aggirato attorno ai 20mila, provenienti oltre che dalla Germania da Grecia, Italia, Spagna e Francia. In ognuna delle manifestazioni l’Amministrazione cittadina ha ostacolato l’organizzazione degli eventi restringendo in modo sostanziale la circolazione dei mezzi di trasporto pubblici locali. La polizia è stata schierata numerosa assieme alle forze speciali, e negli scontri con i manifestanti ha fatto ricorso a idranti, manganelli, spray urticanti, filo spinato; diversi i feriti, e numerosi gli arresti.

[2] Fondata nel 1998 a Francoforte, Association pour la Taxation des Transactions financières et pour l’Action Citoyenne – Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l’azione civica, operante in 50 paesi, soprattutto europei.

[3] Trostkista, Quarta Internazionale.

[4] “Um Ganze” = “Su tutto l’insieme”, Lega di gruppi antifascisti, anti-nazionalisti e post-autonomi, contro lo Stato e contro il capitale, fondata a fine 2006.

[5] IL, fondata nel 2005, associazione di una serie di gruppi tedeschi e austriaci antirazzisti e anticapitalisti, classificata come sinistra estremista.

[6] Gruppi autonomi Antifascisti, antinazionalisti, antirazzisti, nati a inizio anni Ottanta.

[7] La Rivoluzione di Marzo, nel quadro delle rivoluzioni democratico-borghesi europee contro i tentativi di restaurazione della Santa Alleanza.

[8] 10 000 secondo il giornale Focus.de 20.03.’15

[9] Dopo l’acceso dibattito sulle forme violente della protesta è tuttavia comparso un articolo sull’autorevole Spiegel (20.03.2015) che imputa le azioni di forza ad organizzazioni dell’estrema destra nazionalista, xenofoba, razzista e anti-euro. Rispondendo agli appelli comparsi, ad esempio, sul sito di “Nationalisten gegen Kapitalismus – Nazionalisti contro il capitalismo”, attivisti di queste organizzazioni si sono infiltrati nella manifestazione di Francoforte. Ne è testimone anche un deputato della Linke, che ha dichiarato di aver sentito slogan nazionalistici urlati durante i cortei da elementi dell’estrema destra.

[10] Ne parla: http://www.connessioniprecarie.org/2015/02/03/strike-meeting-ii-atto-roma-13-15-febbraio-2015/

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