Alleati contro Pechino

Cina, Germania
Gfp     111011/12
Alleati contro Pechino (I/2)

– Visita della Merkel in Vietnam e Mongolia; obiettivo siglare alleanze strategiche da utilizzare assieme agli Usa per contenere la crescente potenza della Cina, e per aver accesso a fondamentali materie prime.

– Apparati governativi e think tank americane e tedesche stanno

o   cercando come alleati oltre all’India i paesi del S-E Asia, area di diretta influenza cinese. L’Occidente cerca di sfruttare i conflitti territoriali di alcuni di questi paesi con Pechino per porsi come loro protettore. Alcune delle isole contese sono ricche di materie prime.

Vietnam

– Forte sviluppo delle relazioni economiche Germania-Vietnam, assieme a cooperazione in campo scientifico, dell’istruzione e della cultura. Sono circa 100 000 i vietnamiti che parlano tedesco, dato che il Vietnam aveva strette relazioni con la DDR. Ha studiato in Germania, a Magdeburgo, il vice-primo ministro, Nguyen Thien Nhan.

– L’interscambio commerciale nel 2010 ha raggiunto i $5,85MD, +30% sul 2009.
Il Vietnam, per i gruppi tedeschi un sito a bassi salari, e volendo modernizzare la propria industria aspira alla tecnologia.

– La visita occasione per dare il via a nuovi affari milionari: con €240mn. il gruppo bancario tedesco KfW contribuisce alla costruzione di una linea metropolitana nella città di Ho-Chi-Minh, definita dal ministero esteri tedesco “progetto faro” per le future relazioni;

o   da esso sono attese commesse per i gruppi tedeschi.

– Hanoi, politicamente sottomesso alla Cina, è sotto continua pressione dall’opposizione buddista all’interno perché faccia valere contro Pechino le rivendicazioni su diverse isole del Mar cinese meridionale.

Le accuse dell’opposizione buddista:

o   Il Partito Comunista del Vietnam cerca l’appoggio dei cinesi per i problemi economici e per mantenere la propria supremazia,

o   in cambio è disposto a rinunciare a territorio vietnamita a favore della Cina, a cedere materie prime strategiche e a consentire l’immigrazione in Vietnam di decine di migliaia di lavoratori cinesi per lavorare a progetti cinesi.

– Hanoi ora fa capire di essere disposta a cooperare con l’Occidente sulla questione delle isole nel Mar Cinese Meridionale;

o   nel luglio 2010 il ministro Esteri Usa, Clinton, recata ad Hanoi per il vertice Asean, ha dichiarato che il conflitto territoriale rientra negli “interessi nazionali” americani; Pechino ha protestato per l’ingerenza.

o   Poco dopo il Vietnam ha ricevuto per la prima volta dal 1975 una portaerei della marina Usa ed ha avviato i primi passi per una futura cooperazione della marina militare dei due paesi.

– Eventi definiti dall’ex ministro Difesa giapponese, Yuriko Koike, come seconda maggiore svolta della politica Usa verso la Cina:

o   nel 1971 il ministro Esteri americano Kissinger aveva avviato una fase di cooperazione con Pechino;
nel 2010 la Clinton una di nuovi scontri.

 

– Quest’anno il conflitto Hanoi-Pechino si è esacerbato: proteste anti-cinesi a maggio e una manovra dimostrativa della marina vietnamita a giugno.

– Hanoi sta intensificando i contatti militari con gli Usa – che ora prevedono anche l’addestramento di ufficiali vietnamiti negli Usa,

– e avviato la cooperazione con le forze armate di Giappone e Australia e Nuova Zelanda,

 

– paesi considerati dalla Nato potenziali alleati in caso di attriti con la Cina.

 

 

 

– Anche la Bundeswehr mantiene relazioni con i militari vietnamiti; nel 2009 sono iniziati i contatti pratici tra i servizi sanitari delle due forze armate.

Mongolia

– Berlino ah annunciato una “alleanza per le materie prime” con la Mongolia,

o   uno dei paesi più ricco di materie prime, compresi i metalli rari necessari per la produzione della moderna tecnologia.

– L’accordo, preparato in nome degli “aiuti allo sviluppo” dall’Agenzia Federale per le scienze geologiche e le materie prime (BGR) e dalla Società per la Cooperazione Internazionale (GIZ),

o   dovrebbe garantire l’accesso privilegiato ai gruppi tedeschi.

– Avvia la cooperazione un progetto di almeno $2MD che assicurerà carbone pregiato del giacimento di Tavan Tolgoi[1] per le fabbriche europee di ThyssenKrupp,[2] e rafforza al contempo la posizione di imprese tedesche nel settore delle materie prime in Mongolia.

– Ha ottenuto la commessa (grazie all’intervento del governo tedesco) una joint venture tra il gruppo minerario australiano Macmahon e BBM German Mining Consortium, che raccoglie gruppi tedeschi (RWE, ThyssenKrupp, Siemens, KfW e altri).

– L’industria tedesca entra in concorrenza con gruppi cinesi, che finora erano i principali acquirenti del carbone mongolo.

– Grazie all’accordo minerario, Berlino cerca di rafforzare la posizione tedesca in Mongolia,

o   dove i gruppi tedeschi sperano di ottenere commesse per la costruzione di una centrale elettrica a carbone, strade e tratte ferroviarie in progetto. La Mongolia cerca anche di creare una propria industria siderurgica.

o   In vista delle gare di appalto per le infrastrutture dei trasporti, ad ottobre 2010 si è recato in Mongolia il ministro tedesco ai Trasporti, accompagnato da rappresentanti di Deutsche Bahn e di ThyssenKrupp.

– Le condizioni dell’accordo sulle materie prime vengono negoziate dalle società interessate, assistite dal governo tedesco oltre che dalla Confindustria tedesca (BDI).

– Il ministero federale per la Cooperazione Economica (BMZ) già nel 1992, a due anni dall’apertura della Mongolia all’Occidente, aveva inviato in Mongolia il BGR, per operare nel settore geologico; partner di BGR sono il ministero per le materie prime minerali della Mongolia.

– BGR ha realizzato numerosi progetti in Mongolia, compreso un “Rilevamento e analisi di materie prime non metalliche”, progetti che consentono a BGR una conoscenza esclusiva delle riserve mongole di materie prime e relazioni speciali con burocrazia ministeriale e industria.

– Dal 1991 opera in Mongolia GIZ, su incarico di BMZ aiuta a creare vantaggiose condizioni economiche per i gruppi occidentali;  

– GIZ funge anche da consulente del governo mongolo “per un adeguato delle risorse naturali”.

– Nel 2010 il ministero BMZ ha intensificato le attività in Mongolia focalizzandole maggiormente sul settore materie prime, ha stanziato €3mn. per fornire consulenza al governo mongolo per la elaborazione di un progetto integrato per la lavorazione delle materie prime.

– BGR appoggerà l’Agenzia per le materie prime minerali della Mongolia nella raccolta dati economici sulle materie prime. BGR ha pubblicato una “Manuale per gli investitori in Mongolia”.

Cooperazione militare Mongolia-Germania nelle aree di operazione dell’Occidente:

– la Mongolia ha inviato 70 soldati in Sud Sudan e un contingente nel settore di occupazione tedesco in Afghanistan.

o   In discussione il rafforzamento del contingente mongolo in Hindukush per colmare eventuali vuoti quando la Bundeswehr inizierà a ritirare le sue truppe.

o   A lungo termine la cooperazione è mirata a legare alla Nato la Mongolia che, trovandosi geograficamente tra le due potenze Russia e Cina, cerca alleati (Usa, Giappone e Germania) per diminuire l’influenza russa e in particolare quella cinese.

Se l’Occidente riesce a legare a sé la Mongolia, sarebbe un nuovo passo nella creazione di un “anello di fuoco” attorno alla Cina.

[1] Il giacimento di Tavan Tolgoi, a 550 km. a Sud della capitale Ulaan Baatar, è uno dei maggiori del mondo; nei prossimi 10 anni saranno estrate 100 milioni di tonnellate di carbone.

[2] Il carbone di Tavan Tolgoi, particolarmente pregiato, verrà trasportato in Europa per esere utilizzato per la produzione di acciaio. ThyssenKruppo ha siglato un accordo a riguardo a giugno.

Gfp      111011

Verbündete gegen Beijing (I)

11.10.2011
HANOI/BERLIN

–   (Eigener Bericht) – Mit einem Besuch in Vietnam treibt Bundeskanzlerin Angela Merkel die deutschen Bemühungen um eine strategische Partnerschaft mit Hanoi voran. In den letzten Monaten sind mehrere deutsche Regierungsvertreter in das südostasiatische Land gereist, darunter der Außenminister.

–   Die Wirtschaftsbeziehungen boomen und werden von einer immer engeren Zusammenarbeit in Wissenschaft, Bildung und Kultur flankiert. In Ho-Chi-Minh-Stadt soll ein "Deutsches Haus" die Berliner Einflussmaßnahmen bündeln. Hintergrund der Bemühungen ist das Bestreben des Westens, Verbündete im Machtkampf mit der erstarkenden Volksrepublik China zu gewinnen. Die Staaten Südostasiens bieten sich dazu an, da einige von ihnen Territorialkonflikte mit Beijing haben. Dies trifft insbesondere auch auf Vietnam zu, das mit China im Streit um Inseln im Südchinesischen Meer liegt und zuletzt sogar mit Marinemanövern seine Ansprüche deutlich machte.

–   Hanoi kooperiert inzwischen nicht nur mit der US Navy, sondern auch mit der Bundeswehr.

Leuchtturmprojekt

–   Am heutigen Dienstag beginnt Bundeskanzlerin Angela Merkel in Hanoi ihre Gespräche mit der Staatsspitze Vietnams. Dabei geht es um die weitere Intensivierung der Zusammenarbeit. Zuletzt sind neue Millionengeschäfte in die Wege geleitet worden;

o    so trägt die deutsche KfW mit Krediten in Höhe von 240 Millionen Euro zum Bau einer U-Bahn-Linie in Ho-Chi-Minh-Stadt bei. Dass dabei auch Aufträge für deutsche Firmen anfallen, darf erwartet werden; der U-Bahn-Bau wird im Auswärtigen Amt als "Leuchtturmprojekt" für den künftigen Ausbau der deutsch-vietnamesischen Kooperation bezeichnet. Die Zusammenarbeit soll zudem durch ein "Deutsches Haus" in Ho-Chi-Minh-Stadt intensiviert werden. Darin will Berlin die politischen, wirtschaftlichen und kulturellen Aktivitäten Deutschlands in Vietnam bündeln.

Strategische Partnerschaft

–   Die Bundesregierung intensiviert die Zusammenarbeit mit Vietnam seit geraumer Zeit systematisch. Im Juni etwa hatten erst Außenminister Westerwelle Vietnam und wenige Tage später Westerwelles vietnamesischer Amtskollege Deutschland besucht. Man wolle die bilaterale Kooperation "zu einer umfassenden strategischen Partnerschaft ausbauen", teilte Außenminister Westerwelle anschließend mit.[1] Grundlage sind umfassend zunehmende Beziehungen auf verschiedenen Feldern der Politik. Berlin und Hanoi arbeiten immer intensiver in Wissenschaft, Bildung und Kultur zusammen, wobei sich vorteilhaft auswirkt, dass rund 100.000 Vietnamesen Deutsch sprechen – in der Regel, weil ihr Land enge Beziehungen zur DDR unterhielt.

–   Der stellvertretende Premierminister Vietnams etwa, Nguyen Thien Nhan, hat an der Universität Magdeburg studiert. Die Wirtschaftsbeziehungen sind ebenfalls in konstantem Ausbau begriffen. Vietnam sei "für deutsche Investoren außerordentlich attraktiv", hob der deutsche Außenminister im Juni hervor. Der bilaterale Handel wächst – im Jahr 2010 erreichte er ein Volumen von 5,85 Milliarden US-Dollar, 30 Prozent mehr als im Jahr zuvor. Vietnam dient nach wie vor als Niedriglohnstandort für deutsche Konzerne, sucht allerdings seine Industrie zu modernisieren und bemüht sich daher auch um deutsche Technologie.

Verbündete

–   Die von Berlin angestrebte strategische Partnerschaft mit Vietnam spielt eine bedeutende Rolle in den Plänen der deutschen Außenpolitik. Diese sind durch den rasanten Aufstieg Chinas beeinflusst, dessen Wirtschaft ungebrochen boomt und Beijing zum großen Rivalen des Westens werden lässt.

–   Schon lange treiben Regierungsapparate und Think-Tanks in Washington, aber auch in Berlin ihre Planungen voran, um die sich abzeichnende beträchtliche Macht der Volksrepublik einzudämmen. Zu Verbündeten wollen die westlichen Staaten nicht nur Indien gewinnen, das zum Konkurrenten Chinas aufgebaut wird [2], sondern auch die im unmittelbaren Einflussgebiet Beijings liegenden Länder Südostasiens [3]. Einige von diesen streiten sich mit Beijing um den Besitz kleiner Inseln, die teils mit bedeutenden Rohstoffvorkommen verbunden sind. Diese Territorialkonflikte will der Westen nun nutzen, um sich zur "Schutzmacht" gegen China aufzubauen und auf diese Weise die südostasiatischen Staaten auf seine Seite zu ziehen.

Im Inland unter Druck

–   Exemplarisch hat ein Mitarbeiter der Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP) die Lage Vietnams innerhalb dieser Konstellation beschrieben.[4] Demnach gebe es zwar "einen sehr intensiven Austausch offizieller Delegationen zwischen Vietnam und China": "Folgt man offiziellen Verlautbarungen vietnamesischer Spitzenpolitiker, so strebt Hanoi eine ‘umfassende, strategische Partnerschaft’ mit der VR China und der KP China an." Auch der bilaterale Handel sowie Chinas Investitionen in Vietnam nähmen rapide zu.

–   Überschattet werde dies allerdings vom Konflikt um mehrere Inseln im Südchinesischen Meer. Hanoi, das auf seinen Ansprüchen beharre, schreibt der SWP-Mitarbeiter, sei China machtpolitisch klar unterlegen; es gerate allerdings im Inland immer stärker unter Druck, seine Ansprüche entschlossen zu vertreten. "Die zentralen Vorwürfe lauten", heißt es unter anderem über die buddhistische Opposition in Vietnam:

o    "Die KPV strebe den engen Schulterschluss mit den chinesischen Genossen an, um deren Unterstützung für die Bewältigung der wirtschaftlichen Probleme und die Sicherung des Herrschaftsmonopols der KP zu erlangen.

o    Im Gegenzug sei die KPV bereit, vietnamesisches Territorium an die VR China abzutreten, ihr strategische Rohstoffe zu überlassen und zuzulassen, dass Zehntausende von chinesischen Arbeitskräften nach Vietnam kämen, um dort in chinesischen Projekten zu arbeiten." Angesichts traditioneller vietnamesisch-chinesischer Rivalitäten kann Hanoi solche Vorwürfe schwerlich unbeantwortet lassen, ohne eine Stärkung der Opposition zu riskieren.

Nationales Interesse der USA

–   Tatsächlich lässt Hanoi inzwischen die Bereitschaft erkennen, im Streit um die Inseln im Südchinesischen Meer mit dem Westen gegen Beijing zu kooperieren.

o    Als im Juli 2010 die US-Außenministerin Clinton in Hanoi bei einem Treffen der südostasiatischen Staatengruppe ASEAN zugegen war, erklärte sie die Lösung der Territorialkonflikte zum "nationalen Interesse" der USA.

o    China protestierte gegen die Einmischung;

o    Vietnam empfing nur wenig später erstmals seit 1975 einen Flugzeugträger der US Navy und startete erste Schritte für eine künftige vietnamesisch-amerikanische Marinekooperation.

o    Die frühere japanische Verteidigungsministerin Yuriko Koike stufte die Vorgänge damals als eine zweite große Wende der US-Chinapolitik ein: Außenminister Kissinger habe 1971 eine Phase der Kooperation mit Beijing eingeleitet, Außenministerin Clinton hingegen 2010 eine Phase neuer Konfrontation.[5]

–   Als der Konflikt zwischen Hanoi und Beijing sich in diesem Jahr verschärfte – mit antichinesischen Protesten in Vietnam im Mai und einem demonstrativen vietnamesischen Marinemanöver im Juni -, da verlangte der Vorsitzende des US-Senatsausschusses für Ostasien öffentlich, China müsse sich in Zukunft zurückhalten.

–   Die Staaten Südostasiens beobachteten sehr genau, ob die USA Clintons Ankündigung vom Juli 2010 "durch substanzielle Handlungen" bestätigten; Washington habe genau dies zu tun.[6]

Ein Feuerring um China

–   Dabei intensiviert Hanoi nicht nur seine militärischen Kontakte zu den USA, die inzwischen auch die Ausbildung vietnamesischer Offiziere in den Vereinigten Staaten umfassen – eine Maßnahme, die dem erwähnten SWP-Mitarbeiter zufolge [7] "nur Angehörigen verbündeter oder zumindest befreundeter Armeen offen steht".

–   "Ähnliche Kooperationsbeziehungen" habe Hanoi mittlerweile auch "mit den japanischen Selbstverteidigungsstreitkräften sowie den Armeen Australiens und Neuseelands" aufgenommen. Diese drei Staaten werden von der NATO als potenzielle Verbündete in eventuellen Auseinandersetzungen mit China betrachtet.[8]

–   Auch zur Bundeswehr unterhält das vietnamesische Militär inzwischen Beziehungen. Im Jahr 2009 nahmen die Sanitätsdienste beider Streitkräfte praktische Beziehungen auf, die sie im Jahr 2010 ausbauten. Deutschland sei "für die vietnamesische Seite der Wunschkandidat für eine noch intensivere Zusammenarbeit mit dem Westen", berichtete anschließend die Bundeswehr.[9]

–   Damit rückt ein Szenario ein kleines Stück näher, das ein deutscher Außenpolitik-Experte unlängst mit einem außergewöhnlich plastischen Ausdruck beschrieb: Es entstehe, erklärte er auf einer Veranstaltung der Bundesakademie für Sicherheitspolitik, des höchstrangigen militäripolitischen Think-Tanks der Bundesregierung, ein "Feuerring um China".[10]

[1] Vietnams Außenminister zu Besuch; www.auswaertiges-amt.de 09.06.2011

[2] s. dazu Am Indischen Ozean, Chinas Gegenspieler und Offensiven gegen China (I)

[3] s. dazu Treibende Kraft, Strategisches Scharnier, Asiatische Gipfeltage und Offensiven gegen China (III)

[4] Gerhard Will: Die geostrategische Bedeutung Vietnams in Südoastasien; zur debatte 7/2010

[5] Yuriko Koike: Hillary’s Kissinger Moment; www.project-syndicate.org 13.08.2011

[6] Vietnam bereitet sich auf einen Waffengang mit China vor; diepresse.com 14.06.2011

[7] Gerhard Will: Die geostrategische Bedeutung Vietnams in Südoastasien; zur debatte 7/2010

[8] s. dazu Kriegsstrategien (II)

[9] Zu Gast beim Vietnamesischen Sanitätsdienst; www.sanitaetsdienst-bundeswehr.de 08.10.2010

[10] s. dazu Ein Feuerring um China

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Verbündete gegen Beijing (II)

12.10.2011
ULAAN BAATAR/BERLIN

–   (Eigener Bericht) – Im globalen Konkurrenzkampf um den Zugriff auf industriewichtige Ressourcen kündigt Berlin den Abschluss einer "Rohstoffpartnerschaft" mit der Mongolei an. Das Land, das Bundeskanzlerin Angela Merkel in diesen Tagen bereist, gehört zu den rohstoffreichsten Staaten weltweit; insbesondere verfügt es über sogenannte Seltene Erden, die für die Produktion moderner Technologie unverzichtbar sind.

–   Mit der "Rohstoffpartnerschaft" sucht die Bundesregierung nun einen Rahmen zu schaffen, um deutschen Firmen einen privilegierten Zugriff auf die begehrten Ressourcen zu sichern.

–   Vorarbeit haben deutsche Staatsorganisationen im Namen der "Entwicklungshilfe" geleistet, insbesondere die Bundesanstalt für Geowissenschaften und Rohstoffe (BGR) und die Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (GIZ). Als Einstieg in die profitable Kooperation gilt ein Milliardenprojekt, das zunächst hochwertige mongolische Kohle für Werke von ThyssenKrupp in Europa sichern soll, aber auch darüber hinaus die Stellung von Firmen aus Deutschland in der mongolischen Rohstoffbranche stärkt.

–   Die Zusammenarbeit zwischen der Bundesrepublik und der Mongolei hat eine militärpolitische Dimension und gewinnt Bedeutung für die Einkreisung Chinas durch den Westen.

Rohstoffpartnerschaft

–   Die Bundesregierung will ein Abkommen über eine "Rohstoffpartnerschaft" [1] mit der Mongolei schließen. Dies bestätigen Regierungskreise anlässlich der aktuellen Reise der Bundeskanzlerin in das Land. Demnach könne das Abkommen womöglich schon am morgigen Donnerstag in der mongolischen Hauptstadt Ulaan Baatar unterzeichnet werden. Es stellt einen Rahmenvertrag dar, der deutschen Unternehmen grundsätzlich Zugriff auf die Rohstoffe der Mongolei sichert – und das zu Preisen, die in Berlin als "fair" bezeichnet werden.

–   Die jeweiligen Geschäftskonditionen werden im Detail von den beteiligten Unternehmen ausgehandelt; die Bundesregierung kündigt jedoch an, auch diesen Vorgang zu "begleiten". Damit ergänzt Berlin Bemühungen des Bundesverbandes der Deutschen Industrie (BDI), der im Rahmen einer "Rohstoffinitiative" seinerseits deutsche Firmen beim Streben nach Zugriff auf wichtige Ressourcen unterstützt, insbesondere auf "seltene Erden".[2] Bei diesen handelt es sich um Elemente, von denen es nicht viele bedeutende Lagerstätten gibt, die jedoch für die Herstellung moderner Technologie unverzichtbar sind. Die Mongolei gehört zu den wenigen Ländern, die über signifikante Vorräte an Seltenen Erden verfügen.

Angemessene Ressourcennutzung

–   Mit dem Abschluss der "Rohstoffpartnerschaft" münden Aktivitäten deutscher Staatsorganisationen, die sich bereits seit rund 20 Jahren mit den Ressourcen der Mongolei befassen, in messbaren Profit. Das Bundesministerium für wirtschaftliche Zusammenarbeit (BMZ) hatte bereits 1992, zwei Jahre nach Beginn der Öffnung der Mongolei für den Westen, die Bundesanstalt für Geowissenschaften und Rohstoffe (BGR) in das Land entsandt, um im dortigen Geosektor tätig zu werden. Zu den Partnern der BGR gehört das Ministerium für Mineralische Rohstoffe und Energie in Ulaan Baatar.

–   Die deutsche Organisation hat bis heute eine Vielzahl von Projekten in der Mongolei durchgeführt, darunter etwa eines zur "Erfassung und Untersuchung nichtmetallischer Rohstoffe". Ihre Projekte eröffnen der BGR einen exklusiven Einblick in die mongolischen Rohstoffvorkommen und beste Beziehungen in Ministerialbürokratien und Industrie.

–   Bereits seit 1991 in der Mongolei tätig ist die Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (GIZ). Im Auftrag des BMZ unterstützt sie dort die Schaffung ökonomischer Rahmenbedingungen, die für westliche Firmen vorteilhaft sind ("Aufbau marktwirtschaftlicher Strukturen").[3] Zudem berät sie die Regierung in Ulaan Baatar "im Hinblick auf eine angemessene Nutzung der natürlichen Ressourcen".

Industriemineralien

–   Im vergangenen Jahr hat der Bundesminister für wirtschaftliche Zusammenarbeit, Dirk Niebel, die Mongolei-Aktivitäten seines Hauses intensiviert und stärker auf die Rohstoffbranche fokussiert. Im August 2010 hat er bei einem mehrtägigen Besuch in dem Land eine "Rohstoffinitiative Mongolei" lanciert und dafür drei Millionen Euro bereitgestellt. "Mit den zugesagten Mitteln werden wir die mongolische Regierung dabei beraten, ein integriertes Gesamtkonzept zur Rohstoffbewirtschaftung zu erarbeiten", erklärte Niebel damals.[4]

–   Die BGR unterstützt, wie Vertreter des BMZ und der mongolischen Regierung Ende August in Ulaan Baatar beschlossen, in Zukunft die Agentur für Mineralische Rohstoffe der Mongolei "bei der Erhebung von rohstoffwirtschaftlichen Daten". Explizit im Kontext mit der "Rohstoffinitiative" hat die BGR unlängst ein "Investorenhandbuch Mongolei" publiziert, das "über das Potenzial von Industriemineralien" sowie über "ausgewählte Metallrohstoffe" informiert und von Interessenten kostenfrei bei der Organisation bezogen werden kann. "Mit diesem Handbuch", erläutert die BGR, "ergeben sich indirekt auch Synergien für die deutsche Wirtschaft".[5]

Infrastrukturaufbau

–   Als erstes umfassendes Projekt der deutsch-mongolischen Rohstoffkooperation gilt ein milliardenschweres Vorhaben, bei dem Kokskohle in der Lagerstätte Tavan Tolgoi 550 Kilometer südlich der Hauptstadt Ulaan Baatar gefördert werden soll. Die Lagerstätte gilt als eine der größten weltweit; in den nächsten zehn Jahren sollen dort gut 100 Millionen Tonnen Kohle gefördert werden.

–   Den Auftrag dazu, der auf ein Gesamtvolumen von mindestens zwei Milliarden US-Dollar geschätzt wird, hat nun – nach umfangreichen Vorarbeiten der Bundesregierung – ein Joint Venture aus dem australischen Bergbauunternehmen Macmahon und dem BBM German Mining Consortium erhalten, einem Zusammenschluss deutscher Großkonzerne (RWE, ThyssenKrupp, Siemens, KfW und andere) unter dem Dach der auf Bergbau spezialisierten BBM Gruppe (Mülheim an der Ruhr).

–   Kohle aus Tavan Tolgoi soll, weil sie als besonders hochwertig gilt, nach Europa transportiert und dort für die Stahlherstellung genutzt werden; ein entsprechendes Abkommen hat ThyssenKrupp im Juni unterzeichnet.

–   Die deutsche Industrie gerät damit in Konkurrenz zu Konzernen aus China, die bislang Hauptabnehmer mongolischer Kohle waren. Dabei sucht Berlin die deutsche Position in der Mongolei mit Hilfe des Bergbaus in Tavan Tolgoi zu konsolidieren.

–   Dort sollen ein Kohlekraftwerk, Straßen sowie Eisenbahnstrecken errichtet werden; Ulaan Baatar strebt zudem den Aufbau einer eigenen Stahlindustrie an. Deutsche Firmen bemühen sich um Aufträge. Im Oktober 2010 reiste Bundesverkehrsminister Peter Ramsauer eigens in die Mongolei, um sich dort gemeinsam mit Vertretern der Deutschen Bahn AG und von ThyssenKrupp für Aufträge an deutsche Konzerne beim Aufbau der mongolischen Verkehrsinfrastruktur einzusetzen.

Lücken füllen

–   Ramsauer traf bei seinem Besuch auch mit einem langjährigen Freund zusammen – dem aktuellen mongolischen Verteidigungsminister Luvsanvandan Bold, der gegenwärtig die Kooperation mit der Bundeswehr intensiviert. Kurz nach Ramsauer besuchte auch der damalige deutsche Verteidigungsminister zu Guttenberg seinen Amtskollegen Bold. Vordergründig geht es bei der Militärkooperation zwischen der Bundesrepublik und der Mongolei um die Zusammenarbeit in den Operationsgebieten des Westens; so hat Ulaan Baatar nicht nur 70 Soldaten in den Südsudan entsandt, sondern auch ein Kontingent in Afghanistan stationiert – im deutschen Besatzungsgebiet.

–   Gegenwärtig ist im Gespräch, dass die Mongolei ihr Kontingent am Hindukusch aufstockt, wenn die Bundeswehr mit dem Rückzug ihrer Truppen beginnt, um möglicherweise entstehende Lücken zu füllen.

Der Dritte Nachbar

–   Langfristig geht es bei der deutsch-mongolischen Militärkooperation jedoch um die Einbindung der Mongolei in das westliche Bündnis – mit Blick auf ihre geographische Lage. Das Land liegt zwischen zwei übermächtigen Nachbarn – Russland und China – und sucht daher nach Verbündeten, laut außenpolitischer Doktrin der Mongolei "Dritten Nachbarn" im übertragenen Sinne, deren Hilfe es in Anspruch nehmen kann, um den russischen und vor allem den chinesischen Einfluss zu schwächen.

–   Dabei orientiert sich Ulaan Baatar zunehmend am Westen und seinen Verbündeten, vor allem an den USA, Japan und der Bundesrepublik.

–   Erst Ende September organisierte die Filiale der Konrad-Adenauer-Stiftung (CDU) in Ulaan Baatar gemeinsam mit dem Institut für Strategische Forschung beim Nationalen Sicherheitsrat der Mongolei eine Konferenz, die dem außenpolitischen Konzept des "Dritten Nachbarn" gewidmet war – und insbesondere der Frage, inwieweit sich Ulaan Baatar künftig am westlichen "Dritten Nachbarn" ausrichten solle, auch militärpolitisch.[6]

–   Gelingt es dem Westen, die Mongolei fest an sich zu binden, dann wäre dies ein neuer Schritt im Bemühen, China einzukreisen – oder, wie es vor kurzem auf einer Tagung der Bundesakademie für Sicherheitspolitik hieß, einen "Feuerring um China" zu legen.[7]

Weitere Hintergrundinformationen zur deutsch-mongolischen Kooperation finden Sie hier: Identität, Eurasischer Brückenkopf, Schwächungsstrategien (III), Konflikte der Zukunft und Zwischen Russland und China.

[1] zu weiteren Planungen für "Rohstoffpartnerschaften" s. Offensiven gegen China (II) und Rohstoffpartner

[2] s. auch Rohstoffkongress, Ressourcen entwickeln, Die Rohstofflücke und Kampf um Rohstoffe

[3] Schwerpunkte in der Mongolei; www.gtz.de

[4] Bundesentwicklungsminister Dirk Niebel führt politische Gespräche in Ulan Bator; www.bmz.de 19.08.2010

[5] BGR unterstützt Rohstoffwirtschaft der Mongolei; www.bgr.bund.de 31.08.2011

[6] Politik eines von Großmächten umrahmten kleinen Landes: Die Drittnachbarpolitik der Mongolei; www.kas.de

[7] s. dazu Ein Feuerring um China

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