Editoriali »

10 Novembre 2020 – 21:17 |

Centinaia di milioni di persone in USA e nel mondo non vedranno più ogni giorno in TV quella chioma rossa costata 800 mila dollari sopra quel volto da mastino sparare veleni contro gli immigrati, contro le donne, contro la natura, contro tutto ciò che non è American. Questo populismo rozzo e becero di un pescecane cresciuto con le speculazioni immobiliari che si atteggia a patrono …

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24 ottobre – Tutti in piazza! Giornata di mobilitazione nazionale

Inserito da on 22 Ottobre 2020 – 00:25

IL GOVERNO CONTE CI VUOLE DOCILI E RASSEGNATI
CONFINDUSTRIA CI VUOLE SCHIAVI E AFFAMATI

Mentre in tutta Europa dilaga la seconda ondata pandemica, nel nostro paese il governo e le amministrazioni locali si trovano a fronteggiare la nuova emergenza con un sistema sanitario disastrato come in primavera: pochissime nuove risorse, strutture fatiscenti, gravi carenze d’organico e un personale medico-infermieristico che a dispetto delle fatiche sfiancanti del lockdown continua ad essere umiliato dal mancato rinnovo del CCNL di categoria e da livelli salariali da fame.

I padroni, con la complicità di governo ed istituzioni locali, la scorsa primavera hanno contribuito a trasformare la pandemia in mattanza negli ospedali e nelle RSA, in primis in Lombardia, tenendo aperte migliaia di fabbriche senza alcun riguardo per la sicurezza e la salute di lavoratori e lavoratrici. Ora, sempre in nome del profitto, minacciano barricate per impedire stringenti misure di sicurezza, nonostante il rischio di un collasso degli ospedali su scala nazionale: uno scenario reso ancor più drammatico al sud, che stavolta è pienamente coinvolto dalla pandemia.

Mentre Conte, il PD e i M5Stelle hanno mantenuto l’impianto razzista, repressivo e antioperaio dei decreti sicurezza di Salvini (limitandosi a qualche modifica irrisoria e di facciata), l’esecutivo è sempre più ostaggio dell’arroganza di Bonomi e di Confindustria, delle sue richieste e delle sue pretese, a partire dal mancato rinnovo della moratoria sui licenziamenti a fine anno, nonostante il proseguo dell’emergenza.

I padroni si sentono talmente forti da far saltare i tavoli di trattativa sui rinnovi contrattuali, come dimostra il caso eclatante del CCNL metalmeccanici, con lo scopo dichiarato di ottenere dei contratti-farsa, senza alcun aumento salariale e con l’imposizione di forme sempre più brutali di precarietà e di sfruttamento.

Intanto, al di là delle chiacchiere e della propaganda, si pensa di destinare la gran parte dei fondi del Recovery Plan alle ristrutturazioni produttive necessarie al capitale per contrastare la crisi in corso dal 2008, a infrastrutture e grandi opere al servizio delle imprese o direttamente nelle tasche dei padroni sotto forma di sgravi e incentivi. Risorse che stravolgeranno sempre più i servizi universali (sanità, scuola, trasporti, assistenza), che penalizzeranno perciò ancora di più l’occupazione e la condizione delle donne, e andranno anche a incrementare le spese militari e i piani bellici (30 miliardi destinati alla difesa). Risorse che, con le condizionalità imposte dalla UE, saranno ripagate con nuove lacrime e nuovo sangue da lavoratori, lavoratrici e classi oppresse – come accadrà invariabilmente anche in tutti gli altri paesi europei.

Senza una ripresa generale delle lotte e del protagonismo di lavoratori e lavoratrici, entro l’inverno assisteremo a un’ondata di licenziamenti, a un taglio dei salari e a un massacro sociale senza precedenti.

Per questo motivo lo scorso 27 settembre centinaia di lavoratori e delegati combattivi di diversa appartenenza categoriale e sindacale si sono incontrati a Bologna, con l’obbiettivo di tracciare una piattaforma di lotta e di mobilitazione capace di contrapporsi in maniera adeguata ai piani di macelleria sociale di padroni e governo, e di lanciare dal basso un percorso di mobilitazione che porti in tempi brevi a un vero sciopero generale.

  • Per il rinnovo immediato di tutti i CCNL scaduti, con forti aumenti salariali e forti disincentivi ai contratti precari e a termine;
  • No ai licenziamenti di massa; riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, salario medio garantito a disoccupati e precari e integrazione della Cig al 100%;
  • I costi della crisi sanitaria siano pagati da chi non ha mai pagato: patrimoniale sulle grandi ricchezze per rilanciare la sanità, la scuola pubblica, i trasporti e i servizi sociali;
  • Documenti, diritto d’asilo, regolarizzazione contrattuale e pieni diritti di cittadinanza per tutti i lavoratorie le lavoratrici immigrati, con l’abolizione dei decreti sicurezza (che reprimono anche dissenso e conflitto sociale);
  • Per il diritto al lavoro delle donne e il potenziamento del welfare, per il diritto all’aborto e all’autodeterminazione delle donne, contro il sessismo e la violenza sociale e domestica;
  • Contro la scuola di classe, contro la didattica a distanza, per un piano straordinario di edilizia scolastica e di assunzioni di personale docente e non docente per garantire la salute degli studenti e la didattica in presenza;
  • Contro ogni autonomia differenziata, oggi rilanciata dal governo;
  • Annullamento delle spese militari e riconversione di tutta la filiera dell’industria bellica e militare, a spese dello Stato e piena garanzia del lavoro;
  • Tutela piena della sicurezza sui luoghi di lavoro con nuovi e stringenti protocolli per la prevenzione del contagio da Covid 19, gestiti da comitati e rappresentanti eletti da lavoratori e lavoratrici.

24 ottobre

Manifestazioni e presidi di lotta in ogni città

MILANO:
– ORE 14.30 – SOTTO LA SEDE DELL’INPS DI VIA GONZAGA N.6
– ORE 16.30 – SOTTO L’ASSOLOMBARDA – VIA PANTANO N.9

Date le condizioni critiche della diffusione della seconda ondata del Covid-19, in modo particolare a Milano (favorita dalla mancata predisposizione di sufficienti misure per il tracciamento dei contagi e di potenziamento del sistema sanitario), si dovrà prestare grande attenzione a mettere in atto e far rispettare tutte le misure di protezione (mascherine) e distanziamento, innanzitutto per proteggere la salute nostra e di tutti i partecipanti, oltre che per non prestare il destro a misure repressive.

ASSEMBLEA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI COMBATTIVI

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