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10 Novembre 2020 – 21:17 |

Centinaia di milioni di persone in USA e nel mondo non vedranno più ogni giorno in TV quella chioma rossa costata 800 mila dollari sopra quel volto da mastino sparare veleni contro gli immigrati, contro le donne, contro la natura, contro tutto ciò che non è American. Questo populismo rozzo e becero di un pescecane cresciuto con le speculazioni immobiliari che si atteggia a patrono …

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IL CONFLITTO IMPERIALISTICO TURCO-GRECO NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

Inserito da on 10 Ottobre 2020 – 07:52

Alliance of Middle Eastern and North African Socialists

Pubblichiamo la traduzione di una significativa presa di posizione
internazionalista dello scorso settembre da parte di due compagni greci
sul conflitto greco-turco, che condividiamo, ripresa dal sito

allianceofmesocialists.org“.

15 settembre 2020

Nonostante l’isteria nazionalista che la propaganda dei media di stato e i mass media alimentano in entrambi i Paesi, è evidente l’ansia delle masse popolari, tanto in Grecia che in Turchia, riguardo alla possibilità di una guerra. 

scritto da Pantelis Afthinos e Κostas Kousiantas

Ancora una volta il conflitto tra il capitalismo greco e quello turco si avvicina a un punto di ebollizione. Sarà cruciale il tempo che rimane fino alla fine di settembre. L’ultima volta che accadde qualcosa di simile fu nel 1996, quando la guerra venne scongiurata all’ultimo minuto.

Si tratta di un conflitto tra due sub-imperialismi regionali, entrambi reazionari. E non è una novità.

La lotta per il predominio regionale nel Mediterraneo orientale e nei Balcani, così come per l’influenza economica e politica in Medio Oriente, iniziò a metà degli anni Cinquanta. Un punto critico del conflitto è la lotta per il controllo di Cipro. Un conflitto che ogni parte porta avanti, in collaborazione con la leadership della rispettiva comunità nazionale dell’isola.

Ora esso si è di nuovo intensificato con la scoperta, nell’ultimo decennio, di giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale. Questa scoperta ha innescato la corsa alla spartizione delle acque internazionali del Mediterraneo orientale, da parte di Grecia, Turchia e Cipro, attraverso la definizione di zone economiche esclusive (ΕΕΖ), delle piattaforme continentali e dell’espansione delle acque territoriali marittime, abolendo del tutto qualsiasi nozione di mare libero. È in corso una nuova partita di saccheggi capitalistici, questa volta di ricchezze marittime, assieme ad una nuova catastrofica estrazione di combustibili fossili.

Entrambe le parti hanno associato questo conflitto alle rispettive strategie conflittuali contro i movimenti popolari e le rivolte in Medio Oriente, nonché agli scontri delle potenze imperialiste mondiali che intervengono nella regione.

Il capitalismo turco si è alleato con e ha rafforzato le forze politiche religiose conservatrici – i Fratelli Musulmani – che hanno cercato di arrestare la dinamica rivoluzionaria della Primavera araba e di deviarla su una linea reazionaria.

Il capitalismo greco in Medio Oriente

Il capitalismo greco, dopo lo scoppio della primavera araba e il crollo dei regimi autoritari nella regione, cerca di emergere tramite la quadruplice alleanza Grecia-Cipro-Israele-Egitto (sotto l’egida degli Stati Uniti), come forza di stabilità imperialista e di sostegno ai vecchi regimi autoritari. Subito dopo il colpo di stato di al-Sisi in Egitto, il governo greco si precipitò a siglare un accordo con lui, offrendo così immediatamente alla dittatura egiziana legittimità internazionale e canali per una cooperazione con la UE. I governi greci hanno migliorato le relazioni economiche con Israele e, sulla questione palestinese, si sono pienamente allineati con la politica israeliana. Lo scorso gennaio il governo greco ha offerto supporto militare all’Arabia Saudita, offrendogli un sistema di difesa missilistica (batteria di missili Patriot) e personale militare. Ha offerto pieno sostegno politico e diplomatico al leader golpista Khalifa Haftar in Libia. Inoltre, la Grecia ha mantenuto relazioni economiche con il regime di Assad (dal 2017 la Grecia è il principale acquirente di fosfati della Siria). E ha ora stipulato una serie di accordi di cooperazione con gli Emirati Arabi Uniti, conducendo esercitazioni militari congiunte nel Mediterraneo.

Allo stesso tempo, il capitalismo greco sta cercando di emergere come il più credibile garante degli interessi delle grandi potenze imperialiste occidentali in Medio Oriente. Ad esempio, il giorno seguente all’assassinio di Qasem Soleimani, il governo greco si è affrettato a dichiarare la propria disponibilità a sostenere gli Stati Uniti in un eventuale conflitto militare con l’Iran. Ma molto più rilevante è lo sforzo del capitalismo greco di essere oggi il principale sostegno diplomatico e militare della missione imperialista francese in Medio Oriente e in Africa. In molte dichiarazioni di funzionari governativi e nei suoi media filo-governativi, il Mediterraneo viene descritto come “area di importanza vitale” della Francia. Attualmente sono in corso negoziati per la firma di un accordo tra Grecia e Francia, riguardanti la cooperazione militare a tutti i livelli. Questa cooperazione e il chiaro sostegno di Macron alla Grecia, in questo momento, dà al capitalismo greco fiducia per alzare la tensione.

La crisi dei rifugiati e il conflitto greco-turco

Un’altra dimensione tragica di questo conflitto è il tentativo del capitalismo greco di emergere, in queste circostanze, come principale “amministratore” della “questione dei rifugiati” nel Mediterraneo orientale. Una carta diplomatica chiave giocata dal precedente governo SYRIZA era che la Grecia è la roccaforte della Ue per fermare i flussi di rifugiati e far fronte alla “minaccia di invasione jihadista” in Europa.

L’attuale governo di destra di Nuova Democrazia (ND) ha potenziato questa politica e trasformato la “questione rifugiati” in un aspetto del conflitto greco-turco, lanciando una vera e propria guerra contro i rifugiati. Secondo il governo greco, la Turchia sta cercando di “invadere” la Grecia, tramite i rifugiati che essa “invia”. Questa guerra ha già provocato la morte di profughi sul fiume Evros (il confine tra Grecia e Turchia) sotto i colpi di arma da fuoco delle forze armate greche o delle milizie armate di estrema destra, ha fatto annegare profughi nell’Egeo e ha illegalmente respinto profughi verso la Turchia (probabilmente a centinaia). La logica politica di questa guerra contro i rifugiati è il tentativo del governo greco di convincere la UE che lo Stato greco è in grado di impedire l’entrata nei paesi della UE dei rifugiati provenienti dalla Turchia. Il capitalismo greco cerca in questo modo di convincere la UE che essa non ha bisogno della Turchia per affrontare la questione dei rifugiati nel quadro della “fortezza Europa”.

In questo momento il governo greco, oltre a rafforzare le sue capacità militari (acquisto di aerei da guerra dalla Francia), sta anche rafforzando le sue forze militari sul confine di terra a Evros e sta ampliando la recinzione nell’area, sostenendo che deve affrontare una possibile nuova «invasione di immigrati clandestini, che verranno inviati dalla Turchia». L’escalation della tensione tra i due principali alleati della NATO nel Mediterraneo orientale è ovviamente motivo di preoccupazione per gli Stati Uniti e la UE, in quanto temono che un conflitto militare possa destabilizzare la parte sud-orientale dell’alleanza imperialista. Al momento, benché la UE esprima il suo sostegno alla Grecia, sia UE che USA stanno cercando di mediare per evitare un conflitto militare.

Tuttavia, per le due potenze imperialiste regionali, Grecia e Turchia, la posta in gioco del conflitto è tanto importante (cioè chi avrà il controllo politico, economico e militare nel Mediterraneo orientale) che sta spingendo entrambi i Paesi a mosse non sempre in linea con le politiche chiave della UE e degli USA nella regione, o anche ad iniziative per cercare il sostegno dei loro comuni e forti alleati.

Una prospettiva internazionalista contro la guerra

In ogni caso, ciò che serve è la solidarietà internazionale e l’azione congiunta delle forze della sinistra e del movimento operaio in Grecia, Turchia e Cipro. Purtroppo ad oggi su questo siamo molto indietro. Ci sono, naturalmente, dichiarazioni comuni tra le organizzazioni della sinistra anticapitalista e rivoluzionaria di entrambe le sponde del Mar Egeo, ma il problema riguarda SYRIZA e il Partito Comunista, i due principali partiti di sinistra in Grecia. Entrambi i partiti hanno una posizione a favore della guerra. SYRIZA – che è stato un partito di governo – propone una strategia diplomatica e militare più aggressiva. Il Partito Comunista (KKE) usa una forte retorica antimperialista, ma solo per denunciare l’imperialismo occidentale perché non sostiene le rivendicazioni greche. Entrambi criticano il governo di destra che con le sue reazioni “tiepide” – come le definiscono – cede alla Turchia «diritti sovrani della Grecia»!

Nonostante l’isteria nazionalista che la propaganda dei media di stato e i mass media coltivano in entrambi i Paesi, è evidente, sia in Grecia che in Turchia, l’ansia delle masse popolari riguardo alla possibilità di una guerra. In entrambi i Paesi, negli ultimi anni sono emersi significativi movimenti di base dal basso che possono appoggiare un movimento internazionalista contro la guerra. È compito delle organizzazioni della sinistra anticapitalista organizzare la comunicazione e l’azione congiunta su entrambe le sponde del Mar Egeo.

Pantelis Afthinos, Kostas Kousiantas

11 settembre 2020

Pantelis Afthinos e Kostas Kousiantas partecipano alla redazione del sito web greco anticapitalista «e la liberta».

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