Vittoria dei facchini alla SDA di Bologna – Respinta aggressione squadrista a Roma

A fine aprile l’SDA – controllata da Poste Italiane per la quale movimenta i pacchi insieme a quelli di molti altri clienti, tra cui Amazon – rifiutava di firmare un accordo già concordato con il SI Cobas, che prevedeva tra l’altro la conservazione del posto di lavoro in caso di cambio di cooperativa.

Poco dopo annunciava la chiusura dell’impianto di Sala Bolognese per ristrutturazione, e il licenziamento della maggioranza dei 510 addetti. Francesco Caio, Amministratore Delegato di Poste Italiane con uno stipendio di 1,2 milioni di euro l’anno, decideva di usare il pugno di ferro per schiacciare il SI Cobas, che nel magazzino aveva quasi 400 iscritti e allo sciopero faceva rispondere con la serrata, e i lavoratori a casa licenziati dalle cooperativa cui non era stato rinnovato l’appalto.

I lavoratori non si sono lasciati intimidire e dai primi di maggio si sono susseguiti picchetti, manifestazioni e incontri in Prefettura, dove alla fine il SI Cobas otteneva una Cassa Integrazione a rotazione che coprisse anche i lavoratori a tempo determinato, e il rientro immediato in magazzino dei lavoratori con maggiore anzianità di servizio. Ma dopo il primo giorno di lavoro SDA decideva arbitrariamente di tener fuori 13 attivisti del SI Cobas, e minacciava gli altri di licenziamento se non fossero entrati al lavoro. Sperava di seminare la paura tra i facchini e rompere il loro fronte con una parte che entrasse a testa bassa. Ma tutti i lavoratori restarono fuori compatti per far rientrare i 13. “Se toccano uno, toccano tutti”.

Ieri mattina a Roma l’aggressione squadrista organizzata da SDA contro un picchetto SI Cobas in solidarietà coi lavoratori bolognesi (vedi il comunicato) si è rivelata un boomerang grazie alla decisa e compatta reazione dei lavoratori lombardi ed emiliani.

Il primo round della battaglia della SDA si conclude così con la vittoria dei lavoratori, ottenuta perché non si sono lasciati dividere, e hanno capito che al centro dello scontro era la loro organizzazione indipendente che SDA ha tentato di demolire usando tutti i metodi, compresi quelli illegali: serrata, palese violazione degli accordi, aggressione squadrista. Questi tentativi scomposti sono stati condotti da manager assoldati dal capitale di Stato a dimostrazione che la proprietà pubblica da parte dello Stato borghese non è meno reazionaria di quella privata.

Ora si apre la fase della ristrutturazione, con una maggiore meccanizzazione che riduce il fabbisogno di manodopera. I tentativi di divisione dei lavoratori si ripeteranno.

Ma la lotta dei facchini SDA è un esempio per tutti i lavoratori di come con la loro unità e determinazione, e una organizzazione indipendente, possono vincere anche contro padroni molto potenti.

Comunisti per l’Organizzazione di Classe

***

Il comunicato SI Cobas:

Con la lotta compatta i lavoratori SDA vincono la partita a Bologna e respingono l’aggressione squadrista di Roma

SDA ha tentato la carta dello squadrismo antioperaio, ma ha dovuto cedere di fronte alla compattezza dei lavoratori organizzati nel SI Cobas.

Mentre i lavoratori della SDA di Bologna erano ancora in sciopero contro SDA che teneva chiuso un magazzino pur di non far entrare 13 lavoratori perché attivisti SI Cobas, nonostante fossero nella lista concordata in Prefettura per il rientro,a Roma, al magazzino Roma 1, questa mattina SDA è ricorsa allo squadrismo per cercare di stroncare lo sciopero di solidarietà con i compagni di Bologna. Una squadraccia di una ventina di picchiatori, capeggiati dal capo gruppo degli autisti, sono usciti dal magazzino, e dopo essersi mescolati con il picchetto dei lavoratori ai cancelli hanno estratto manganelli retrattili e colpito selvaggiamente alla testa tutti i lavoratori che sono riusciti a colpire, mandandone quattro all’ospedale (uno dovrà sottoporsi ad operazione per salvare l’occhio).

Tutto questo sotto gli occhi della celere, la cui azione è consistita nel caricare dei solidali che stavano accorrendo a sostegno dei lavoratori in sciopero, e poi minacciare di caricare il picchetto che stava resistendo, mentre il capo-squadrista rientrava in magazzino e si rimetteva la divisa. L’aggressione non è stata perpetrata nel più grande hub SDA di Roma, dove la grande maggioranza dei lavoratori aderisce al SI Cobas, ma in un magazzino minore dove i lavoratori organizzati sono ancora una minoranza. Dopo l’azione SDA ha comunicato che 20 lavoratori, presenti al picchetto, non sarebbero stati ammessi al lavoro per “questioni di sicurezza”.

È un fatto gravissimo, perché evidentemente orchestrato dalla dirigenza di SDA e verosimilmente della controllante Poste Italiane, con l’evidente connivenza, anzi cooperazione delle “forze dell’ordine” borghese.

Una riedizione del metodo fascista da parte da un settore del grande capitale statale, con la copertura dello Stato contro i lavoratori in lotta.

Ma di fronte alla tenacia dei lavoratori di Bologna, in sciopero praticamente dall’inizio del mese, e alla scesa in sciopero dei lavoratori SDA di Carpiano (Milano), di Brescia e di Bergamo SDA ha dovuto cedere e far rientrare i tredici su cui aveva posto il veto. Ma i lavoratori di Bologna sono rimasti fuori del magazzino per altre tre ore, pur avendo ottenuto tutto ciò che avevano chiesto, fino a quando SDA non ha firmato il rientro dei lavoratori di Roma 1 tenuti fuori ” per sicurezza”

Ancora una volta la determinazione dei facchini ha dimostrato che i padroni si possono battere, che la forza di essi organizzati nel SI Cobas e Adl Cobas non solo li rende piu’ forti sul piano della difesa del loro salario, ma li rende protagonisti come classe di fronte alla protervia delle aziende multinazionali e delle Poste Italiane e sono così un possibile punto di riferimento dei postini che si trovano ad affrontare un forte processo di ristrutturazione del settore.

Non era facile, ma è stato possibile: ogni battaglia non fatta è una battaglia persa.

I lavoratori della SDA di Bologna possono rientrare al lavoro a testa alta e cosi’ i loro compagni degli altri magazzinia ( se toccano uno toccano tutti) , anche se la ristrutturazione dei magazzini Sda richiederanno nuove prove di unità e di lotta. A tutti loro va il merito di aver risposto con coraggio e determinazione anche contro le forze dell’ordine accorse a far rispettare la proprietà ed i padroni del vapore.

Questa battaglia ha vinto non solo contro Sda ma contro le Poste Italiane ( con l’appoggio aperto della Cisl) padroni e mandanti di questo attacco ai lavoratori e alle loro organizzazioni sindacali.

Non passeran e non sono passati.

Coordinamento nazionale SI Cobas