Argentina 4. LA CADUTA DI PERON

Venti di crisi Il periodo “glorioso” del governo peronista inizia a declinare agli esordi degli anni ’50 del secolo scorso. Non si può comprendere la crisi che investe il peronismo se non la si riconduce ai mutamenti del ciclo economico del capitale internazionale e all’affermarsi del predominio statunitense in Sudamerica; fenomeni che spiazzano quella “Terza Posizione” di cui Peron si è fatto interprete. J. E. Corradi (Op. cit.) parla del

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Congo, paradiso per gli sfruttatori, inferno per i lavoratori

La Repubblica Democratica del Congo[1] (RDdC) è probabilmente il paese africano più ricco per risorse minerarie, popolato da quasi 110 milioni di abitanti sparsi su un territorio grande quasi quanto l’intera Europa occidentale e secondo per dimensioni in Africa (dopo l’Algeria). Le sue risorse sono state e sono tuttora contese fra i principali paesi imperialisti, concupite dalle nazioni confinanti e al centro di appetiti tribali. A gestirle nominalmente un non-stato,

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Argentina 3. IL REGIME PERONISTA

Una volta diventato presidente (febbraio 1946) Peron inaugura in Argentina una forma di “populismo nazionale di massa” che farà epoca. Ad essere esatti egli non è il primo in assoluto in America Latina (il Messico, per certi aspetti, cronologicamente lo anticipa di qualche anno col governo Càrdenas). E’ però il primo a guidare una siffatta “rivoluzione” nel paese capitalisticamente più sviluppato del continente Sud-Americano, dando ad essa un carattere “sistemico”.

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Israele diviso tra il fabbisogno di manodopera palestinese e la politica di pulizia etnica

Riportiamo la traduzione di un intervento di Assaf Adif, direttore esecutivo del sindacato israeliano MAAN che organizza lavoratori palestinesi in Israele e nei Territori Occupati, rivolto a rappresentanti europei, in cui chiede la riammissione di 200 mila lavoratori palestinesi della Cisgiordania in Israele e negli insediamenti israeliani della Cisgiordania, nell’edilizia, agricoltura e industria. Il punto di vista è quello dell’“interesse nazionale” israeliano ad avere forza lavoro a basso costo, e

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Il vile baratto di al-Sisi: maxi-tendopoli in cui rinchiudere un milione e mezzo di palestinesi, in cambio di 10 miliardi dal FMI – Mike Whitney

Riportiamo questo contributo del Pungolorosso: Riprendiamo, nella traduzione di A. P., un documentato articolo di M. Whitney, che porta alla luce quale lurido scambio ai danni del popolo palestinese della striscia di Gaza si stia perfezionando in questi giorni tra l’Egitto di al-Sisi e il FMI – ennesima prova del sistematico tradimento della causa palestinese da parte di tutte le borghesie arabe, nessuna esclusa, e quella egiziana in testa. Ha

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Report on the International Day of Mobilization against the Wars of Capital on February 24

A first step of organized proletarian internationalism / Revolutionary Internationalist Tendency – SI Cobas The road to a first international day of action against the wars of capital on 24 February was not easy, but it was crowned with success. Most of the path towards the constitution of an international and internationalist proletarian united front against the wars of capital and against the tendency towards a third apocalyptic world war

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Report sulla giornata internazionale di mobilitazione contro le guerre del capitale del 24 febbraio

Un primo passo dell’internazionalismo proletario organizzato (TIR e SI Cobas) Report sulla giornata internazionale di mobilitazione contro le guerre del capitale del 24 febbraio – un primo passo dell’internazionalismo proletario organizzato Il cammino per arrivare ad una prima giornata internazionale di azione contro le guerre del capitale il 24 febbraio scorso non è stato agevole, ma è stato coronato da successo. La maggior parte del percorso verso la costituzione di

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Quanti morti per un milione di dollari? Il grande business della guerra

Quando parlano di affari, alle volte i capitalisti parlano chiaro. In un articolo del 18 febbraio dal titolo: Come la guerra in Europa spinge l’economia statunitense, il Wall Street Journal scrive che grazie alla guerra in Ucraina Questo, dicevamo, significa parlar chiaro. La guerra è un affare. Che loro misurano in miliardi di dollari. Noi invece la misuriamo in centinaia di migliaia di morti e di mutilati, al 99% proletari,

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Ucraina: siamo ben lontani dalla pace

Oscurata dalla mattanza a Gaza, la guerra in Ucraina è andata avanti con la stessa ferocia, apparentemente “in stallo” per i media occidentali. In ogni caso un conflitto ad alta intensità che consuma armi e uomini a gran velocità, diventando sempre più pesante per i soldati al fronte e i civili (qualcosa filtra nonostante la censura). Tramite i propri “aiuti”, gli Europei si preparano agli affari della ricostruzione, mentre il

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Ecuador: tra narcos e malgoverno, gli indigeni indicano ai lavoratori la strada della lotta

Pubblichiamo dal sito del Si Cobas una interessante intervista a un delegato originario dell’Ecuador, paese di cui anche in Italia si è occupata la cronaca. L’Ecuador in questi ultimi anni è salito alle cronache internazionali per il dilagare di violenze efferate, omicidi mirati e massacri da parte di una rete di bande armate (i più noti sono Los Lobos) e organizzazioni criminali che stanno tenendo in ostaggio il paese, seminando

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