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Italia-Etiopia: dalla criminosa occupazione agli affari

Inserito da on 20 Novembre 2020 – 12:34

C’è una storia di aggressione e inaudite violenze nelle relazioni tra l’Italia e l’Etiopia che precede quelle che attualmente vengono definite “proficue” relazioni economiche.

Sul conflitto in corso in Etiopia rimandiamo a questo articolo.

Per non dimenticare, riassumiamo in breve la faccia oscura, ma fondamentale e complementare a quella “presentabile” degli attuali rapporti “pacifici” dell’imperialismo italiano.

Dopo aver tentato già da fine Ottocento (1896) la conquista dell’Abissinia (il nome dato all’Etiopia), il regio esercito italiano venne distrutto nella battaglia di Adua. I tentativi italiani di conquista culminarono con la guerra condotta durante il fascismo, con un breve periodo di occupazione militare, fino a che le truppe fasciste vennero cacciate dal concorrente esercito britannico. L’occupazione italiana fu marchiata da inauditi crimini contro l’umanità: un regno del terrore imposto distruggendo sistematicamente villaggi e produzione agricola per combattere i partigiani etiopi, utilizzando il gas sulle popolazioni, massacrando in modo indiscriminato i civili, bombardando gli ospedali della Croce Rossa Internazionale, e uccidendo i prigionieri di guerra etiopi. Si calcola che la guerra e l’occupazione italiane causarono circa 400mila vittime tra gli etiopi.

I vari governi italiani che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi non hanno mai accettato che i crimini dell’imperialismo italiano venissero portati davanti al tribunale internazionale.

Ma ancora oggi, nonostante i nuovi rapporti di amicizia con l’Italia, la vittoria conseguita ad Adua contro le forze italiane è una festa nazionale in Etiopia…

E oggi, in cosa consiste la presenza italiana in questo mercato in rapida espansione (crescita media del 10,6% negli ultimi decenni e mezzo)?

La politica estera italiana del governo in carica verso l’Etiopia si pone in continuità rispetto alle scelte perseguite dopo la ripresa dei rapporti diplomatici nel 1951, abbandonate le ambizioni di potenza nella regione l’Italia decise di consolidare la propria sfera d’influenza economica. Il primo ministro Giuseppe Conte ha esortato le imprese italiane a investire in Etiopia ed Eritrea nel 2018 in occasione della visita di stato nei due paesi, e nuovamente nel 2019, in occasione di un Forum economico in Etiopia.

Si sta riaprendo tuttavia anche il capitolo militare negli attuali rapporti Italia-Etiopia.

Nel 2019 in occasione della visita in Corno d’Africa dell’allora ministra Difesa pentastellata Elisabetta Trenta, è accordo di cooperazione militare con l’Etiopia, entro “cui sviluppare nuove e maggiori iniziative nel campo della sicurezza e della difesa in aree di comune interesse” tra le qual… “la ricerca e lo sviluppo in ambito militare e la collaborazione in materia di industria della difesa”. In chiaro, le speranze sono di poter vendere ad Addis Abeba sistemi d’arma e apparecchiature belliche!

Nonostante l’emergenza Covid-19, il governo italiano PD-M5S ne ha varato il testo il 5 febbraio 2020, approvato in via definitiva l’8 luglio, ed entrato in vigore il 5 agosto.

C’era stato un precedente tentativo di accordo tra Italia ed Etiopia sulla cooperazione nella difesa nel 1998, ma non poté entrare in vigore perché era iniziato il conflitto tra Etiopia ed Eritrea, con il conseguente embargo sulla vendita e la fornitura di armi e materiale militare ai due Paesi belligeranti imposto dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.

L’attuale accordo militare viene siglato, nonostante Amnesty International, nel suo dossier 2020, ricordi che in Etiopia “continuano numerosi gli attacchi da parte di gruppi armati e dalla violenza comune che causano morti, ferimenti e spostamenti forzati della popolazione”. Continua Amnesty: “E’ stato documentato un aumento della violenza etnica che ha condotto a migliaia di morti in tutto il paese e le forze di sicurezza hanno fallito nel loro compito di difesa e protezione della popolazione. Queste ultime, inoltre, specie i membri della polizia regionale e della milizia amministrativa locale, hanno avuto un ruolo attivo, schierandosi con i gruppi etnici d’appartenenza coinvolti nella violenza generale”.

Ad ottant’anni dai massacri perpetrati dall’imperialismo italiano dell’epoca fascista, l’Etiopia sta tornando ad essere meta del complesso militare-industriale italiano.

Proficue relazioni economiche

Le opportunità di investimento in Etiopia riguardano non solo i tradizionali settori dell’agricoltura e dello sfruttamento del sottosuolo, ma anche il manifatturiero, l’industria tessile e conciaria, le appetibili e infrastrutture necessarie allo sviluppo complessivo, in particolare nell’idroelettrico e nelle energie rinnovabili. È da rimarcare che nel tessile conciario l’Etiopia mira a divenire un centro di riferimento su scala internazionale; per attirare aziende estere ha approfittato della crisi del tessile in Bangladesh.

Nel 2018, gli Investimenti Diretti Esteri (IED) italiani in Etiopia ammontavano a 184 milioni di €, in costante crescita nel precedente quinquennio; mentre lo stock degli IED italiani (l’insieme degli investimenti già effettuati) in Etiopia era di 587 milioni di €.

In Etiopia operano imprese italiane di varie dimensioni e settori. Alcune presenti da oltre quarant’anni (tranne durante il regime di Menghistu), altre hanno invece iniziato ad operare nel paese attratte dalla forte crescita economica dell’ultimo decennio.

Nel settore infrastrutture l’italiana Salini-Impregilo si è accaparrata venti grandi progetti, per la maggior parte nel settore dell’energia idroelettrica, con un valore complessivo più di 9 MD di €.

Nel quadro del Piano di Sviluppo Energetico dell’Etiopia, dopo la realizzazione degli impianti idroelettrici (dighe + centrali) Gilgel Gibe I, Gilgel Gibe II e Gibe III, Impregilo sta ora ne sta costruendo altri due: Koysha (Gibe IV) sul fiume Omo e sul Nilo Azzurro la Grande Diga del Rinascimento Etiope, (GERD – Grand Ethiopian Renaissance Dam).

Invece, nel quadro del programma di diversificazione energetica del governo etiope, Enel Green Power è alla testa di un consorzio per la costruzione, entro il 2022, di un impianto solare su un’area di 250 ettari a Metahara, nella regione di Oromia, per il quale sono previsti investimenti per 120 milioni di $. Il governo etiope si è impegnato ad acquistare in via esclusiva la produzione di questo impianto fotovoltaico di per i prossimi vent’anni, tramite l’agenzia statale Ethiopian Electric Corporation.

Opera in Etiopia dal 1970 un altro grande gruppo italiano CNH/IVECO, assemblaggio di veicoli commerciali. Iveco opera tramite la Joint Venture AMCE (Automotive Manufacturing Company of Ethiopia), in cui detiene il 70%, mentre il restante 30% è del Ministero dell’Industria e del Commercio etiope.

Nel conciario troviamo dal 2008 Village Industry, oltre 400 addetti ad Addis Abeba, e nel tessile, opera il gruppo Calzedonia, con stabilimento nel parco industriale di Mekelle, nel Tigrai, con un investimento complessivo previsto di oltre i 26 milioni di €.

Per i prodotti agricoli, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo finanzia un progetto sul rafforzamento della filiera produttiva del caffè nella regione di Oromia in collaborazione con Illy, principale importatore del prodotto. Ricordiamo che il caffè è il prodotto più importante dell’interscambio commerciale con l’Italia. Per l’export italiano, l’Etiopia costituisce il 4° mercato di destinazione nell’Africa sub-sahariana.

Etiopia-Eritrea

Uno dei principali fattori che hanno contribuito alla distensione delle relazioni dell’Etiopia con l’Eritrea e alla sigla dell’accordo di pace è la necessità per le imprese estere presenti nel Tigrai, compresi i gruppi italiani, di disporre di una nuova rete di trasporti che colleghi l’Etiopia settentrionale al Mar Rosso, aggirando la dipendenza dal porto di Gibuti, per costruire la quale occorre riaprire i confini. Le tensioni tra il FLPT (Tigray People’s Liberation Front) e il nuovo governo centrale di Abyi hanno aggravato i problemi di logistica. Da qui il fronte comune tra i due paesi contro l’FLPT, tenendo conto anche che quest’ultimo era al governo dell’Etiopia durante la guerra contro l’Eritrea.

L’Italia intende finanziare uno studio di fattibilità per la costruzione di una ferrovia tra Mekelle (Tigrai) e il porto eritreo di Massaua. Con questa ferrovia verrebbero ripristinati i circuiti commerciali interrotti dalla guerra del 1998, di cui si serviva l’Etiopia settentrionale per collegarsi ai mercati internazionali, riducendo che costi e tempi di spostamento delle merci.

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