BETTI, Paolo

(San Paolo del Brasile, 1894 – Bologna, 1972), ferroviere

 

Cresciuto in Brasile, emigrò in Italia nel 1901 a Bologna; dal 1910 fu attivo nella FIGS, dove promosse iniziative di propaganda contro l’aggressione alla Tripolitania. Disegnatore tecnico nelle Ferrovie, nel 1918, a seguito della revoca della militarizzazione, partì per il servizio militare a Siena. Al rientro entrò del CC dello SFI partecipando alla delegazione dei ferrovieri che trattò col governo nel vittorioso sciopero ferroviario di dieci giorni del gennaio 1920. Aderì al PCdI nel 1921, di cui costituì le sezioni a Castelmaggiore e a Vergato. Nel febbraio 1923 venne arrestato a Bologna e processato per associazione sediziosa; rimase in carcere sino all’ottobre dello stesso anno, quando venne licenziato dalle Ferrovie (Decreto Torre); poi venne assolto per insufficienza di prove. Tornato in libertà, l’anno successivo fu delegato al V Congresso dell’IC a Mosca. Il 18 luglio 1924 una pattuglia della Guardia di Finanza fermò nei pressi del valico di Monte Clivio cinque comunisti che tentavano di rientrare clandestinamente: con Betti c’erano Ciccio Maruca, Carlo Venegoni,  Carletto Leonardi e Alfonso Leonetti. I primi quattro appartenevano alla Sinistra del PCdI, anche se Betti proprio in quelle settimane effettuò il passaggio dalla Sinistra al “Centro” di Gramsci.

Nel gennaio 1925 Betti venne arrestato e processato con altri dirigenti del PCdI per complotto contro i poteri dello Stato. Passò a Milano e anche qui venne arrestato. Tradotto a Brescia, torturato, condannato dal Tribunale Speciale a dodici anni di carcere per cospirazione, trascorse due anni in isolamento nel carcere di Portolongone; nel frattempo (3 giugno 1928) gli morì la figlia Luce (che era stata affidata l’anno prima a Giuseppe Dozza in partenza per l’Urss); trasferito a Castelfranco Emilia e Civitavecchia, fu liberato nel 1934. Gli morì la moglie Lea Giaccaglia, già confinata a Lipari, e si sposò in seconde nozze con la sorella di Dozza, Laura. Durante la guerra fu tra i fondatori del CLN dell’Emilia Romagna; dopo la liberazione riprese il posto nelle Ferrovie ed entrò nella segreteria del PCI di Bologna.

 

FONTI: Annali Istituto Gramsci, Emilia Romagna, 1/1997

 

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