Editoriali »

19 Agosto 2020 – 19:09 |

Pubblichiamo il Comunicato Commissione Internazionale SI Cobas
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Il SI Cobas segue con partecipazione e augura successo al grande movimento di protesta bielorusso che chiede con forza la caduta del regime. Di fronte alla dura repressione delle prime proteste da parte delle forze dell’ordine, il movimento non solo non si è piegato, ma si è esteso a centinaia di migliaia di persone, costringendo il governo a rilasciare …

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MESSE E PIAZZE

Inserito da on 30 Aprile 2020 – 09:47

Tra gli effetti “collaterali” della crisi-coronavirus è da annoverare un assai inedito scontro tra Chiesa e governo in merito alla riapertura della frequenza alle messe; esplicitatosi dopo che, nelle anticipazioni sulla “riapertura parziale” del 4 maggio, il premier Conte non avrebbe preso in considerazione quella “libertà religiosa” prevista dall’Articolo 19 della Costituzione.

A seguito della dura presa di posizione della CEI, nella figura del cardinale Gualtiero Bassetti, che rompe con la linea di “adeguamento” proclamata dal papa, tutta la camarilla dei “teocon” si è scatenata per cogliere l’opportunità di un “governo alternativo”, atto a “riciclare” le forze di centro-destra.

La “levata di scudi” vede il noto “crociato” Antonio Socci, dalle colonne di “Libero” (28/4), paventare una “sollevazione generale” contro il governo da parte di un non meglio precisato “popolo cattolico”, stufo del papa e dei vescovi: dipinti nella veste di “servi sciocchi”, che solo ora si starebbero rendendo conto delle tragiche conseguenze della loro subalternità al “traditore vestito di bianco” …

Al di là di questi toni “vandeani”, rispetto ai quali la Oriana Fallaci rischia di apparire come “moderata”, c’è da rilevare – come dato politico più serio – la “riemersione” di personaggi tipo il cardinale Angelo Bagnasco (presidente dei vescovi europei); i quali cercano di uscire dall’angolo riproponendo la chiesa “militante” e “identitaria” del trentacinquennio precedente il pontificato di Francesco.

Così Matteo Salvini, in chiara astinenza di “consensi” causa il “lockdown” forzato, costretto a giocare di rimessa riguardo la trattativa con l’U.E. sul MES, può provare, insieme a Giorgia Meloni, a “riprendersi le piazze”, brandendo nuovamente come “armi” madonne e rosari…

Egli, appoggiandosi ai “poteri” di Luca Zaia e Attilio Fontana, i quali non mancano occasione per assumere pose da “governi alternativi” nei confronti di Roma (dimentichi, soprattutto il secondo, dei massacri causati dalla “sanità modello” leghista), mette sul tavolo imminenti “mobilitazioni” contro Giuseppe Conte…

La Meloni, dal canto suo, altra “madre cattolica”, pur prendendo formalmente le distanze da tali propositi in quanto “pericolosi per la salute pubblica” … scende lei direttamente in piazza (Roma, 28 aprile) … per sollevare i problemi di albergatori, parrucchieri, baristi, estetisti “penalizzati” dalle ultime decisioni governative in merito alla riapertura delle loro attività (prevista all’inizio di giugno).

Potremmo dire, con una battuta: “dalle messe alle piazze, dalle piazze alle messe”! Senza con ciò mettere ovviamente in discussione nessuna libertà di culto.

Da parte sua Conte, e l’ha già annunciato, non mancherà di accontentare al meglio le istanze dei vescovi e dei “fedeli”, varando un apposito “protocollo”.  

Del resto, all’interno della sua maggioranza, i “malpancisti” dem e renziani si sono subito fatti sentire: rivendicando la “libertà religiosa” dentro una più generale corsa alle “riaperture” (con Carlo Bonomi, neo-presidente di Confindustria, come cocchiere).

Già da lunedì 4 maggio saranno più di 15 milioni i lavoratori in piena attività, considerando quelli che in realtà, in barba ai “divieti”, per le pressioni dei padroni, non hanno mai smesso di produrre, di contagiarsi, e contagiare…

E tutto ciò nonostante i richiami alla “prudenza” sulle “riaperture” che il Comitato Tecnico-Scientifico, che pur non è organismo proletario, sta diramando proprio in questi giorni in merito ad un possibile, e stavolta letale, rinfocolarsi del virus (nel caso, ipotizzate 151.000 persone in terapia intensiva già dall’8 giugno, con appena 10.000 posti-letto disponibili).

Noi però a questo punto ci chiediamo e chiediamo: perchè tutto riapre, o sta per riaprire, perché gli operai devono andare a lavorare ammassati per otto o più ore al giorno in un capannone a produrre profitti per il padrone, mentre non possono manifestare, non si possono tenere assemblee, riunioni, persino scioperare, perché per tutta l’attività politico-sindacale (di classe e non “collaborazionista”) permane uno Stato di polizia?  

Perchè i fermi e le denunce verso lavoratori, disoccupati, attivisti che a Napoli, Marghera, Milano (tanto per citare solo alcuni casi), hanno cercato di far emergere la sacrosanta indignazione di chi non ce la fa più a tirare in fondo al mese? Di chi non può attendere passivamente gli “aiuti” col contagocce del governo, tra l’altro in preda alle solite lungaggini burocratiche? Di chi si trova in balìa dei ricatti padronali tra salute e lavoro? Di chi, comunque, sta già pagando pesantemente questa crisi?

La risposta che ci diamo ha un nome: Stato classista, Stato dei padroni, Stato difensore del profitto capitalistico.

Dobbiamo allora riprenderci gli spazi di agibilità e di iniziativa sociale, sindacale e politica.  Con responsabilità evitando il contagio, ma allo stesso tempo con determinazione; perché non si mettano in galera i diritti e le esigenze fondamentali di milioni di sfruttati!

Il Primo Maggio è giornata di mobilitazione e di lotta dei proletari di tutto il mondo. In molti paesi dove il Primo Maggio è giornata lavorativa, come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna, si stanno preparando scioperi e iniziative di protesta contro la gestione capitalistica della pandemia, per la vita contro il profitto. Anche in Italia SI Cobas e AdL Cobas chiamano allo sciopero il 30 aprile-1° Maggio.

Giornata che oggi cade in una situazione di disoccupazione dilagante; di mancanza o di taglio brutale dei salari; di assistenza sanitaria negata nei fatti dalle logiche del profitto; di morti sul lavoro; di anziani deceduti a casa in solitudine, o “dispersi” nelle RSA senza neppure l’ultimo saluto; di diritti conculcati dai governanti in nome di una “collettività” sistematicamente da essi beffata.

Il Primo Maggio è la giornata di tutte queste vittime del Capitale, unite dallo stesso comune interesse di mettere fine alla catena dello sfruttamento.

RIPRENDIAMOCI IL 1° MAGGIO! LANCIAMO OVUNQUE POSSIBILE IL SEGNALE CHE LA MASCHERINA NON È UN BAVAGLIO!!!        

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