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18 Novembre 2019 – 12:19 |

C’è parecchia indifferenza nella sinistra europea e italiana in particolare per le lotte in corso in Medio Oriente, Questo è particolarmente vero per il Libano (le uniche manifestazioni di solidarietà sono venute da libanesi negli Usa). Una indifferenza doppiamente colpevole perché in parte “copre” le responsabilità dell’imperialismo europeo e italiano in particolare, ma anche perché impedisce di capire una battaglia che è componente imprescindibile della …

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14 novembre: un bilancio politico

Inserito da on 19 Novembre 2014 – 15:01

Piazza Duomo 14-11

Venerdì 14 novembre si è svolta in tutta Italia una grande mobilitazione contro la precarietà e contro i nuovi provvedimenti legislativi.

Da Napoli a Roma, da Bergamo a Palermo, la giornata è stata un microcosmo di manifestazioni, brevi occupazioni di istituzioni pubbliche, private o partitiche, spesso divise da autoreferenzialità e particolarismi ma unite nell’obbiettivo di contrastare la corsa alla precarietà. Su tutta la penisola, la gente si è mobilitata a decine se non a centinaia di migliaia, ma spesso in iniziative separate e in cortei divisi anche nella stessa città.

Le energie quindi c’erano, ma soprattutto al seguito di quel sindacato confederale che si è mosso innanzitutto per tutelare sé stesso dalla marginalizzazione politica, mentre il sindacalismo di base non è riuscito a fare da catalizzatore di un malcontento sociale ancora confuso e disorganizzato, che non riesce a prevalere sulla passività sociale, ma in forte crescita.

Quello che serve è uno sforzo per unificare e coordinare queste energie superando le distinzioni di organizzazione e di ambito d’azione. Serve una lotta comune che spazi dalla lotta per la casa a quella contro la precarietà, dalle logistiche alle fabbriche, dalla scuola ai servizi, dai disoccupati agli studenti e agli immigrati.

Solo facendo “massa critica” si può uscire dall’antagonismo localizzato e coinvolgere nuovi strati di popolazione ancora passivi.
E’ compito dei comunisti promuovere questa unità, nella consapevolezza che nessuna lotta porterà a delle conquiste definitive senza rimettere in discussione tutto il sistema capitalista.

Sciopero-manifestazione a Milano

A Milano le piazze sono state due: una della FIOM che partiva dai Bastioni di Porta Venezia per concludersi in Duomo, dove ci sono stati i comizi della segretaria CGIL Camusso e del segretario FIOM Landini. L’altra dei Sindacati di Base e “antagonisti” vari (compreso molti studenti) che partiva da Largo Cairoli per concludersi in Piazza della Scala, con comizi vari. Più significativa la prima manifestazione, che raccoglieva un notevole seguito operaio, e che non a caso ha visto il SI Cobas, protagonista (con l’AdL) delle lotte dei facchini, scioperare anch’esso e mobilitarsi massicciamente per l’occasione. Il messaggio dei facchini, che subiscono da anni e ripetutamente ciò che ora è toccato agli operai AST di Terni, è stato lanciato ai loro fratelli in tuta blu affinché si formi un fronte di lotta proletario e che si unifichi con disoccupati, precari, sottoccupati, verso il raggiungimento di obbiettivi comuni: aumenti salariali, riduzione d’orario, garanzia di salario, via le leggi precarizzanti. Al termine del corteo i facchini si sono staccati ed hanno fatto a loro volta un comizio, in cui i suddetti obbiettivi sono stati ripresi e riproposti come sbocco unificante, che possa veramente “rompere” con l’aziendalismo, il “caso per caso”, gli appuntamenti di piazza più o meno rituali e comunque succubi del parlamentarismo.

Il secondo corteo, pur essendo più “qualificato” come piattaforma, e rivendicando legittimamente la primogenitura della giornata di lotta (alla quale solo tardivamente la FIOM si è adeguata, mantenendo però la separazione delle piazze), non ha espresso la stessa “qualità” operaia di partecipazione: molti funzionari, attivisti, delegati, e troppo pochi lavoratori. Gli occupanti di case e gli studenti hanno sicuramente arricchito la “colorazione” del corteo (anche grazie a delegazioni provenienti da altre parti del Nord), ma tutto sommato i toni e le caratteristiche di esso non si sono distaccate anche qui da una certa “ritualità”. La polizia è intervenuta per caricare gruppi di studenti che volevano attraversare piazza Fontana e contestare la curia milanese per le sue posizioni a favore della scuola privata.

Per quanto ci riguarda, segnaliamo la presenza nel corteo del “Comitato per il Salario Minimo Garantito”, che ha portato in piazza la voce diretta dei disoccupati: quelli che hanno già perso tutto e che intendono saldarsi con gli altri proletari per reagire all’emarginazione a vita a cui il Capitale li ha condannati. Una proposta che riproporremo nei prossimi mesi, cercando di farla vivere nella lotta comune di chi non ha altro da perdere che le proprie catene!!!

Giornata di mobilitazione a Bologna

Difficile dare un resoconto completo della giornata del 14 novembre a Bologna: non una sola iniziativa ma molte azioni messe in pratica da soggetti diversi con modalità e orari diversi.

Lo sciopero ha sicuramente coinvolto un numero di lavoratori significativo nelle scuole e negli asili, tra i dipendenti comunali e in cooperative della logistica e della cultura. Non ha però certamente avuto quell’adesione di massa che aveva caratterizzato il precedente sciopero generale del 16 ottobre indetto dalla CGIL che tra l’altro non coinvolgeva scuole, sanità etc. Le iniziative erano già iniziate nella nottata con il sigillo con nastro rosso e bianco degli ingressi delle facoltà di Giurisprudenza, lettere e Medicina. Gli studenti organizzati dal Collettivo Autonomo studentesco si son diretti a bloccare i viali di circonvallazione per arrivare al Provveditorato e dirigersi infine verso l’autostazione dove i cancelli sono stati chiusi e diversi pullman son stati bloccati contro il caro trasporti.

Il corteo della mattina dei sindacati di base era composto da quasi un migliaio di partecipanti. In testa gli studenti medi (più di 200). Il grosso della parte “adulta” erano i Cobas, quindi molti lavoratori della scuola ma anche altri settori, però non distinguibili (pochi erano gli striscioni). La Cub con una ventina di persone si conferma la cenerentola dei sindacati di base in Emilia. Poche bandiere Adl cobas nella parte iniziale del corteo. In coda una trentina di militanti USB. Il corteo, tutto sommato moscio, ha fatto il giro del centro per sciogliersi in stazione. Nel pomeriggio, invece, un gruppo di lavoratori, attivisti del sindacato inquilini Asia e studenti ha dato vita ad una assemblea pubblica di fronte a uno stabile occupato in via Irnerio sui temi della repressione e mancanza di democrazia nei posti di lavoro. Ad essa sono intervenuti delegati dell’Inps, della scuola, della sanità etc. I partecipanti si sono poi spostati in corteo , diretti verso la sede della coop Open Group.

In definitiva si può senz’altro affermare che per Bologna il 14 novembre è stata una importante giornata di lotta che ha coinvolto molti lavoratori e studenti. Gli aspetti positivi che indubbiamente ci sono (primo fra tutti la discesa in campo di gruppi niente affatto trascurabili di giovani (studenti soprattutto ma anche lavoratori precari) non devono però celare i limiti che sono ancora tanti e dovranno essere in futuro superati: è evidente che ogni organizzazione ha cercato di valorizzare la “sua” iniziativa e poco o nulla si sia fatto per trovare un reale momento unificante che rendesse visibile una “consistenza di massa” della giornata di lotta. In secondo luogo va registrata ancora una volta la limitata presa dei sindacati di base sulla massa dei lavoratori sia quanto ad adesione agli scioperi sia come partecipazione alle manifestazioni. Il solo sindacato di base tra quelli presenti a Bologna che riesce a fare scioperi che vedono la maggioranza dei lavoratori coinvolti è il SI Cobas nella logistica, gli altri sindacati non riescono a fare scioperare, se non nei trasporti, percentuali veramente significative di lavoratori. Questo limite deve essere necessariamente superato, non certo su base volontaristica ma in primo luogo mettendo definitivamente al bando la logica di concorrenza esasperata tra sigle che taglia le ali allo sviluppo della presa del sindacalismo di base.

Questo è il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare nella direzione di unificare le lotte, dando nello stesso tempo una sponda organizzativa alla rabbia di milioni di proletari. Sottrarsi a questo compito, nel velleitario tentativo di salvaguardare la propria botteguccia sarebbe un disastro di proporzioni incalcolabili non solo per il sindacalismo di base (che così siglerebbe la sua condanna a morte) ma soprattutto per il destino dei milioni di lavoratori sfruttati.

Napoli

Oggi in decine di città italiane migliaia di persone sono scese per opporsi nuovamente al governo Renzi ed all’attacco generalizzato ad ogni categoria, grazie alla triplice offensiva varata dal governo con i decreti del Jobs Act, della Buona Scuola e lo Sblocca Italia. Dopo la determinata e conflittuale manifestazione del 7 Novembre a Bagnoli contro commissariamento e decreto Sblocca-Italia, abbiamo supportato la costruzione di questo appuntamento nell’ottica dell’allargamento dell’opposizione sociale al governo nel tentativo di muovere passi in avanti verso la generalizzazione delle lotte e la ricomposizione di classe. La giornata del 14 Novembre era stata chiamata da tempo come appuntamento per il “Social Strike”, lo sciopero sociale che doveva investire in particolare tutte le categorie del mondo del precariato, permettendo una giornata di sciopero anche ai lavoratori con minori tutele. Infatti oltre alla mobilitazione di piazza di questa mattina in questi minuti e fino a stasera sono in programma iniziative per far scioperare i lavoratori precari delle multinazionali e della ristorazione che difficilmente possono scioperare.

Il merito di questa giornata è stato senz’altro nell’uscire dalla classica logica studentista o della grande vertenza (tipica dei cosiddetti “autunni caldi”), con la costruzione di una giornata di mobilitazione che rompesse la frattura tradizionale tra lavoro garantito e lavoro precario. Le miriadi di forme di contratto precario esistenti oggi, le difficoltà di organizzazione sindacale e di lotta all’interno dei piccoli luoghi di lavoro, ci impongono di costruire ed in qualche modo inventare forme di sciopero che possano permettere anche a questi settori di trovare nei movimenti di lotta una forma per strappare delle vittorie per il miglioramento delle proprie condizioni di lavoro.

Continuiamo a sostenere la centralità del conflitto operaio all’interno del sistema capitalistico, ma va riconosciuta la necessità di avvicinarsi a quei milioni di lavoratori sempre meno tutelati, che oggi il governo Renzi cerca di ingrossare, eliminando le garanzie e le tutele anche per altri settori. Saldare le lotte dei metalmeccanici con quelle dei facchini, quelle del mondo del lavoro interinale con i settori della ristorazione, della distribuzione, e delle grandi multinazionali, è un obiettivo ambizioso ma obbligatorio per un ricompattamento del fronte degli sfruttati.

La partecipazione ed i numeri di questa giornata non hanno però cambiato l’agenda del governo, che continua dritto sulla sua strada nonostante le dolci parole verso i metalmeccanici e le espressioni della piazza. Ad un governo come quello del Partito Democratico non c’è niente da richiedere e la dimostrazione viene dalla noncuranza utilizzata da Renzi verso le migliaia di persone scese in piazza dal 10 ottobre ad oggi, passando dal corteo della CGIL del 25 ottobre scorso fino alla mobilitazione del 7 Novembre. Un governo che ancor più di quelli precedenti ha palesato la fine dell’era della concertazione, in uno spazio di concessioni ridotto al minimo dove CONFINDUSTRIA e l’ala più conservatrice del partito continua a spingere per l’esecuzione veloce dei decreti sul lavoro.

Alla logica della concertazione noi abbiamo sempre risposto con quella dell’organizzazione delle lotte dal basso. E’ questo anche oggi il dato politico che esce dalla giornata di mobilitazione del 14 Novembre. L’appello lanciato dai sindacati di base, dai comitati in lotta e dalle migliaia di persone in piazza è rivolto in particolare a tutto il mondo del pubblico impiego e soprattutto del comparto operaio, di unificare definitivamente in percorsi di lotta unitari l’opposizione sociale e politica al governo. Continuare imperterriti nella strenua difesa dell’articolo 18 è senza dubbio importante dal punto di vista formale, ma la sostanza espressa da queste mobilitazioni esprime la difficoltà di tutte quelle forme di lavoro e di contratto che dall’articolo 18 non sono tutelate e che vedono sempre più lese le proprie garanzie, sia in termini di diritti che in termini di condizioni di lavoro e di orario. Una grandissima composizione di questi cortei ha visto la partecipazione di tantissimi immigrati: lavoratori, occupanti casa.

Appoggiamo per questo in pieno la scelta dei lavoratori della logistica di scendere al fianco della FIOM a Milano (ed il 21 a Napoli faremo ugualmente), per sostanziare ancora di più questa necessità, e per ritrovare all’interno del recupero di quella coscienza di classe spazzata via dai padroni e dai loro pennivendoli, un nuovo slancio per anni di conquiste operaie e sindacali.

Le battaglie vertenziali e di categorie, se lasciate da sole, portano all’inevitabile arretramento su posizioni di difesa. Unire le varie categorie di lavoratori, insieme anche alle battaglie degli studenti ed in particolare a quelle del decreto Sblocca Italia: un decreto criminale che devasta i territori e li svende al partito del cemento, delle trivelle, delle discariche e degli inceneritori.

Come Laboratorio Politico Iskra abbiamo supportato la piazza di Caserta dove migliaia di studenti sono scesi in piazza insieme ai lavoratori della TNT di Teverola e agli immigrati del movimento di lotta per la casa, andando ad occupare simbolicamente un edificio pubblico abbandonato che il comune ha destinato a una ditta privata. Una giornata di lotta per supportare la nascita nell’agrocaleno di un movimento che sappia porsi come riferimento cittadino nella lotta alla speculazione edilizia e al massacro ambientale effettuato su quel territorio. A Napoli, concordi con la scelta del laboratorio verso lo sciopero sociale abbiamo contribuito al corteo che ha avuto come obiettivo l’occupazione degli snodi autostradali della città: quello del blocco dei flussi di produzione è una modalità di lotta che fa male alla controparte colpendola sul fianco dello spostamento delle merci, uno strumento vincente come visto anche con lo sciopero dei facchini del 16 ottobre, che ha fatto perdere milioni di euro alle aziende della logistica.

Bisogna condurre passi effettivi e reali per connettere le lotte, unificare verso una reale alternativa alle ricette di crisi proposte dal governo Renzi, ricomporre i mille rivoli di una classe sempre più frammentata e divisa.

E’ maledettamente difficile ma dobbiamo farlo: è una necessità storica!

Comunicato sulla giornata di mobilitazione del 14 Novembre a Caserta

Stamattina 14 novembre sono scese in piazza a Caserta più di migliaia tra studenti, precari, professori, disoccupati, lavoratori della logistica,movimenti lotta per la casa,uniti contro le politiche del governo Renzi, un governo antidemocratico che sta approvando attraverso la Fiducia leggi e provvedimenti che non fanno altro che devastare la società.

La macelleria sociale parte dalla scuola pubblica, minacciata dalla “Buona scuola” la controriforma delle privatizzazioni e delle aziendalizzazioni, finendo con lo “Sbloccaitalia” che non fa altro che devastare il nostro territorio attraverso il commissariamento delle zone a rischio ambientale, come Bagnoli, Taranto o la Terra dei fuochi, approvando cementificazione folli, tagliando finanziamenti ai trasporti e alla sanità pubblica, passando per il Jobs Act il cui unico scopo è quello di mandare per strada migliaia di lavoratori, devastando la loro vita e la società intera.

Il corteo, partito alle 9.30 dalla stazione di Caserta con lo striscione “Se viviamo è per marciare sulla testa del Re(nzi)” si è mosso per la città, sanzionando la sede del mattino con uno striscione (“il Mattino difende Caltagirone, noi difendiamo i nostri territori, il 7 novembre a Bagnoli c’eravamo tutti”) e con un volantinaggio denunciando la disinformazione prodotta dal giornale di Caltagirone, destinatario tramite Fintecna delle regalie del Governo previste dallo Sbloccaitalia per gli speculatori edilizi. Lo stesso giornale che ha definito i movimenti scesi in piazza il 7 Novembre a Bagnoli reazionari e terroristi, decantando le politiche del governo Renzi come produttive per il nostro paese quando in realtà non fanno altro che consegnarlo ai poteri forti che sono rappresentati dal governo di Renzi stesso.

Dopo aver sanzionato l’istituto paritario cattolico “Salesiani” che rappresenta la borghesia che detiene il potere di questa terra, il corteo ha proseguito il suo cammino lungo Corso Trieste, arrivando in Piazza Gramsci.

Qui con il tentativo di entrare in uno spazio comunale abbandonato e lasciato in mano ai privati seguendo la linea dei dettami del governo Renzi, nel parcheggio Pollio per tenere un’assemblea pubblica largamente partecipata sullo Sbloccaitalia e sulla Buona Scuola, abbiamo incontrato repressione e violenza da parte della Polizia che ha prima tentato di bloccarci e poi scelleratamente ha messo le mani addosso ad alcuni manifestanti che del tutto pacificamente tentavano di entrare nel parcheggio, cercando di impedire l’assemblea stessa e di chiudere fuori il corteo. Ma grazie alla determinazione dei manifestanti siamo riusciti ad entrare nello spazio nonostante i continui tentativi di identificazione dei compagni da parte degli agenti della Digos.

Abbiamo così chiuso il corteo in assemblea pubblica ribadendo che questo governo noi non lo vogliamo e che crediamo fermamente che sia la gente che abita nei territori a decidere di se stessa e ribadendo l’idea che l’unico tipo di scuola è una scuola gratuita, a misura di studente, laica partecipativa e democratica. Questo è solo il primo passo verso la caduta del governo Renzi, non eletto, che cadrà di piazza grazie alle migliaia di persone che hanno manifestato oggi in tutta Italia.

Lanciamo così l’assemblea pubblica mercoledì 19 ore 18.00 nell’associazione “Nero e non solo” a Caserta, costruiamo percorsi di avvicinamento tra lavoratori, studenti, precari, immigrati: solo uniti possiamo realmente porci come reale alternativa e far cadere il governo renzi per un miglioramenti delle condizioni di tutti!

Coordinamento Studentesco Casertano
Uniti Si Vince
Coordinamento Studenti Flegrei
Laboratorio Politico Iskra (Area Flegrea, Aversa S.Maria C.V.)
COC Napoli
Movimento di lotta per la casa Caserta
SI Cobas Napoli e Caserta
Officina Popolare dei Saperi
Cobas Scuola

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