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19 Agosto 2020 – 19:09 |

Pubblichiamo il Comunicato Commissione Internazionale SI Cobas
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Il SI Cobas segue con partecipazione e augura successo al grande movimento di protesta bielorusso che chiede con forza la caduta del regime. Di fronte alla dura repressione delle prime proteste da parte delle forze dell’ordine, il movimento non solo non si è piegato, ma si è esteso a centinaia di migliaia di persone, costringendo il governo a rilasciare …

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[Pakistan] 8 marzo in quel di settembre

Inserito da on 14 Settembre 2012 – 17:55

Non è successo l’8 marzo ma il 12 settembre. Non a Chicago ma a Karachi, Pakistan.
I morti sono, per il momento,  289 operai bruciati vivi, che lavoravano in una fabbrica tessile, la Ali Enterprise. La fabbrica, un edificio di 4 piani nel quartiere di Baldia Town, occupava circa 2.000 lavoratori; gli operai lavoravano in vasti scantinati con le finestre chiuse da sbarre e come unica via d’uscita una piccola porta che si è bloccata subito. Il grande generatore elettrico che ha dato il via all’incendio  si trovava all’entrata principale. Sono riusciti a salvarsi quelli che si sono buttati dalle finestre, scardinando le sbarre o gettandosi dai piani superiori. Molti di questi hanno avuto le gambe rotte.
Facevano magliette e prodotti tessili che noi compriamo, anche se l’etichetta recita “made in … qualsiasi paese” tranne quello in cui sono prodotti.
Pagati pochi centesimi e ora morti bruciati perché, come dice uno dei sopravvissuti, “i proprietari erano più preoccupati di proteggere i loro tessuti che i loro lavoratori”.
Nella città di Lahore, per lo scoppio di un generatore,  sono morti – sempre oggi – altri 25 operai. Fabbricavano scarpe.
I loro nomi non li sapremo mai, ma sappiamo che tra loro c’erano anche molti bambini.

E’ sempre più difficile – perché sono tanti, troppi – ricordarsi dei morti sul lavoro. Domani un’altra tragedia ci distrarrà.  Ma quella di oggi, in tempo di crisi, ci dice alcune cose, oltre a riempirci di rabbia e di dolore per l’ennesima volta.

Di questi tempi va di moda scagliarsi contro la finanza e i “mercati”, anche da parte di chi questi “mercati” e il sistema capitalistico di cui fanno parte li ha sempre sostenuti come l’unico mondo possibile (vedi Bersani che – domani, un domani che non arriva mai – non vuole “il governo delle banche”… ma intanto lo sostiene a spada tratta), ma OGGI l’economia “reale”, quella dello sfruttamento diretto di quella merce umana che si chiama forza-lavoro, si è presa la sua sanguinosa rivincita.

Ci sono tanti modi per ammazzare i popoli. Direttamente con la guerra, come in Afganistan, in Iraq, in Libia (e, prossimamente, in Siria); con lo strangolamento economico, come in Grecia…. e ogni giorno nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro di tutto il mondo, dove il profitto conta più della vita umana.

L’importante è produrre, ci dicono, aumentare la produttività: così usciremo dalla crisi.
Il Pakistan attraversa una crisi  energetica con continui tagli dell’energia elettrica e i padroni delle fabbriche usano sempre più generatori a gasolio perché la produzione non si interrompa, anche se questo aumenta a dismisura i rischi per i lavoratori, che lavorano in condizioni sub-umane. L’estrazione del plusvalore non può fermarsi.

Il rogo di Chicago avvenne nel 1908: sono passati più 100 anni e, nella sostanza e ormai anche nelle forme, la barbarie del capitalismo non è cambiata.
Oggi, con la morte nel cuore, non possiamo dire altro che “pietà l’è morta” e che dobbiamo abbattere questo sistema.

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”
Via Magenta 88, Sesto S.Giovanni

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