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PUSTERLA, Anita “Margherita Clerici” e PREMOLI, Natale

13 Luglio 2022 No Comment

Anita (Como, 1903 – 1977), operaia tessile

Natale (Milano, 1906 – Ust’vymskij lager, 1938), cameriere

 

Comunista dal 1921, come gran parte della federazione comasca diretta dai bordighiani Attilio Montanari, Carlo Pozzoni, Francesco Tacchi, Anita nei primi anni si schierò con la Sinistra; nel 1924 organizzò le riunioni clandestine del partito alla Capanna Mara e del Soccorso Rosso a Torno. Arrestata nel dicembre 1926, condannata a 5 anni di confino (Lagonegro, Ustica), pochi mesi dopo venne prelevata, deferita al Tribunale Speciale e condannata a 9 anni, 8 mesi e 20 giorni di detenzione per organizzazione comunista, creazione di esercito rivoluzionario, cospirazione, propaganda, istigazione di militari alla disobbedienza, istigazione alla lotta armata contro le classi borghesi e il Pnf, oltraggio, vilipendio. Si sposò con Natale Premoli, comunista dal ‘24, arrestato nel 1925 e nel 1926, espatriato all’inizio del 1928, il quale entrò nell’apparato clandestino del PCdI. Nuovamente arrestato nel marzo 1930 nel corso di una missione in Italia, Premoli venne condannato per costituzione del PCdI e propaganda comunista a 9 anni di reclusione (Perugia, San Gimignano, Civitavecchia). Liberati per l’amnistia del decennale nel novembre 1932, per vie diverse entrambi raggiunsero l’URSS. Nel 1934 nacque la figlia Ninel, nome il cui significato si comprende leggendolo al contrario. Premoli si ammalò di malaria e fu inviato a lavorare alla Kaganovič.

Nel 1938 venne arrestato dalla NKVD. Il destino di Premoli fu comune a quello di quasi tutti i fuoriusciti che lavoravano per le fabbriche dove operavano tecnici italiani. Le accuse furono le più false ed assurde, da quella generica di “spionaggio” (magari solo per aver avuto rapporti di lavoro normali ed obbligati con tecnici italiani), a quella di “attività controrivoluzionaria”, immancabilmente accompagnata dalla “deviazione trotskista-bordighista”. Quattro mesi dopo l’arresto la Pusterla scrisse a Stalin chiedendo notizie del marito. Ovviamente non ricevette risposta. Premoli, nel frattempo processato e condannato per spionaggio, morì nel novembre dello stesso anno nel lager di Ust’vymskij. Tutti i ricorsi della Pusterla contro la condanna del marito vennero respinti.

La Pusterla tornò in Italia con la figlia Ninel dopo la fine della seconda guerra mondiale, senza essere riuscita a “riabilitare” Natale Premoli. Divenne funzionaria del partito: dramma nel dramma, ovvero militante a tempo pieno del partito corresponsabile dell’uccisione del marito e di altre centinaia di comunisti rifugiati in Urss.

A dirigere la federazione comasca del PCI dove lavorava Anita arrivò nel 1948 lo stalinista biellese Benvenuto Santus, che aveva diretto quattro anni prima la federazione di Asti. In quella veste era stato coinvolto nelle indagini sull’assassinio del comunista internazionalista Mario Acquaviva e aveva dichiarato: “Acquaviva era un trotskista, diffondeva manifestini di propaganda fra gli operai contro il CLN a firma del PC Internazionalista, provocando lo scompiglio nella coscienza delle masse operaie, accusando i comunisti del partito ufficiale di favoreggiare i capitalisti [ed era considerato] alleato dei nazifascisti [Dal verbale del processo]. Parole che in quella fase di guerra significavano condanna a morte (ma gli assassini di Acquaviva sono rimasti impuniti), proprio come quelle contro Premoli e gli altri compagni in Urss definiti spie e traditori “troskisti-bordighisti”. La Premoli raccontò a Santus la sua vicenda e quella del marito. Santus prese a cuore la cosa, ne accennò a due protagonisti dell’emigrazione italiana in Urss, Robotti e D’Onofrio, i quali sostennero la tesi della “leggerezza”, ovvero che la colpa dei condannati era stata quella di intrattenere rapporti coi dissidenti, giustificando i crimini staliniani. Qualche anno dopo, nel 1956, nel pieno dello scontro politico determinato dalle rivelazioni di Chruščëv, Santus sollevò la questione delle persecuzioni in Urss in un Comitato Centrale; la cosa non piace a Togliatti, e Santus venne silurato dagli organi dirigenti.

Quando Anita Pusterla morì a Como nel 1977, su «L’Unità» comparve un articoletto che riportava la notizia della scomparsa, senza alcun accenno al dramma di Premoli e all’atteggiamento criminale degli esponenti del partito in Russia.

 

FONTI: testimonianze orali di Ninel Premoli, archivio PM; memorie dattiloscritte di Benvenuto Santus, conservate nell’Istituto Storico Varallo S.; testimonianze orali di Giuseppe Marenda, archivio PM.

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