PEDUZZI, Gerolamo Antonio “Garibaldi”

(Bretonnières, 1902 – ?), minatore, bibliotecario, spaccapietre

Nacque nel cantone svizzero di Vaud da genitori originari di Schignano (Como). Il padre si chiamava anch’esso Gerolamo, di professione “girovago venditore di pianeti” (bigliettini contenenti consigli e previsioni per il futuro, beccati da un pappagallino chiuso in gabbia, divisi per colore in base alla tipologia di acquirente e consegnati ai passanti nei mercati e nelle fiere in cambio di un’offerta, narrati da Trilussa in una celebre poesia).

Emigrato in Francia, schedato dalla polizia fascista come “violento”, aderì al partito comunista francese. Espulso nel 1927 dalla Francia, si spostò in Belgio, dove fece il minatore a Charleroi; espulso anche dal Belgio (1932) andò in Lussemburgo. Anche il Lussemburgo lo espulse dopo che sparò contro una banda musicale arrivata dall’Italia ferendo un “balilla”. Raggiunta Schignano vi dimorò fino al 1934, anno in cui la Corte d’Assise di Torino lo condannò a diciotto anni di carcere. Fuggì in Francia e riparò in URSS, dove fece il bibliotecario. Inviato per punizione (dopo lamentele sulle condizioni di vita) negli Urali a spaccare pietre, fu sul punto di essere inghiottito dalle purghe staliniane. Fiutata l’aria, nel 1936 contattò l’Ambasciata italiana chiedendo un visto d’uscita e firmando lettere di pentimento e dissociazione. Roma non concesse il visto, e allora Peduzzi si offrì come informatore dell’ambasciata. Grazie alle spiate, ottenne il visto siglato da Mussolini in persona.

Tornato in Francia, s’imbarcò a Cherbourg su un piroscafo diretto negli Stati Uniti. Qui si spacciò per anarchico contattando gli individualisti e antiorganizzatori dell’«Adunata dei Refrattari»; con l’aiuto della sorella che viveva a New York, ottenne un visto per il Nicaragua; il volo (200 dollari) fu pagato da una colletta tra anarchici. Giunto a Managua fece dichiarazioni di pentimento e filofasciste davanti al console: “Percio ho l’intenzione di mettermi a disposizione del Governo Fascista per fare tutto quello che io possa fare per raccontare le mie memorie sopra la demagogia bolcevicha, e come inganono i poveri lavoratori i quali promettano un mondo di case e in realtà non gli danno che piombo e schiavitù e così anche a fare propaganda della giustizia che eziste in Governo Fascista che tanto si preoccupa per i suoi lavoratori”.

Nel paese centroamericano Peduzzi visse di agricoltura e piccolo commercio, sposando una donna del posto.

S’ignorano luogo e data di morte.

 

FONTI: ASCo; G. Fabre, Roma a Mosca: lo spionaggio fascista in URSS e il caso Guarnaschelli, Dedalo, 1990

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