Editoriali »

5 Giugno 2020 – 10:03 |

É in corso a livello mondiale la modernizzazione e concentrazione della cantieristica, che vede la Cina ambire a raggiungere e superare gli Stati Uniti come prima potenza navale mondiale.
Negli ultimi mesi, a livello europeo sono stati siglati accordi di cooperazione a vario titolo tra alcuni grandi gruppi al fine di poter competere, con accresciute dimensioni ed economie di scala, contro i giganti statunitensi, asiatici – …

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Luci a San Siro nel buio del Covid-19

Inserito da on 29 Maggio 2020 – 23:21

Sindacato Intercategoriale Cobas – Coordinamento Nazionale
via Bernardo Celentano 5, 20132 Milano (MI) – email: milano@sicobas.org – PEC: sicobas@pec.it

1. IL CAMBIAMENTO DELLA SPESA SANITARIA E LA PERDITA DELLA SALUTE

L’argomento della necessita’ di ridurre la spesa sanitaria pubblica è stato molto spesso introdotto come il prodotto della modificazione degli scenari internazionali. Le preoccupazioni per la concorrenza tra imprenditori, settori e stati hanno preso il sopravvento su tutte le altre considerazioni, pericoli di pandemie comprese. La spesa sanitaria statale, nella sua accezione più pura di spesa sociale per la salute collettiva, sarebbe stata sacrificata per sostenere il confronto/scontro con gli altri paesi concorrenti, ancor di più se la si considera quale spesa economicamente improduttiva, che non genera nuovo profitto e che, al contrario, consuma ricchezza.

Questo ridimensionamento del ruolo pubblico ha spianato la strada al crescente intervento del capitale privato nella sanità dove con l’ingresso di gruppi privati nell’area delle pubbliche utilità, le finalità di mercato sono diventate preponderanti sui bisogni sociali e l’interesse privato è stato anteposto alle finalità sociali.

Per colmare il gap creato ad arte, hanno preso forma le cosiddette “altre forme di finanziamento” a “sostegno” ( o a “ciucciare”) della sanità pubblica. Un miscuglio improbabile di irresponsabilità delle direzioni sanitarie, consorterie, appetiti da rendita e spirito truffaldino, ha alla fine indicato la strada, individuando nel project financing il nuovo modo per costruire ospedali, senza riuscire d’altra parte a contenere i dissesti del bilancio pubblico, come è possibile constatare a consuntivo.

Secondo l’Osservatorio dei Conti Pubblici, il trend della spesa pubblica sanitaria non sarebbe infatti così univoco e in diminuzione e l’unico vero calo sarebbe quello delle spese del personale.

L’opinione a commento del grafico dell’Osservatorio è la seguente:

L’evoluzione della spesa sanitaria
Per effetto di questi andamenti, l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil è aumentata di un punto, dal 5,5 per cento del 2000 al 6,5 per cento del 2018. Occorre però notare che l’aumento della spesa è avvenuto quasi del tutto nella prima parte del periodo, ossia fra il 2000 e gli anni della crisi finanziaria. Si trattava di un valore ben superiore alla crescita del Pil dell’Italia, tanto che il rapporto fra spesa e Pil era cresciuto dal 5,5 al 6,6 per cento nel 2006 (prima che la crisi finanziaria deprimesse il denominatore) e al 7,1 per cento nel 2009. A questa forte crescita in termini nominali è corrisposta anche una forte crescita in termini reali (linea arancione) che, valutata ai prezzi del 2000, è aumentata nello stesso arco temporale del 33 per cento. Il secondo è che la spesa sanitaria tendeva a crescere anche a causa di disavanzi elevati riscontrati in diversi Servizi Sanitari Regionali (SSR), e che dal 2007 in avanti queste regioni sono state, ed alcune sono tuttora, soggette a dei piani di rientro finanziari. Come è cambiata la spesa negli anni? Sebbene, come abbiamo visto, la spesa sanitaria non sia calata in termini nominali negli ultimi anni, la composizione della spesa stessa si è notevolmente modificata. Questa diminuzione, sia in termini percentuali che nominali, è stata la conseguenza del congelamento degli stipendi della pubblica amministrazione, che negli anni precedenti erano cresciuti molto di più degli stipendi privati, e del blocco del turnover, in particolar modo in quelle regioni soggette a piani di rientro…“*

https://osservatoriocpi.unicatt.it
https://www.repubblica.it/economia/2020/03/14/news/sanita_verita_e_bugie_sull_aumento_della_spesa-251254662

2. IL MODELLO LOMBARDO: I MIGLIORI O GLI UNTORI ?

In questa regione, il mutamento ha accentuato la cosiddetta “cooperazione pubblico-privato”, sono fiorite cliniche sul modello di ospedale ad alta intensità di cura, si esercitano raffinate tecniche chirurgiche e vengono raggiunte punte di avanguardia scientifica, ma ciò non ha impedito alla Lombardia di essere stata la testa di ponte per la diffusione del Covid-19 in Europa.

Certo, nelle cliniche milanesi arrivano utenti da tutte le direzioni, la lotta alle malattie più difficili è di primo livello ma il territorio, che in ultima istanza è il terreno di coltura delle patologie, non è presidiato.

L’investimento sulla prevenzione primaria e cioè la prevenzione delle malattie legate all’ambiente e alla nocività dei cicli produttivi capace di individuare le cause di malattia prima ancora che queste manifestino i sintomi, non è stato seriamente preso in considerazione.

Le malattie sono un prodotto sociale e l’oggetto di studio dovrebbe essere di carattere sociale e un ruolo rilevante dovrebbe averlo l’epidemiologia.

Questo studio richiederebbe ingenti investimenti, necessari alla raccolta di dati per l’identificazione delle minacce prima che queste si manifestino. La Medicina Sociale ha questa caratterizzazione.

Invece, si affronta la malattia solo quando questa è giunta allo stadio di poter essere chiaramente identificata nella persona, rendendola così in grado di generare spesa sanitaria individuale, attività essenziale per i processi di accumulazione capitalistica nel settore.

Come per gli studi di mercato che si fondano sulla messa a punto di algoritmi, la stessa funzione di cervello sociale svolta dall’informatica potrebbe invece fondare le basi di un’avanzata epidemiologia. Tuttavia, i vincoli del sistema capitalistico fanno sì che come le macchine non vengono utilizzate per alleviare la fatica ma per aumentarne lo sfruttamento dell’operaio, cosi l’informatica non viene impiegata per la difesa della salute. E’ cosi è successo che nelle società umane super tecnologizzate in grado di scatenare massacri a distanza schiacciando un tasto, poi manchino mascherine, ventilatori per l’ossigeno, ambienti isolati per pazienti infetti da Covid-19, reagenti per i tamponi. La sanità nazionale e lombarda in primis, alla prova Covid-19 segna la capitolazione più evidente del principio di prevenzione che dovrebbe essere alla base della medicina, soprattutto nei confronti dello stesso personale medico e infermieristico. E’ da questo che si origina quello che abbiamo definito con il segretario dei medici di famiglia di Bergamo Mirko Tassinari come “strage di stato”. In un’intervista a La Stampa il 31/03/2020 dichiarava: ”…Su 600 medici di famiglia ce ne sono 145 ammalati, di cui 5 morti (ora sono parecchi di più…) Non avrei mai pensato di dover aggiornare una lista di colleghi morti.
Mandati a morire sul lavoro. E’ una strage di stato….”
.

3. LA CATASTROFE ENTRA IN SCENA

L’arrivo del virus ha colto impreparato il sistema sanitario nazionale.

La retorica patriottica ha permesso la diffusione della convinzione di disporre di un robusto apparato sanitario di difesa, tanto da far scrivere nel 2019 ad alcuni luminari del mondo sanitario italiano, un volume intitolato: “ LA MIGLIORE SANITA’ DEL MONDO” (nota 1) .

Secondo i dati ISTAT dei decessi nel primo trimestre 2020, relativi a 6866 comuni italiani (86% della popolazione residente), si è evidenziata una sovramortalità di 25.354 persone rispetto agli anni precedenti, per il 54% di questi decessi (13.710) in soprannumero sarebbe stato diagnosticato un Covid-19. I restanti 11.600 decessi (nota 1) sarebbero avvenuti per cause ignote, secondo l’Istat ricollegabili indirettamente alla pandemia. Questa sovra mortalità da cause sconosciute può essere interpretata come una misura dell’inadeguatezza del sistema sanitario incapace, perfino, a dare una diagnosi di morte. Secondo l’Eco di Bergamo, al 16 maggio 2020, il bilancio parziale del personale medico ed infermieristico deceduto a causa del Covid-19 è di 163 medici e 40 infermieri. Non siamo sicuri che a tutti i medici e gli infermieri deceduti a causa del Covid-19 sia stata effettivamente diagnosticata tale infezione.

Cartina disponibile su: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia (primo trimestre 2020)

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia

4. NUOVI OSPEDALI DAL NULLA?

Andiamo ora a vedere più in dettaglio il carattere delle operazioni di costruzione di nuovi ospedali in regime di project financing. Secondo un’interpretazione corrente, smentita da recenti sentenze delle Corte dei Conti, nel caso in cui l’opera pubblica viene realizzata addossando ai privati i rischi del progetto, l’amministrazione pubblica avrebbe la facoltà di non iscrivere il bene realizzato nel suo attivo patrimoniale e di conseguenza di non fare sorgere il debito relativo tra le fonti del suo conto patrimoniale. Anche i canoni di disponibilità e di gestione versati al concessionario privato dal concedente pubblico, gravando sui bilanci di esercizio dei nuovi ospedali, non andrebbero ad incidere sul debito pubblico e verrebbero considerati come contropartite per servizi e non per investimenti (nota 2). Con quest’impostazione, si sarebbero ottenuti due grossi vantaggi:
– la costruzione di nuovi ospedali senza averne le risorse.
– la costruzione senza generare indebitamento pubblico e nel rispetto del patto di stabilità.

Ovviamente queste partite di giro finanziarie non sono passate inosservate in Europa, specialmente ora che l’Italia e la Lombardia in particolare, hanno conquistato il triste primato nella diffusione del Corona Virus nel continente.

COSTRUZIONI RECENTI DI OSPEDALI IN REGIME DI PARTENARIATO

Con la finanza di progetto il privato finanzia (solo in parte) la costruzione di un ospedale o la sua ristrutturazione e ottiene in cambio la gestione dell’opera stessa per un numero rilevante di anni, dai 20 ai 50 anni, aspetto questo non di dettaglio perché è proprio in questa piega che si nasconde il diavolo finanziario. Ottiene la gestione pluridecennale di tutte le attività non sanitarie: tutta l’area commerciale, parcheggi, mense, lavanderie ecc. assicurandosi flussi di cassa a copertura dell’investimento iniziale. Già vi sono nuovi tentativi di mettere le mani su laboratori d’analisi ed altri settori profittevoli: il tutto viene rubricato sotto la voce “sperimentazione”.

Messa così non sembrerebbe che l’operazione sia molto diversa da un normale contratto d’appalto dove il privato investe e si accolla il rischio d’impresa. La novità introdotta deriva dal fatto che il contratto di project financing è fondato sulla compartecipazione tra pubblico e privato (partenariato).

La premessa è la disgraziata e banale considerazione che un ospedale pubblico non può generare reddito cosa che invece avviene normalmente per una concessione autostradale o per un parcheggio.

A questo punto il socio pubblico si impegna a versare annualmente (per molti anni) un canone di disponibilità. In tal modo le entrate sono garantite e il famoso rischio d’impresa è minimizzato. Non basta. A differenza dell’appalto dove la gestione dei lavori, la titolarità e i controlli sono una prerogativa dell’azienda pubblica, nella concessione la gestione è sottratta alla legge pubblica sugli appalti. Il privato ha tutte e due le mani libere e vista la complessità degli attori coinvolti molte più mani, come la Dea Kalì.

Affinché il rischio d’impresa non turbi le notti dei “progettisti” la normativa prevede che gran parte dell’investimento avvenga con l’accensione di un mutuo, da contrarre con le banche, garantito dal socio pubblico. Ripetiamolo, garantito dal socio pubblico con i soldi pubblici tratti dalla fiscalità generale. In fine siamo noi i garanti!

Le figure coinvolte nella cordata si allungano e la fisionomia del padrone finanziere si perde in dissolvenza. Ma c’è e presenterà il conto alla parte pubblica ed è in conseguenza di questo patto scellerato che si produrranno i tagli al personale, ai posti letto ai servizi, alla ricerca. Sacrifici questi ineludibile per onorare il rispetto del contratto.

Domanda: Perché non accedere ai finanziamenti della BEI (Banca Europea per gli Investimenti) che applica un tasso dell1,5% a fronte di un canone di concessione che produce negli anni tassi del 10-12%. Per noi rimane un mistero.

Confronto costi finanziamento costruzione nuovo ospedale di Santorso Vicenza, 29/06/2014
Valore tot investimento: 132 mil.
Finanziamento rata 2012 rata anno 2035 totale nei 24 anni

A partire dal Veneto il project financing si è diffuso su tutto il territorio nazionale, si contano diverse decine di progetti, realizzati ed altrettanti in progettazione. La più articolata e estesa applicazione si è avuta in Lombardia, qui il groviglio di interessi è tutto da districare. La pentola del malaffare è stata appena scoperchiata ed ha avuto in un recente passato una coda giudiziaria che ha coinvolto la Fondazione Maugeri e il San Raffaele nonché l’arresto del celeste Formigoni. Eccellenza delle eccellenze. Ma in realtà, il vero malaffare è nel meccanismo perfettamente legale che attraverso una sofisticata ingegneria finanziaria sposta risorse dalla salute al profitto. Sulla enormità della rapina al SSN, post festum, è intervenuta la Corte dei Conti e l’Autorità Anticorruzione in quasi tutte le regioni italiane. Il giudizio di condanna è stato netto e particolarmente negativa è stata la valutazione sull’impatto dei conti pubblici in quanto operazioni a debito. Anche il governatore Zaia ne ha denunciato la insostenibilità, dopo che è subentrato al compagno di merenda Galan. Questi ravvedimenti non hanno però fermato la macchina dell’affarismo e ciò assomiglia molto all’intervento di prevenzione terziaria, dopo che è saltata la fase della prevenzione primaria e secondaria. Tardivo e insincero! Nella costruzione dei nuovi ospedali la progettualità tecnica rimanda a scenari da centri commerciali: ristoranti, bar, edicole, centri informatici, telefonia, ovviamente parcheggi a pagamento ecc. mancano solo visagiste e manicure, ma arriveranno. Il glamour commerciale è nell’aria. A Zelig si direbbe che si è costruita una macchina intorno all’autoradio e qui diremo che la H di Hospital sta lasciando il posto alla H di Hotel. Per riprendere serietà, riportiamo queste valutazioni dello scomparso Benci:

Più andiamo avanti nelle analisi e più ci rendiamo conto dell’abnormità della questione. In sintesi il socio pubblico mette i soldi, garantisce per il privato, diventa il suo unico e obbligato cliente, si affida obbligatoriamente a un monopolista che gli gestisce i servizi e paga onerosi canoni. Il tutto per essere alla fine del periodo di concessione pienamente proprietario dell’ospedale. Peccato che i periodi di concessione siano lunghissimi e che vanno dai venti ai trenta anni, periodo al termine del quale l’opera necessita di una forte ristrutturazione. Il valore aggiunto della costruzione di un ospedale o di più ospedali (come nel caso della Toscana) è l’ammodernamento delle strutture, la tecnologia d’avanguardia, la concezione dell’ospedale come luogo di cura concepito secondo i più recenti orientamenti. Il socio pubblico, la collettività quindi, verrà in totale possesso dell’opera solo quando la stessa diventa vetusta e necessitante di ulteriori gravosi investimenti. Nel frattempo l’opera presenta delle diseconomie rigide e difficilmente comprimibili. ……..(..)….I servizi non sanitari diventano per il privato una gallina dalle uova d’oro per fare rientrare il privato dai costi sostenuti per la costruzione dell’ospedale. Di fatto l’ospedale viene gestito da un privato per un numero enorme di anni con costi di gestione per il socio pubblico che rischiano di essere insostenibili. I costi di gestione, in taluni casi, sono superiori rispetto alla vecchia gestione interna o rispetto al precedente sistema dell’appalto, a seconda dei contesti del 30, 40, 50%.

Luca Benci. Giurista. “Privatizzare gli ospedali? La via del project financing”

5. DALLA NASCITA DEL SISTEMA SANITARIO AI CENTRI COMMERCIALI DELLA SANITA’

Il capitale è una bestia drogata che ha necessità di dosi sempre crescenti di plusvalore per soddisfare la sua fame di profitto. La corsa alla privatizzazione della sanità ha un’accelerazione all’inizio del 2000.

La stessa sanità pubblica ha perso di fatto molti caratteri e finalità universalistiche.

Rimane solo una (confusa) distinzione giuridica con gli istituti della sanità privata. Le filosofie di fondo comuni, la medesima mentalità aziendalista, rendono superata nella pratica la distinzione tra sanità pubblica, sanità privata e privata convenzionata. Iniziare a pensare ad un contratto unico per tutti gli operatori sanitari e socio-sanitari in grado di contrapporsi in modo unitario al padronato pubblico/privato è un obbiettivo necessario, visto la convergenza d’interessi di fatto realizzata da questi, nella logica prettamente mercantilista della salute. La salute entra così nella sfera degli interessi e dei meccanismi di un capitale a prevalenza finanziaria. La sanità è un settore da conquistare come tutti gli altri.

Le lotte degli anni ’60 avevano imposto la legge 180 che istituiva il SSN. In quegli anni dove capitale e lavoro si fronteggiano in tutti i campi e non solo nei luoghi di lavoro, centrali furono le rivendicazioni a tutela della salute.

Il modello di SSN venne elaborato sotto la spinta delle comunità in fermento, attive e protagoniste nel preservare la capacità di lavoro. Unico capitale posseduto dal proletariato. Comunità attiva e propositiva e non soggetto passivo di una medicina pensata in astratto per loro e su di loro. La rivolta contro i ritmi e le nocività pongono istanze mediche e vanno ben oltre il conflitto di fabbrica. Diventano la base per alimentare una medicina sociale di base. Si tenta di aggregare medico di base, operatori e strutture sanitarie in un modello in rapporto simbiotico con le comunità locali. Nel modello proposto spicca il ruolo della medicina di base e della USL.

L’ospedale, in questo modello, è solo il terminale a cui accedere dopo i filtri di prevenzione attuati nelle comunità locali. L’edificio della salute ha alla base il ruolo della comunità che annovera al suo interno centri informativi, di consultazione, banche dati, anagrafe sanitaria. Cellula viva capace di scambi con il complesso organismo sociale e pronta ad allertare sui pericoli che incombono sulla salute collettiva. La medicina così diffusa si sostanzia nei distretti con bacino d’utenza tra i 3000-4000 abitanti.

Questo era il modello a cui si pensava ed in parte si andava ad attuare. Teniamo in mente queste cifre 3000-4000 e confrontiamole con il modello dell’attuale sanità lombarda, ma non solo lombardo perché il piano di “riordino della rete di offerta e modalità di presa in carico dei pazienti cronici e/o fragili” trae origine dal “Piano Nazionale della Cronicità” ennesimo piano inclinato per far scivolare verso la Sanità privata una sanità sempre più a misura di portafoglio. In questo progetto il Medico di Base può assumere la figura di Gestore.

Tale funzione potrà essere svolta anche da associazioni ed enti privati e avere in carico fino a 200.000 persone. 200.000 persone, avete capito bene?

Si è di fronte ad una sorta di spin off (scorporo).

200.000 e passa utenti sono considerati come un’area commerciale a bassa profittabilità da tenere distinta e distante dal core business delle cliniche convenzionate e coinvolte nel giro dei progetti finanziari: un’area di povertà da cui trarre comunque un utile, per il privato, ma che è in larga parte lasciata senza copertura sanitaria.

La Milano da bere può continuare ad alimentare col favore di molti suoi cantori il mito dell’eccellenza sanitaria e vantare nel suo skyline le mega cliniche private: Gruppo San Donato, Humanitas, Maugeri, Ex gruppo Veronesi ecc ecc.

6. MIGRAZIONE DEI POSTI LETTO DAGLI OSPEDALI ALLE RSA

Ciò che secondo molti osservatori qualificati è mancato nel contrastare la pandemia in corso, è stata la presenza di una rete capillare di presidi medici, preparati e attrezzati, a fare da prima linea nei confronti del diffusione del virus. La sanità territoriale, per sua configurazione, mal si presta all’attenzione dei gruppi d’investimento che invece trovano altamente remunerativo la costruzione di nuovi complessi ospedalieri e, più recentemente, l’investimento nelle Rsa. Secondo l’Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale (edizioni 2007, 2012, 2016) nel decennio compreso tra il 2008 e il 2017, a fronte di un incremento della spesa sanitaria nazionale, si è verificato un calo di del 15% dei posti letto disponibili in degenza ordinaria e addirittura del 45,6% nel day hospital.

Questi valori rendono l’Italia, nonostante le tanto proclamate eccellenze nazionali, in base ai dati EUROSTAT relativi al 2010, uno dei paesi europei con la quantità minore di posti letto ospedalieri per abitante:

POSTI LETTO PER ACUTI X 100.000 ABITANTI IN EUROPA

Eurostat

“Residenze per anziani, gli investimenti crescono del 15-20% all’anno”
Così titolava un articolo del Sole 24 ORE del 20/04/2017 ospitato nella rubrica “Forum di scenari Immobiliari”! Il calo dei posti letto ospedalieri è andato di pari passo con un aumento dei posti letto disponibili presso le residenze per anziani non autosufficienti (RSA), che riscontrano un grande interesse presso i gruppi capitalistici, per via dell’apparente tranquillità e stabilità delle condizioni d’investimento, dalla conformazione demografica della società italiana e della spesa pensionistica, condizioni turbate ora dall’irrompere del Covid-19 (nota 3). Qui di seguito il dettaglio del trend di crescita in Lombardia (+ 30% di posti letto in 15 anni):

In questo settore tanti sono i proventi attesi che, secondo un rapporto elaborato da Ubi Banca, Legace avvocati associati, Duffy and Phelps Real Estate Advisory dal titolo: “Residenze sanitarie assistenziali” del gennaio 2019, nel 2035, in Italia, ci saranno dai 205.940 a 340.798 posti letto in più nelle RSA. Ci riproponiamo di approfondire questo argomento

7. AL CAPITALE INTERESSA LA MALATTIA, MENO LA PREVENZIONE

Nel giuramento di Ippocrate c’è l’invocazione a Madre Igea, Dea della salute e dell’igiene. Igiene che significa preservazione delle condizioni generali, sociali, ambientali a base della vita e della salute che è un dato di partenza per l’esercizio di una medicina centrata sulla salute e non sulla malattia.

L’investimento privato non potrà non privilegiare la ricerca del profitto e disattendere la produzione-preservazione della salute.

Il demone della profittabilità non potrà non piegare alle sue esigenze i principi stessi della medicina. L’incapacità del sistema di produzione capitalistico di stabilire un rapporto organico con il pianeta e i suoi abitanti renderà inarrestabile la corsa verso la barbarie. Alla nostra classe spetta il compito di sbarrare questa folle corsa. E’ sul piano sanitario che il capitalismo manifesta scopertamente la sua natura predatoria nei confronti delle risorse naturali e in primis degli uomini, che sono parte integrante della natura e che soffrono le pene del capitalismo.

Onu, Rapporto annuale del 2020. Fame nel mondo: “135 milioni di persone in 55 Paesi in condizioni di insicurezza alimentare acuta”.

Per worldometer: i morti per fame ogni giorno sono circa 22.000!

Morti a causa di malattie associate all’acqua quest’anno sono 312.849! Morti per malattie infettive quest’anno sono 4.822.831!

Il degrado sociale soprattutto nella parte più industrializzata del paese conosce un’accelerazione con il dislocamento di risorse verso la cura delle malattie e del malato a discapito della sorveglianza igienica del territorio e delle comunità.

Ma questa inosservanza è riconducibile a un ritardo culturale o è la dimostrazione che in una società divisa in classi la scienza e la medicina non sono indipendenti dalla classe che detiene il potere politico? Può esistere una scienza neutra? Fatto sta che la prevenzione e lo studio delle epidemie da un punto di vista capitalistico sono un investimento poco appetibile perché il ritorno di cassa è molto ritardato nel tempo. Meglio l’incuria che favorisce le malattie e prepara il terreno all’investimento capitalistico, meglio investire sulla malattia. Viene così ribaltato il criterio che fa delle risorse (investimenti) la condizione per produrre salute, ed è invece, la malattia che diventa occasione per investire e produrre profitto.

Significativo fu l’intervento ad una conferenza (1976) del presidente della casa farmaceutica statunitense Merck, Henry Gadsden.

Come si può capire, ognuno ha un suo sogno. Un sogno a misura di funzione manageriale in questo caso. Un sogno molto inquietante. Un sogno dove la dimensione umana è dominata, annichilita dal Dio denaro.

Disse: «Il mio sogno è fare farmaci per persone sane…». Traduciamo dal lessico manageriale: in alternativa va bene anche non prevenire. Anzi, va bene curare dopo. E’ meglio… per capitalizzare prima!

8. RESTITUITECI IL TEMPO RUBATO!

Con questo scellerato patto miliardario pubblico-privato, più privato che pubblico, sono stati tagliati quasi la metà dei posti letto e depotenziati i posti di rianimazione e di terapia intensiva. Questo ha aggravato il bilancio dei morti che solo parzialmente sono da imputare al virus. Si sarebbero potute salvare molte vite, sia di pazienti che di medici ed operatori sanitari. La chiusura a molti nostri volantini “non siamo carne da macello” non va quindi riferita al numero dei deceduti ma alle vite che si sarebbero potute salvare.

E’ macelleria poter salvare anche una sola vita e non averne i mezzi perché la spesa militare e le missioni all’estero vengono prima della salute.

Avremmo voluto non ascoltare la magniloquenza sugli eroi sacrificabili che ha preso il posto di un’altra retorica, quella che sino a poco tempo fa alludeva ai furbetti del cartellino e ai fannulloni. Temiamo che a fine celebrazione del “milite sanitario” riprenderà con maggiore vigore la sorveglianza a mezzo di impronte digitali, ottiche, segnalazioni di movimento, telecamere ecc. come previsto dalle norme Salvini, oggi all’opposizione, ma non i suoi decreti sicurezza che a quanto pare trovano grandi consensi in tutte le forze politiche, governative e non.

Temiamo che continuerà la politica di affossamento della sanità pubblica (quella che resta) e non vediamo nessun pentimento all’orizzonte; i cattivi non sono diventati più buoni! Come il lupo non può mutare la sua natura cosi il capitale, se proprio deve, può solo farsi crescere un po’ di peluria riformista per saziare e al contempo nascondere la sua sete di profitto.

Si continua a non far scorrere le graduatorie degli idonei e il diluvio di risorse che a parole vengono promesse servirà ancora una volta ad allargare l’esercito del precariato. I contratti previsti sono a tempo determinato e servono solo a “far passare la nottata” del COVID-19.

Da questo governo e da quelli che verranno non ci aspettiamo nulla di buono. Questa convinzione nasce dalla nostra coscienza di classe, perché la disillusione e le pessime performance (con e senza pagelline, non importa) hanno svelato quanto fossero mal riposte le aspettative sull’alleanza di governo.

Viviamo come un’offesa alla nostra dignità il premio che volete assegnare per averci imposto rischi e turni massacranti e in questo modo tamponare le falle che le vostre svendite hanno prodotto nella sanità pubblica.

In alcuni casi ci è stata rubata la vita, in molti altri numerose ore che avremmo voluto volentieri dedicare agli affetti, ai familiari, a noi stessi. Teneteveli i vostri soldi e se proprio volete abbozzare un gesto di sensibilità, che non vi appartiene, restituiteci parte del tempo che ci avete rubato.

Ridateci indietro tempo di riposo, ferie bloccate! Ovvero, meglio ancora, perché non programmare un anticipo di uno, due mesi sulla pensione per chi è stato arruolato in trincea?

Siamo sicuri che non farete nulla di tutto questo, ma sappiamo anche che le maschere dietro alle quali vi nascondete possono cadere.

Noi la maschera la indossiamo per proteggere la vita e intorno a questa identità ci raccoglieremo non per chiedere ma per prenderci quello che è nostro.


NOTA 1: ”…L’analisi di tutte le cause di morte del 2020 consentirà di valutare quanto l’eccesso di mortalità osservata nel 2020 sia attribuibile anche ai decessi di persone non sottoposte al test ma certificate dai medici sulla base di una diagnosi clinica di Covid-19 (che al momento non sono conteggiate nella sorveglianza) e quanto agli effetti indiretti correlati o non all’epidemia,…” citazione da IMPATTO DELL’EPIDEMIA COVID-19 SULLA MORTALITÀ TOTALE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE PRIMO TRIMESTRE 2020).

NOTA 2: Cfr. UTFP, PPP per la realizzazione di opere pubbliche: l’impatto sulla contabilità nazionale e sul debito pubblico, 2011, a cura di Giuliana Bo, Pasquale Marasco, Laura Martiniell e Enrico Menduni de Rossi.

NOTA 3: ”Residenze per anziani, affare da 1,4 miliardi in Lombardia. L’84% delle Rsa è privato” titolava Il Sole 24 Ore” del 8/04/2020. Oppure: “Nelle residenze sanitarie il 5% degli investimenti immobiliari… Le asset class alternative sono il nuovo Eldorado del settore immobiliare…” Il Sole 24 Ore” del 8/02/2018

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